Speciale elezioni Anasf – Il vero nodo è la previdenza

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Marco Muffato di Marco Muffato 8 Giugno 2015 | 12:00
Secondo Franco Ragone, il vero nodo per il futuro della categoria è superare il problema Enasarco attuando una previdenza complementare degna di questo nome.

L’ANASF DEL FUTURO – Altro che Albo allargato, la priorità è una seria previdenza bis per i pf. Secondo Franco Ragone, il vero nodo per il futuro della categoria è superare il problema Enasarco attuando una previdenza complementare degna di questo nome. Anasf dovrà, inoltre, fare proposte adeguate per un recepimento della Mifid 2 secondo le aspettative dei pf. Il Congresso di Perugia sarà utile se metterà al centro del dibattito la valorizzazione della funzione sociale del promotore. Barese, laurea in scienze politiche a Firenze, Franco Ragone (nella foto) è il terzo protagonista del ciclo di interviste che Bluerating.com dedica agli esponenti di punta dell’Anasf, in vista delle elezioni per il rinnovo delle cariche associative. Ragone, che è promotore finanziario di Banca Generali, ha una storia associativa di lungo corso: iscritto dal 1988 in Anasf, dal 1998 al 2006 è stato membro del comitato esecutivo, seguendo i temi previdenziali e della consulenza oggettiva offerta dai pf. Dal 2002 al 2006 è stato responsabile dell’area evoluzione della professione. Nel 2006 e nel 2011 è stato eletto nel consiglio nazionale. Dal 1977, anno della sua fondazione a oggi, l’Anasf è una realtà che è cresciuta costantemente.

Cosa rappresenta oggi per i promotori finanziari?
È sicuramente l’associazione di categoria più rappresentativa dei pf, ma c’è una certa distonia tra quel che l’Anasf fa e i desiderata degli associati. È un punto di riferimento in alcuni momenti, ma per buona parte degli associati il ruolo di Anasf è molto limitato o autolimitato, sia nei confronti delle istituzioni che in Apf, che con le società mandanti.

Quali compiti e mission affiderebbe all’Anasf del futuro?
Il futuro della professione resta centrale nelle aspettative dei pf. Nel corso dei decenni la professione si è sempre più evoluta verso una prestazione di servizi all’utente risparmiatore; le modalità di erogazione dei servizi, la qualità e la remunerazione del servizio sono oggetto di confronto, a partire dalle normative europee fino a quelle specifiche nazionali. È importante che, in occasione del recepimento della Mifid 2, Anasf non stia a guardare ma assuma un ruolo di protagonista con proposte adeguate.

Tra contratto nazionale di categoria dei promotori finanziari, realizzazione dell’Albo unico dei consulenti finanziari e soluzione al problema Enasarco dei pf, quale preferirebbe realizzare e perché?
Premesso che il promotore non diventerà mai solo un consulente, perché perderebbe una caratteristica peculiare molto importante per il risparmiatore ovvero avere sì dei consigli, ma anche attuarli operativamente con lo stesso consulente, non annetto molta importanza all’Albo comprensivo dei cosiddetti consulenti fee only. Penso, invece, sia importante e soprattutto per i promotori più giovani, che, in assenza di una copertura previdenziale pubblica adeguata visto che il pf prenderà meno del 50% dell’ultima retribuzione, si abbia il coraggio di confrontarsi con le società mandanti sulla questione di una copertura pensionistica complementare seria.

A suo giudizio quale risultato concreto può raggiungere il prossimo decimo Congresso Anasf di Perugia?
Perugia può essere un congresso di facciata, oppure segnare una svolta. Quella del pf è spesso una professione individualista, in cui ognuno coltiva il proprio orticello. Perché non valorizzare la sua funzione sociale? Possiamo essere utili non solo a chi possiede grandi patrimoni, ma anche a chi oggi è preoccupato per il futuro proprio e dei figli, aiutando le famiglie a razionalizzare le scelte economiche e finanziarie, assumendoci un ruolo di guida propositiva ed educando alla responsabilità delle scelte. Perché non provare a sottolineare questi aspetti al congresso?

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