Salone del Risparmio – Mifid 2 e inducements, il punto di Jp Morgan e Fideuram

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di Daniel Settembre 26 Marzo 2015 | 14:00
Al centro del dibattito al Salone del Risparmio anche le nuove regole per quanto riguarda gli incentivi. Troppe restrizioni o anche opportunità?

INDUCEMENTS – Tra gli argomenti principali discussi durante il secondo giorno del Salone del Risparmio, grande rilevanza ha assunto il tema degli inducements. Si tratta, in sostanza, di qualsiasi forma di denaro, beni e servizi (diversi dalle commissioni e competenze normalmente fatturate per il servizio) che un’impresa di investimento o i suoi dipendenti ricevono da un terzo in relazione al servizio prestato al cliente.

LA TAVOLA ROTONDA
– Il dibattito si è focalizzato sulle esperienze delle varie aziende presenti alla tavola rotonda moderata da Roberta D’Apice (foto a destra), Head of Legal Office di Assogestioni, toccando i nodi centrali: come quindi collocare la ricerca all’interno di questa regolamentazione e come individuare parametri più rigorosi per legittimare gli inducement quando si tratta di innalzare la qualità del servizio.

LA MIFID 2
– Con l’introduzione della Mifid 2, infatti, c’è una decisa sterzata verso la consulenza. La percezione di incentivi da parte di un’impresa d’investimento dovrebbe considerarsi volta ad aumentare la qualità del servizio fornito al cliente quando, per esempio fornisce un più ampia gamma di prodotti. O l’impresa d’investimento abbina un servizio di consulenza in materia di investimenti (non indipendente). O, infine, l’impresa d’investimento si impegna nei confronti del cliente ad ampie forme di assistenza in fase di post vendita.

L’ESEMPIO DI JP MORGAN
– Niente di nuovo per i player del mercato italiano che hanno reagito alle nuove regole non stravolgendo il proprio modello di business. “Nella gestione degli inducements noi”, ha spiegato Lorenzo Alfieri (foto a sinistra), Country head, J.P. Morgan Asset Management, “abbiamo cercato di costruire delle linee guida interne verso i distributori. Il punto fondamentale è infatti quello di creare un programma di partnership con il distributore. E all’interno di un sistema di contrattualistica, che noi monitoriamo costantemente, vincoliamo i distributori a tutta una serie di informazioni dettagliate”.

CAMPUS FIDEURAM
– La soluzione per Antonio Piancastelli, General Co-Director di Banca Fideuram, è stato “creare un campus per le attività formazione dei nostri private banker. Un luogo di scambio idee tra private banker, partner e società. Abbiamo quindi costruito un sistema strutturato che ha superato anche l’analisi di compliance di partner internazionale con regole più stringenti di quelle europee, come quelle degli Stati Uniti”.

LE OPPORTUNITA’
– Con la Mifid 2 aremo quindi travolti da uno “tsunami di regole ingestibili per l’industria del risparmio gestito?” si è domandata, infine Tiziana Togna, Head of Intermediaries di Consob. “Le regole sono effettivamente tante”, ha sottolineato la stessa Togna, “ma molte non sono altro che un dettaglio di quelle che già esistenti. Non c’è quindi un grosso cambiamento rispetto alla prassi già in atto nel settore”. Insomma, la cosa migliore da fare è prendere le nuove regolamentazione come un’opportunità, piuttosto che come una restrizione.

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