Enasarco, Anasf si rimette al ministero del Lavoro

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di Maria Paulucci 17 Ottobre 2014 | 10:30
Ad Anasf il nuovo statuto non piace. E il presidente Maurizio Bufi si appella al ministero del Lavoro, presso il quale il testo è stato depositato per le valutazioni di rito.

IL NODO DELL’ELETTORATO PASSIVO – È soprattutto uno l’articolo del nuovo statuto Enasarco, approvato giovedì 9 ottobre dal cda della Fondazione e depositato presso il ministero del Lavoro per il vaglio successivo, che Anasf contesta: il numero 13 (qui il testo completo diffuso dalla Fondazione Enasarco), che al punto 4 definisce perimetro e caratteristiche dell’elettorato passivo. Il quale, si legge, “compete ai candidati iscritti in apposite liste a carattere nazionale, distinte per la rappresentanza della componente degli agenti rispetto a quella dei preponenti, presentate con una delle seguenti modalità: congiuntamente o disgiuntamente dalle associazioni di categoria comparativamente più rappresentative che abbiano negoziato e sottoscritto accordi economici collettivi e conseguenti convenzioni con la Fondazione, vigenti al momento della sessione elettorale, per lo svolgimento delle attività istituzionali previste all’articolo 2 del presente statuto; mediante sottoscrizione da parte almeno del 3% dei soggetti provvisti di elettorato attivo per la componente di appartenenza”.
 
SBARRAMENTO DEL 3% “PER CHIUNQUE”
– “Per quale motivo prevedere questa doppia modalità, una sorta di primo livello e di secondo livello, se vogliamo dirla più esplicitamente di serie A e di serie B?”, si chiede il presidente di Anasf Maurizio Bufi (nella foto a sinistra), raggiunto al telefono da bluerating.com per un commento. “Così, chi appartiene al privilegiato ambito di chi già fa parte di Enasarco per aver sottoscritto accordi economici collettivi o convenzioni di fatto ha già la possibilità di presentarsi alle elezioni, mentre gli altri – tra cui noi – devono dimostrare di avere un minimo di rappresentanza tramite raccolta firme. Vogliamo imprimere veramente una svolta importante? Mettiamo tutti nelle stesse condizioni, prevedendo lo sbarramento del 3% per chiunque. Diamoci tutti da fare, in modo che poi la contendibilità e la rappresentanza della Fondazione siano democraticamente a disposizione degli aventi diritto”.
 
“UN ATTO DOVUTO”
– Altro punto che ad Anasf non torna, sempre nell’articolo 13, è il 5. “Si fa riferimento al regolamento elettorale, che è parte integrante della rappresentanza, ma non se ne conosce il contenuto. Io non so cosa c’è scritto e ho motivo di ritenere, visti i precedenti, che lì si possano annidare i passaggi poco chiari o addirittura ostativi rispetto alle modalità di rappresentanza. Io voglio vederlo e voglio poter esprimere un’opinione anche su questo”. Ma c’è dell’altro. “Noi siamo molto critici anche se ovviamente disponibili a un approfondimento e a un confronto”, ribadisce Bufi. “Non si mettono in discussione gli aspetti che riguardano le linee guida (qui l’articolo). Anzi: accogliamo con favore quella che viene presentata come una svolta fondamentale e un cambio di passo e che io invece definirei un atto dovuto per quello che è accaduto di grave in questi anni. Detto ciò, di elementi di criticità ce n’è più d’uno”.
 
APPELLO AL MINISTERO
– Oltre ai due punti dell’articolo sul voto, c’è un aggettivo che secondo Bufi stona. “Si parla di ‘tutela previdenziale obbligatoria integrativa’ (all’articolo 2, n.d.r.). Per definizione, la previdenza integrativa è facoltativa, non obbligatoria. È un aspetto di anomalia e di iniquità che noi abbiamo sempre evidenziato”. A questo punto, Anasf si rimette al giudizio del ministero del Lavoro, presso cui lo statuto è stato depositato per le valutazioni di rito. “C’è un ministero, in qualche modo responsabile e garante, che deve dare il via libera al testo”, sottolinea Bufi. “Quale migliore occasione per portare l’attenzione, anche attraverso forme di mediazione, sulle istanze che noi – e non solo noi – abbiamo in parte rappresentato e in parte continueremo a rappresentare? Auspichiamo – e stiamo lavorando affinché ciò succeda – che il ministero eserciti appieno questo ruolo. La nostra è una posizione anche fortemente critica su alcuni passaggi, ma costruttiva. Ci auguriamo che ci siano le condizioni per accogliere le nostre richieste e arrivare a uno statuto che prenda finalmente atto di una realtà che dovrà essere gestita in un modo certamente diverso da quello che purtroppo abbiamo riscontrato fino a oggi”.

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