Banche, fallito il progetto di una Popolare per Prato

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Avatar di Redazione 18 Maggio 2015 | 07:38
Il quantitativo minimo di capitale sociale necessario per attivare la nuova banca del territorio non è stato raggiunto. Ma non è detta l’ultima.

NIENTE POPOLARE PER PRATO – Un’impresa solo sfiorata. In lieve anticipo rispetto alla scadenza della raccolta fissata dalla Consob per il 20 maggio, il Comitato promotore della Banca Popolare di Prato comunica che il quantitativo minimo di capitale sociale necessario per attivare una nuova banca del territorio non è stato raggiunto. “La raccolta si è fermata intorno a 6 milioni e mezzo di euro”, si legge sulla nota diffusa dal Comitato sabato 16 maggio, “sottoscritti da oltre 500 soci tra persone fisiche e giuridiche. La cifra minima per aprire il primo sportello, tuttavia, è pari a 10 milioni. Per la maggior parte”, fa sapere il Comitato, “si tratta di promesse su carta: abbiamo preferito, in accordo con i sottoscrittori, non procedere con la registrazione ufficiale prima del raggiungimento dei 10 milioni, al fine di non far versare agli interessati, in caso d’insuccesso, neanche le spese notarili”. Una scelta per la massima tutela dei sottoscrittori e dei loro capitali.

“GRANDE RAMMARICO”
– Il Comitato esprime grande rammarico per non aver centrato l’obiettivo, ma tiene a precisare che “con quanto raccolto sarebbe possibile dare avvio a una Bcc (capitale minimo 5 milioni), ma anche a una popolare, non fossero cambiate le regole durante l’attuazione del progetto”. Il Comitato promotore della Popolare di Prato è nato a cavallo tra il 2011 e il 2012 e fino al 2013, per dare avvio a un’azienda di credito popolare, erano sufficienti “solo” 6 milioni di euro. Soglia portata a 10 milioni sotto il governo Monti, ma “le norme in ambito creditizio sono in continua evoluzione”, nota il Comitato, “come si è potuto evincere dalla trasformazione in Spa imposta ad alcune banche popolari attraverso un recente decreto governativo”.

NON È DETTA L’ULTIMA
– Il Comitato ci riproverà? “Abbiamo attivato questo progetto con spirito di servizio nei confronti dei pratesi, specialmente di quelli scontenti della chiusura di CariPrato, ma avevamo messo nelle mani della città i destini di questa iniziativa, capace di attivarsi solo attraverso un coinvolgimento massiccio di cittadini, imprese ed enti. Coinvolgimento al quale abbiamo assistito solo a tratti e in modo disordinato. Questo ci porta a una domanda: a Prato interessa avere una sua banca di riferimento oppure no? Però la nostra segreteria ha ricevuto, e sta ricevendo, molte telefonate d’incoraggiamento. In tanti ci stanno invitando a non mollare. Quindi conserveremo questo patrimonio di esperienze e contatti gelosamente e con tutti i crismi normativi. Un giorno, forse, i tempi saranno maturi per restituire a Prato un’azienda di credito pensata esclusivamente per dare impulso all’economia del suo territorio e ai progetti di vita dei suoi cittadini”.

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