Scm verso 700 milioni e un socio tutto nuovo

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di Redazione 22 Aprile 2015 | 13:02
La sim guidata da Antonello Sanna, chiude la fase di start up e si avvia al consolidamento raggiungendo il break-even oltre la soglia di 700 milioni di euro di asset sotto consulenza.

Scm, la sim guidata da Antonello Sanna, chiude la fase di start up e si avvia al consolidamento raggiungendo il break-even oltre la soglia di 700 milioni di euro di asset sotto consulenza. Passo importante per il raggiungimento di questo risultato è stato l’arrivo di un nuovo socio, Marco Alessio, private banker nella fascia dei key clients proveniente da Ubs Italia. Il suo ruolo non sarà solo quello di rafforzare l’area di wealth ma anche quello di completare la gamma dei servizi introducendo un nuovo contratto di consulenza ai clienti più sofisticati. Alessio mira a una tipologia di clientela di elevato standing in linea con la filosofia della divisione wealth dedicata a famiglie con strutture particolarmente complesse e patrimoni medi oltre i 10 milioni di euro, seguite con una logica di family office.

Quando è entrato nel team di Scm?
Sono entrato in Scm sim ai primi di ottobre 2014, dopo un lungo periodo in Ubs Italia, dove ho maturato un’articolata esperienza professionale prima come manager poi come banker dell’area grandi clienti. Ho iniziato la mia carriera nelle sale operative di importanti banche estere (Bnp, Dresdner) fino a ricoprire il ruolo di responsabile della tesoreria sala cambi di Banque Worms, banca privata francese specializzata nella gestione dei grandi patrimoni. Nel 1997 sono entrato in Intesa per seguire un importante progetto di private banking, per approdare poi in Ubs. Senz’altro una scuola unica.

Come ha deciso di scegliere Scm?
Esistono molteplici ragioni che mi hanno condotto a questa scelta. Certamente dopo i 50 anni si ha voglia di cambiare per ritrovare entusiasmi perduti. Cercavo nuovi stimoli e forte era l’ambizione di realizzare qualcosa di mio, mettendo a frutto il network dei miei contatti e l’articolata esperienza maturata nel settore finanziario. Dovendo fare una scelta imprenditoriale, ho voluto individuare compagni di ventura con i quali condividere delle passioni e dei valori che andassero al di là del piano puramente lavorativo. Ho incontrato Lorenzo Guidotti di Scm che avevo conosciuto in Ubs e con il quale ho scoperto di avere diversi punti di contatto, tra cui interpretare il ruolo del banker in modo estremamente libero e indipendente.

Quali prospettive vede per il wealth?
Credo sempre di più che un banker dovrà offrire un servizio di consulenza volto non solo agli aspetti puramente finanziari del patrimonio, ma anche a quelli fiscali, legali, assicurativi e successori. Nella stessa logica, ho accettato la sfida in Scm per poter potenziare il servizio di consulenza accentuandone i tratti di personalizzazione nell’identificazione della miglior asset allocation per il cliente. Sono convinto che l’assenza di conflitti di interesse nelle scelte e il mantenimento di un livello elevato di personalizzazione, fattori che nelle grandi strutture si perdono per esigenze di standardizzazione dei processi, saranno la chiave di successo in questo settore. Credo che Scm abbia i valori giusti per giocarsi questa sfida con successo.

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