Aifo lancia la certificazione e invoca regole per i family officer

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di Marco Muffato 7 Maggio 2015 | 07:01
L’associazione italiana dei family officer, presieduta da Patrizia Misciattelli delle Ripe, vara la sua scuola di formazione e auspica che il nostro Paese segua l’esempio del Lussemburgo regolamentando questa figura professionale specializzata nella gestione dei grandi patrimoni familiari.

PROFESSIONE DA COSTRUIRE – Quali sono le prospettive del family office in Italia? Se ne è discusso ieri a Milano, nel corso della presentazione della Accademia per family officer di Aifo (Associazione italiana family officer), diretta da Fadrique de Vargas Machuca (nella foto, alla estrema sinistra del tavolo). “Dobbiamo prendere coscienza che appena il 30% delle imprese familiari arriva alla terza generazione”, ha spiegato Patrizia Misciattelli Delle Ripe, presidente di Aifo, “e che la complessità nella gestione dei grandi patrimoni di queste famiglie è tale da richiedere oggi figure professionali con conoscenze multidisciplinari, capacità di problem solving e pianificazione ai massimi livelli, che vanno costruite”.

GLI STIMOLI DELLA MIFID – Massimo Scolari, segretario generale di Ascosim, ha evidenziato come la Mifid, “ponendo l’accento sulla consulenza finanziaria personalizzata, richieda un miglioramento deciso nella professionalità degli interlocutori dei clienti e questo è uno stimolo anche per i family office”; mentre Philippe Blaser (nella foto, tra i relatori), ceo di Crossfid, ha spiegato come si stia estendendo il mandato delle fiduciarie nel family office “assumendo il compito di tradurre e semplificare al cliente la complessità della situazione patrimoniale familiare per prendere le decisione più appropriate”.

L’ESEMPIO DEL LUSSEMBURGO
– Le problematiche del ruolo di family officer sono tali da aver spinto il Lussemburgo, primo paese europeo a farlo, a regolamentare questa figura professionale. Diana Diels (nella foto, a destra nel tavolo dei relatori), chairman dell’associazione lussemburghese di categoria, ha spiegato che le norme oggi definiscono chiaramente i soggetti che possono svolgere questa professione punendo severamente l’abusivismo nell’attività di family officer con sanzioni fino a 5 anni di reclusione e 125mila euro di multa. “In Italia siamo molto lontani da questo scenario”, ha concluso il presidente Aifo Misciattelli delle Ripe,”proprio per questo serve urgentemente un sistema di certificazione delle competenze degli operatori del settore”.

Ecco la videointervista alla presidente di Aifo:

Testi: Marco Muffato
Foto e video: Gianluca Baldini

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