Alcune considerazioni sugli stress test alle banche europee

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di Redazione 27 Ottobre 2014 | 09:04
Ben vengano gli esami quando le soluzioni e le correzioni gestionali sono ancora praticabili, corretta la disclosure delle modalità di svolgimento. Purché chi legga, valuti e giudichi i risultati sia corretto nel commento che dedica al tema.

I RISULTATI DEI TEST – Di domenica, opportunamente, sono stati pubblicati i risultati del triplo processo di “esame approfondito” predisposto per le banche di area UE aderenti o non al sistema BCE-EBA. Opportuna scelta anche stemperare la sensazione dei risultati e consentirne adeguata lettura. Peraltro i rumors di venerdì e sabato avevano anticipato già tutte le risultanze ora note. Meno noti e richiamati risultano gli obiettivi dell’azione, ampiamente richiamati nella premessa del documento ufficiale della BCE. Anticipo fin dalle prime righe un giudizio complessivo: ben vengano gli esami “andamentali”, quando le soluzioni e le correzioni gestionali sono ancora praticabili, corretta la disclosure delle modalità di svolgimento per consentire azioni prima della “votazione”, corretto anche ricordare, a chi ora li ha superati, che presentava diversa condizione nel momento i cui si è deciso di stabilire la prova. Tutto ciò purché chi legga, valuti e giudichi i risultati (cioè tutti noi) sia corretto nel commento che dedica al tema, notoriamente molto delicato per la stabilità e la fiducia.

131 BANCHE – Il campione è di 131 banche (con Banco Espirito Santo sospesa e 1 norvegese extra-UE), con 20 unità operanti fuori dall’Eurozona; 25 banche giudicate (inizialmente) insufficienti sono una percentuale del 19%, certamente non bassa. 9 delle 25 sono italiane e queste sono la maggioranza assoluta delle 15 facenti parte del campione. Letto così l’esito sarebbe infausto (la breaking news dedicata del Financial Times si è espressa in questo senso). E’ utile tenere conto che molte banche hanno goduto di ampi interventi “esterni” o di Stato, assai contenuti nel caso italiano (4 miliardi di euro contro qualche centinaio di miliardi di euro).
Con più attenzione peraltro, si evince che tutte le 15 banche italiane superano la fase 1 dell’AQR (competenza BCE); 5 (non 4 come indicato in alcuni primi commenti) sono in linea con i requisiti correnti alla luce degli aumenti di capitale predisposti e realizzati nel corso del 2014; 2 superano la barriera dello stress test (competenza EBA e BCE), ponendo in essere misure già predisposte e suggerite dalla Banca Centrale. Restano 2 banche (su 11 del campione UE totale) oggi in linea con i requisiti (AQR), ma fragili a fronte di uno scenario più negativo e con soluzioni ancora non delineate, mancando la definizione contrattuale di alcune cessioni, la liberazione di risorse legate alla gestione dei crediti non performanti, una governance ancora da delineare nella sua completezza restando forti richieste da parte della vigilanza. Letto così, il mercato italiano risulta complessivamente stabile, ma correttamente segmentato nella sua prevedibile condizione effettiva. Aggiungiamo le 3 banche coperte dal test perché integrate nella controllante estera sottoposta ad esame, il che muta in meglio le percentuali.
Questa lettura più completa evidenzia una possibile critica sulle gestioni passate di numerose banche italiane, ma anche il riconoscimento che azioni di autovalutazione e di recupero sono state affrontate in tempo. Ciò conforta sia per il timing della pressione della Vigilanza sia per la reazione dimostrata dai competitori.
Altre  indicazioni evidenziano come le banche dei paesi non aderenti all’Eurozona presentino nel complesso meno problemi di resistenza allo stress test.

ALCUNE CONSIDERAZIONI -  Alcune considerazioni  dalla lettura dei dati:

-    gestioni passate fuori linea rispetto alle condizioni di scenario;
-    idonea risposta preventiva rispetto alla previsione del comprehensive assessment , con adeguatezza corrente e completamento del sistema di sicurezza comunque progettato;
-    nessuna sorpresa rispetto alle condizioni di preparazione all’esame largamente note in precedenza;
-    conferma della esigenza di controllo andamentale delle gestioni bancarie con vincoli ormai certi sul pagamento di dividendi, la assegnazione di bonus e premi legati a risultati temporanei e l’utilizzo di free capital per libere scelte di gestione;
-    conferma della solidità di sistema nel complesso per la realtà italiana con possibilità (contabile, da verificare strategicamente) di fusioni che utilizzino i consistenti surplus di alcune banche; uno scenario di cui si è parlato nell’attesa dei risultati;
-    verifica ulteriore dello stato di incertezza strategica che connota la banca di media dimensione che, non solo in Italia, esprime i maggiori rischi (fermo restando evidenti eccezioni) e, ovviamente, la difficoltà nel raccogliere forti somme di capitale di rischio.
Alcune critiche alle scelte di commento:
-    non considero “fair” in senso completo anglosassone (corretto+idoneo+adatto) l’utilizzo della parola “bocciate” per le 25 banche (9 italiane) e della parola “salvate” per le 7 italiane che hanno raccolto in tempo il capitale di rischio necessario; inviterei a maggior attenzione anche il quotidiano che on line cita 9 banche ma ne elenca solo 8 (corriere.it per BP Emilia Romagna);
-    altrettanto non felice la nozione di “fallimento nell’esame” per le 25; erano deboli quando hanno saputo dell’esame ed hanno operato per coprire la carenza; chi c’è riuscito ha dimostrato elasticità gestionale, fermo restando le difficoltà di partenza da non sottovalutare:
-    corretta è invece la distinzione fra le 5 banche che hanno raccolto capitale di rischio autonomamente e le 2 che sono “invitate” dalla Banca d’Italia; ciò riflette l’importanza della governance “libera” per gestire condizioni critiche con successo e rapidità;
-    le 2 banche che restano sotto la sufficienza assommano carenze di patrimonio, problemi di governance, redditività incerta, a fronte di un mutamento gestionale recente e di un “condizionamento” da parte dell’Authority che avvicina le caratteristiche del commissariamento; un incentivo-vincolo per trovare la soluzione;
-    senza la necessaria profondità segnalo che presentano criticità (al momento gestite in positivo nelle forme prima sottolineate) le due banche fortemente concentrate nella provincia di Sondrio (Creval e BPS) e le due banche popolari non quotate di maggiore dimensione (BP Vicentina e Veneto Banca); si tratta di indicazioni importanti circa la ricerca di assetti migliori per il futuro;
-    non sottovaluterei il fatto che 7 su 9 delle banche italiane hanno recuperato condizioni migliori nel 2014, mentre ciò vale solo per 7 delle altre 16 di altri Paesi.

COMMENTI CNSAPEVOLI – Un prossimo articolo esaminerà con più rigore i risultati del test; partire da solide basi fondate su dati è peraltro indispensabile per non offrire a mercati affamati di volatilità, opportunità per azioni non certo auspicabili nell’ottica di chi ha predisposto e motivato le modalità dell’esame: avvertire gli esaminati dell’importanza della prova e predisporre i requisiti della vigilanza unica. Ricordiamolo prima di esplodere o esplicitare commenti che influenzino malamente alcuni stakeholders.

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