Mifid II, domina l’incertezza tra consulenti e promotori

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di Daniel Settembre 22 Maggio 2015 | 08:16
Ecco cosa emerge da un sondaggio condotto da Anna Ponziani per ITForum, in collaborazione con Natixis Global Asset Management.

VERSO LA MIFID II – Conto alla rovescia per l’introduzione della Mifid II. Secondo un sondaggio condotto da Anna Ponziani per ITForum, in collaborazione con Natixis Global Asset Management, promotori e consulenti finanziari giudicano positive le modifiche della normativa che entrerà in vigore il 3 gennaio 2017. E questo anche se per il 46% non è detto che i benefici si riflettano necessariamente in termini di minori costi dei prodotti di investimento. Per il 62% dei professionisti, inoltre, la quotazione dei fondi avrà un impatto almeno in parte sulle sgr e sull’industria del risparmio gestito più in generale, eppure solo il 26% si attende cambiamenti importanti sul fronte delle retrocessioni.

ATTENZIONE AI CONSULENTI – A rispondere al sondaggio è stato un campione di 322 persone composto per il 75% da promotori finanziari, per il 15% da consulenti finanziari indipendenti e per il restante 10% da altri professionisti che si occupano a vario titolo di risparmio, dai commercialisti ai fiscalisti. “A circa 18 mesi di distanza dall’entrata in vigore del quadro regolatorio che modificherà necessariamente i connotati della professione”, illustra Anna Ponziani, responsabile della ricerca, “i risultati emersi dal sondaggio indicano uno scenario ancora in forte evoluzione, con spiccate differenze nelle risposte da parte dei promotori. Un terzo del campione, infatti, ancora non è in grado di delineare quale potrebbe essere il modello futuro per reti e sgr, anche se il 77% ritiene che nei prossimi cinque anni la figura del consulente acquisirà maggior professionalità”.

SENTIMENT POSITIVO – Insomma, il sentimenti sembrerebbe positivo, nonostante, stando sempre al sondaggio, il 40% ritenga che la certificazione delle competenze (elemento centrale del recente documento consultivo Esma) non inciderà più di tanto sulla relazione con il cliente finale. Il 78% dei promotori afferma che intende continuare a lavorare per la propria società e solo il 4% desidererebbe diventare consulente indipendente.

PRODOTTI E STRATEGIE – Dai dati emerge, inoltre, come gli investitori sovrastimino la loro conoscenza nell’ambito degli investimenti rispetto alla percezione che hanno di loro i consulenti e promotori: solamente il 22% dei consulenti intervistati dichiara che i propri clienti hanno una buona conoscenza, contro il 34% degli individui. L’85% dei consulenti dichiara che i propri clienti sono spesso combattuti tra ricerca del rendimenti e protezione. Per quanto riguarda invece gli strumenti che possono aiutare consulenti e investitori ad aumentare la diversificazione, ci sono le strategie non tradizionali e gli investimenti alternativi, sui quali però manca ancora un’adeguata conoscenza da parte degli investitori. Intervistati poi sulle scelte di portafoglio, consulenti e promotori, circa il 75% ritiene che in questo momento i fondi di fondi siano i prodotti che rappresentino la scelta di investimento più valida per la clientela.

REMUNERAZIONE – In termini di remunerazione, il 53% dei professionisti del risparmio gestito ritiene che il collocamento dei prodotti finanziari potrebbero essere incentivato dalla revisione della struttura remunerativa della rete, mentre un terzo del campione indica quale leva la diffusione della consulenza online e un ultimo terzo  la quotazione dei fondi in Borsa. Quali possibili modelli futuri, quindi, per società di gestione e reti? Un terzo degli interpellati non sa, mentre secondo il 17% ci sarà una maggior incremento della consulenza fee only. Il 14% crede che aumenteranno ad ampio raggio servizi alla clientela più evoluti. “Il sondaggio condotto con ITForum”, commenta Antonio Bottillo, executive managing director per l’Italia di Natixis GAM (nella foto), “conferma ancora una volta il ruolo cruciale che promotori e consulenti finanziari possono avere nell’aiutare i risparmiatori a identificare le loro necessità di lungo periodo, a meglio comprendere il rapporto tra rischi e rendimento e stabilire un piano finanziario per il futuro gestendo la problematica previdenziale”.

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