Il libro di Scolari: consulenti e promotori, una convivenza possibile?

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di Diana Bin 1 Aprile 2015 | 08:45
Il segretario generale di Ascosim ha raccolto in un libro i diversi articoli scritti nel tempo sulla direttiva Mifid2 e sulla consulenza indipendente.

MIFID2 E CONSULENZA – Una volta entrata in vigore la Mifid2, l’advisory indipendente potrà convivere con l’attuale modello di consulenza non indipendente? E’ proprio sulla nuova normativa che disciplinerà il settore dei servizi di investimento nei Paesi europei che si concentra il nuovo libro di Massimo Scolari, segretario generale di Ascosim, intitolato “La consulenza finanziaria verso la Mifid2”, che sarà distribuito anche dalle librerie Feltrinelli e dalla piattaforma del gruppo L’Espresso “ilmiolibro.it”. Il testo – una sorta di raccolta in un unico volume dei diversi articoli scritti dall’autore sull’argomento – non vuole essere però un vero e proprio trattato sulla nuova direttiva, ma uno strumento utile a stimolare il dibattito e il confronto tra gli “addetti ai lavori” su alcuni dei provvedimenti normativi e delle relative interpretazioni che “potrebbero avere un maggiore impatto nelle relazioni tra intermediari e clienti dei servizi di investimento, in particolare nel servizio di consulenza in materia di investimenti”.

LA DIRETTIVA – “La revisione della direttiva Mifid proposta dalla Commissione europea nell’ottobre 2011, individua, nell’ambito del servizio di consulenza in materia di investimenti, la “species” della consulenza indipendente, fornendo inoltre una chiara indicazione sulle informazioni da fornire al cliente e su alcune modalità operative che dovranno essere applicate dalle imprese di investimento e dagli intermediari nella prestazione del servizio”, ricorda Scolari nell’introduzione. “Tuttavia il Legislatore europeo, dovendo disciplinare mercati nazionali con caratteristiche strutturali profondamente diverse, ha adottato un approccio più flessibile e pragmatico. La Direttiva infatti riconosce che il servizio di consulenza finanziaria possa essere offerto anche in assenza del requisito dell’indipendenza (cosiddetta consulenza non indipendente)”, con la condizione che il cliente venga preventivamente informato sulle diverse caratteristiche del servizio, e venga messo nella condizione di scegliere liberamente il tipo di servizio di cui avvalersi.

UNA CONVIVENZA POSSIBILE? – Molto però, osserva Scolari, “dipenderà anche dagli operatori del settore: alcuni coglieranno l’opportunità di cambiare l’approccio e proporranno alla propria clientela un servizio di consulenza indipendente, altri continueranno a operare con le modalità sperimentate, attuando solo le modifiche rese obbligatorie dalle nuove disposizioni”, in ogni caso, “occorrerà del tempo per comprendere se i due modelli potranno convivere, trovando il proprio spazio sul mercato oppure se uno dei due approcci, e quale, sia destinato a prevalere nelle scelte degli investitori”.

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