Se l’advisory è ”un giallo”: la rete CheBanca! spiegata dal d.g. Ferrari

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Tra i 220 e i 250 “yellow advisor” entro fine anno, investimenti su filiali e tecnologia e un nuovo concept per gli sportelli: il d.g. di CheBanca! spiega tutto a BLUERATING.

Maria Paulucci di Maria Paulucci15 gennaio 2015 | 06:00

OBIETTIVO CONSULENZA – Una “Yellow Academy” i cui corsi sono iniziati tra fine novembre e primi di dicembre, un processo formazione di 200 banker interni che a valle di questo percorso diventeranno “yellow advisor”, un obiettivo che prevede di portare i 200 selezionati a iscriversi “entro la metà del 2015” all’Albo dei promotori finanziari. E un piano che prevede 220-250 yellow advisor in rete per la fine di quest’anno. Sono questi i programmi di CheBanca!, secondo quanto spiega il direttore generale Roberto Ferrari (nella foto a destra), che con BLUERATING parla del lancio del servizio di consulenza per la clientela “Yellow advisory” (vai qui per la notizia precedente), previsto entro il mese di luglio. “I primi advisor dovrebbero sostenere l’esame già in primavera”, annuncia Ferrari. Uno sviluppo che non trascurerà la tecnologia e le filiali e che comporta un investimento – tra risorse umane, digitale, centri di investimento, prodotti e marketing – di oltre 10 milioni di euro.

La vostra strategia di sviluppo si inserisce in un trend di mercato che stiamo osservando da circa un paio d’anni. Qual è la vostra peculiarità?

Innanzitutto, i yellow advisor sono nostri banker. Avremo anche qualche innesto da fuori, ma nella maggior parte dei casi si tratta di un’evoluzione del nostro personale. In secondo luogo, sono figure diverse da quelle dei promotori e dei bancari che in questo momento le grandi banche stanno trasformando in pf. L’età media dei nostri advisor è inferiore o attorno ai 35 anni. Arrivano da CheBanca! e ne hanno l’approccio tipico. Sarà la rete più giovane d’Italia, in termini anagrafici.

E saranno tutti dipendenti?
Sì. Questo è un punto essenziale per noi. Non vogliamo stravolgere il modello di CheBanca! ma rafforzarlo, e rafforzare la capacità di servizio. In quest’ottica, ai 200 affiancheremo una ventina di banker selezionati da altre realtà, più che altro per rafforzare alcune aree geografiche come Milano e Roma. Anche questi 20 banker saranno dipendenti – alcuni li stiamo già inserendo – e il loro profilo sarà in linea con le nostre caratteristiche: dunque giovani, con esperienza ma non maturi, con portafogli da figura intermedia.

Qual è l’obiettivo per quest’anno e per la fine del piano triennale, nel giugno del 2016?
Vogliamo arrivare attorno ai 220, al massimo 250 advisor, quest’anno. Poi vedremo come si sarà sviluppato il tutto e se avremo bisogno di un potenziamento. Come obiettivi in termini di risultati, confermo quanto ha già detto l’amministratore delegato: nel dicembre del 2013 – quando abbiamo lanciato la piattaforma di risparmio gestito di CheBanca! (qui la notizia) – ci eravamo dati l’obiettivo di 2 miliardi di raccolta netta a fine piano, ma batteremo sicuramente questo target perché a dicembre eravamo già a un miliardo rispetto ai 600 milioni previsti. Ora il nostro nuovo obiettivo è di arrivare a quota 2,5-3 miliardi a giugno 2016.

Prevedete anche l’apertura di nuove filiali?
Sì, cinque entro l’estate, probabilmente entro giugno o luglio. Saranno a Milano, Roma, Napoli, Bologna e Salerno. A Salerno sarà un debutto, perché fino a oggi non avevamo copertura territoriale.

L’a.d. ha parlato anche di investment center (vai qui per la notizia). Di cosa si tratta?
Il nostro progetto prevede un restyling delle filiali, con una revisione del concept al quale sono ispirate (nella foto a sinistra, una filiale oggi), per trasformarle in veri e propri investment center, con spazi specifici per gli advisor. All’interno delle filiali – cominciando da quelle nuove – installeremo totem multimediali che permetteranno al cliente di dialogare in remoto con un nostro operatore della filiale virtuale. Mi spiego meglio: l’advisory sarà sia in modalità fisica in filiale, con il consulente in loco, sia in modalità remota, tramite totem. Quindi formeremo anche delle persone che saranno in grado di dare consulenza da remoto sugli investimenti. Questo pure grazie al “restyling” del nostro home banking.

Ci spieghi meglio.
“Yellow Advisory” può essere considerata la fase numero due del nostro piano. La nostra filosofia è quella di mantenere un approccio multicanale, che noi chiamiamo “figital”, fisico e digitale insieme, e di aumentare sempre di più l’accessibilità della consulenza sugli investimenti alla clientela affluent e mass affluent. I punti chiave sono tre: orientamento alla clientela, multicanalità sempre più potenziata e il cliente che avrà la possibilità di scegliere tra modalità “self”, faccio tutto io, e “help”, vado in filiale o parlo con l’operatore. Nella modalità “self”, troverà online una piattaforma di risparmio gestito molto più potenziata in termini di sviluppo di portafogli modello, di asset allocation e di soluzioni di investimento. Inoltre, nella sede di CheBanca! potenzieremo la direzione investimenti creando un team per lo sviluppo delle proposte di investimento per i clienti.

Ci sono novità sui sei comparti Yellow Sicav annunciati di recente (qui la notizia)?
Stiamo aspettando l’ok dell’authority lussemburghese, perché la sicav è appunto di diritto lussemburghese. Puntiamo a mantenere la nostra piattaforma aperta ai fondi di terzi – abbiamo superato quota 2.000 – ma anche a offrire alcuni prodotti che abbiamo studiato con due nostri partner, BlackRock e Duemme sgr, che appartiene al gruppo Mediobanca. Sono prodotti pensati per tenere la volatilità sotto controllo. Al momento, come dicevo, siamo in attesa dell’autorizzazione.


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