Speciale elezioni Anasf – La svolta è nel contratto di categoria

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Marco Muffato di Marco Muffato 12 Giugno 2015 | 10:00
Aprire un confronto con le mandanti per un tavolo di lavoro che porti a un contratto condiviso. Sì all’Albo unico allargato ma solo se non snatura la qualità del lavoro dei pf

IL PUNTO DI VISTA DI ANGELO CEREA – Promotore finanziario di lungo corso, iscritto all’Albo dal 18 dicembre 1991, Angelo Cerea (nella foto) è uno dei dirigenti che hanno fatto la storia recente di Anasf. Iscritto dal 2001, più volte consigliere regionale della Lombardia, è stato prima consigliere nazionale dal 2002 al 2006, e poi a partire dal 2007 e fino al 2011 è stato eletto in comitato esecutivo diventando vice presidente vicario di Anasf e responsabile della commissione, in seno al consiglio nazionale, per lo sviluppo del marketing associativo. Dal 2011 al 2013 è ancora consigliere nazionale, entrando a far parte della commissione sui rapporti istituzionali. Cerea lavora per Banca Fideuram.

Dal 1977, anno della sua fondazione a oggi, l’Anasf è una realtà che è cresciuta costantemente. Cosa rappresenta oggi per i promotori finanziari?
Il grande merito di Anasf è di aver sempre lavorato per costruire l’immagine e il ruolo del promotore finanziario che agli albori della professione si chiamava consulente finanziario. Oggi è un punto di riferimento per ogni operatore del settore qualunque sia la modalità di retribuzione, dipendente o autonomo. L’essere la più rappresentativa Associazione dei pf le conferisce, però, anche una grande responsabilità nel gestire il cambiamento in atto nel settore.

Quali compiti e mission affiderebbe all’Anasf del futuro?
Voglio ricordare che i pf sono a tutti gli effetti imprenditori con tutti i rischi e i vantaggi di questa categoria. Vedo, pertanto, la necessità di un profondo cambiamento di mentalità che porti i dirigenti e di conseguenza l’Anasf a essere realmente indipendente dalle società mandanti. Non è possibile tutelare gli interessi degli associati quando confliggono con quelli delle società mandanti e nessun dirigente metterà a repentaglio il proprio lavoro per difendere gli interessi della categoria. Tuttavia una possibilità di cambiamento esiste e sta nel trasformare l’Anasf in una Confindustria dei promotori finanziari che abbia piena rappresentanza.

Tra contratto nazionale di categoria dei promotori finanziari, realizzazione dell’Albo unico dei consulenti finanziari e soluzione al problema Enasarco dei pf, quale preferirebbe realizzare e perché?
Il contratto va messo al primo posto senza alcun dubbio e pertanto ritengo sia necessario aprire un confronto con le società mandanti per la creazione di un tavolo di lavoro comune che porti a un contratto condiviso. Anasf ha fortemente voluto l’Albo pubblico e ora non possiamo lasciarlo in mani diverse da quelle dei promotori finanziari. Detto questo, Apf potrebbe essere il giusto contenitore per le diverse realtà del settore a patto di non snaturarne la qualità dei pf così faticosamente conquistata in questi anni e con grande merito.

A suo giudizio quale risultato concreto può raggiungere il prossimo X Congresso Anasf di Perugia? 
Il Congresso è di per sé un risultato concreto per una associazione democratica perché è lì che si confrontano idee e strategie. Dire oggi quello che altro porterà di concreto il Congresso di Perugia mi sembra alquanto azzardato come lo è qualsiasi previsione, specialmente quando non si conoscono i programmi. L’auspicio è che le elezioni portino alla ribalta nuovi soggetti che possano cambiare le antiche alleanze che durano da decenni, dando così una scossa per il rinnovamento.

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