Albo unico, via libera dalla Camera al ddl

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di Maria Paulucci 2 Luglio 2015 | 12:30
Mentre è passato quasi un anno dalla presentazione del ddl Marino in Senato, la Camera ha approvato il ddl di delegazione europea che potrebbe avviare la riforma della consulenza.
DISEGNI DI LEGGE A CONFRONTO – La Camera ha approvato in via definitiva il disegno di legge di delega al governo per il recepimento delle direttive europee e l’attuazione di altri atti dell’Unione europea, ddl che ha già ottenuto il sì del Senato. Il ddl era approdato martedì 30 giugno in assemblea a Montecitorio dopo l’esame in XIV Commissione (Politiche dell’Unione europea) alla Camera. Un esame durato 20 giorni, dal 10 giugno al 30 del mese, e avviato a seguito della trasmissione del testo da parte del Senato, che lo aveva approvato il 14 maggio. Nelle due aule del potere legislativo, dunque, finora sono andati avanti parallelamente i due disegni di legge che predispongono una riforma del settore della consulenza finanziaria in Italia: uno è appunto il ddl di delegazione europea contraddistinto alla Camera dalla sigla C.3123, mentre l’altro è il ddl S.1559 – detto anche ddl Marino, dal nome del senatore primo firmatario – presentato un anno fa (era il 7 luglio 2014, n.d.r.) e assegnato alla VI Commissione permanente (Finanze e tesoro) del Senato, fermo in attesa del parere della V Commissione (Bilancio) del Senato sulle coperture (qui la notizia precedente).
 
MISURE EUROPEE – Il disegno di legge di delegazione europea C.3123 non è esclusivamente dedicato alla riforma della consulenza finanziaria ma recepisce tutta una serie di misure europee – tra le quali il molto discusso bail-in delle banche, ossia la possibilità per gli istituti in difficoltà di fare ricorso alle risorse interne tenendo il bail-out, ovvero la richiesta di intervento dei governi, come ultimissima ratio – ed è di grande interesse per il settore della consulenza finanziaria perché, tra le altre cose, secondo gli ultimi aggiornamenti disponibili (qui la notizia precedente) includerebbe una delega al governo per l’avvio dell’Organismo con poteri di vigilanza e sanzionatori nei confronti di consulenti finanziari, società di consulenza finanziaria e promotori finanziari, con le spese integralmente coperte dalle contribuzioni dei soggetti vigilati.
 
RIFORMA DEL SETTORE – Al Senato, intanto, nei giorni scorsi è andato avanti l’esame del disegno di legge Marino contenente “norme per la riorganizzazione dell’attività di consulenza finanziaria”. Il 16 giugno, il presidente della VI Commissione di Palazzo Madama Mauro Maria Marino aveva segnalato “di avere rivolto sollecitazioni al governo al fine di consentire alla Commissione Bilancio di disporre in tempi rapidi della relazione tecnica necessaria all’approvazione del previsto parere sugli emendamenti, e di aver ricevuto assicurazioni circa una rapida soluzione delle questioni emerse sotto il profilo finanziario”. Dunque, mentre l’assemblea di Montecitorio sembra aver dato per assodata l’esistenza delle coperture per l’operatività e il funzionamento dell’Organismo e, quindi, dell’Albo unico, la VI Commissione in Senato sta ancora aspettando il parere sulla fattibilità finanziaria della riforma.

IL RUOLO DI APF – Sullo sfondo c’è la scadenza del 31 dicembre 2015, data oltre la quale terminerà l’ennesima proroga concessa ai consulenti finanziari per operare in via transitoria in attesa dell’Albo di categoria, in sospeso da circa otto anni. Intanto Apf, l’Organismo incaricato della tenuta dell’Albo dei promotori finanziari, è parso credere nel buon esito delle disposizioni normative rimesse all’attenzione di CameraSenato: mercoledì 1 luglio, infatti, ha comunicato la nomina a segretario generale di Alessandro Paralupi, con la funzione di raccordo con le istituzioni e la Consob “con particolare riferimento all’auspicato trasferimento delle funzioni di vigilanza ad Apf prevista dalle disposizioni normative in corso di approvazione” (qui la notizia). E certamente ne parlerà a Roma giovedì 9 luglio, giorno in cui è fissata in calendario la presentazione della relazione annuale da parte del presidente Carla Rabitti Bedogni.

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