Quei 20 cent non contabilizzati nel capital gain. I tranelli del fisco che disorientano i clienti

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Un cliente chiede al suo pf lumi sulla tassazione a scadenza di una obbligazione acquistata sopra la pari e che gli è stato rimborsata a 100. La banca, infatti, ha contabilizzato la minusvalenza senza tener conto che il bond era stato emesso sopra la pari di venti centesimi. Una differenza che intasca il fisco, ecco come.

Marco Muffato di Marco Muffato27 febbraio 2015 | 08:24

DOMANDA Un mio cliente ha chiesto delucidazioni sulla tassazione a scadenza di un’obbligazione con prezzo di carico fiscale sopra la pari, esattamente a 101,70, e che gli è stata rimborsata a 100. La banca, ovviamente, ha contabilizzato la minusvalenza ai fini del capital gain pari a 1,70 senza tenere conto del fatto che il bond era stato a sua volta emesso sopra la pari, vale a dire a 100,20. Il cliente vorrebbe sapere che fine hanno fatto ai fini fiscali quei venti centesimi di differenza.
F.M., Milano

RISPOSTA – E’ una legittima curiosità quella del cliente del promotore spiegabile con il labirinto di norme fiscali che presenta trabocchetti di non sempre immediata comprensione. Vediamo di risolvere l’arcano numerico partendo dall’evidenza: il cliente ha acquistato a 101,70 un titolo che è stato rimborsato a 100. La differenza negativa tra prezzo di acquisto e prezzo di rimborso è stata correttamente contabilizzata quale minusvalenza ai fini del capital gain ed è a disposizione per la compensazione con future plusvalenze fino alla fine del quarto anno di imposta successivo.

Al contrario, la differenza tra prezzo di emissione e prezzo di rimborso del titolo costituisce un aggio di emissione, evento assai più raro rispetto al caso classico di titolo emesso sotto la pari e quindi con valorizzazione di un disaggio di emissione. In questi due casi si rientra nella categoria fiscale dei redditi di capitale, la quale presenta una contabilità distinta rispetto al capital gain.

Il disaggio di emissione è considerato alla stregua di un qualsiasi altro provento generato dal titolo e quindi tassato come interessi al 12,5% (se titolo di Stato o assimilato) oppure al 26% negli altri casi. L’applicazione effettiva dell’aliquota avviene al momento della scadenza.
L’aggio di emissione non genera, invece, alcun credito di imposta e viene conseguentemente perso. Ecco, quindi, la fine che hanno fatto i venti centesimi: un bel guadagno secco per il fisco, di importo pari all’aliquota che colpisce il bond (12,5% oppure 26%, appunto). I ratei sia dell’aggio che del disaggio di emissione vengono regolati, nel caso di compravendite sul mercato successive all’emissione, in maniera tale che ogni acquirente abbia effettivamente sostenuto solo il costo dell’imposta per il periodo di possesso effettivo del titolo.

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