Speciale elezioni Anasf – Bagnasco: più autonomia ai Comitati regionali

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Marco Muffato di Marco Muffato 3 Luglio 2015 | 06:35
Per Carlo Bagnasco è necessaria una governance che favorisca un maggiore coinvolgimento degli organi locali come motore di sviluppo dell’associazione.
PARLA CARLO BAGNASCO – È uno dei padri della professione in Italia, un promotore finanziario che ha fatto la storia di questa attività. Parliamo di Carlo Bagnasco (nella foto), socio fondatore dell’Anasf nel 1977, in comitato esecutivo a partire dal 1985, presidente dell’Albo privato di autodisciplina dal 1988 al 1991 prima della legge istitutiva dell’Albo dei pf. Due volte presidente Anasf, dal 1994 al 2002, poi dal 2002 al 2006 consigliere nazionale. È stato, inoltre, membro dell’Apf dal 2007 al 2011. Ecco il punto di vista di Bagnasco sulle sorti dell’associazione di categoria dei pf.
 
Dal 1977, anno della sua fondazione a oggi, l’Anasf è una realtà che è cresciuta costantemente. Cosa rappresenta oggi per i promotori finanziari?
È davvero cresciuta molto nel suo ruolo di unico vero rappresentante della categoria dei pf. Ma perché questo ruolo sia davvero efficace e sia concretamente avvertito dai pf l’Anasf deve fare ancora di più. Intanto, essere più incisiva e indipendente nella sua azione con le istituzioni italiane e europee e gli altri attori del mercato. Inoltre, l’associazione deve farsi percepire come più vicina e vitale per i pf. Questo richiede da parte dell’associazione, a tutti i suoi livelli, una particolare attenzione anche sul fronte interno.
 
Quali compiti e mission affiderebbe all’Anasf del futuro?
Una governance con il massimo coinvolgimento a tutti i livelli, puntando in particolare su una autonomia intelligente e concreta dei comitati regionali, vero motore di sviluppo della consapevolezza associativa e dell’importanza di fare squadra, pur nella realtà di una attività essenzialmente individuale. Una Anasf, poi, vera protagonista che non può significare solo una presenza fitta a convegni, a occasioni pubbliche e sui media, ma che più in particolare significa un confronto, collaborativo e costruttivo oltre che autonomo con tutti gli attori dell’industria e con le istituzioni. Tutto ciò, però, non può prescindere da un serio impegno ad alzare il profilo di qualità degli organi dirigenziali, puntando su chi ha vere e riconosciute capacità e competenze, facendo vere scelte di merito.
 
Tra contratto nazionale di categoria dei promotori finanziari, realizzazione dell’Albo unico dei consulenti finanziari e soluzione al problema Enasarco dei pf, quale preferirebbe realizzare e perché?
Sono tutti e tre temi sensibili e legati alla realtà e alla evoluzione della nostra professione. Per Enasarco, è necessario determinare obiettivi e percorso abbandonando una certa alternanza di posizioni tipiche del passato. Per il contratto, la strada deve essere solo quella di un contratto benchmark che non ingessi il rapporto dell’imprenditore-professionista pf con la sua mandante. L’albo unico meriterebbe uno sviluppo a parte, dico solo che il tema va approfondito vagliandone tutti gli aspetti e risvolti senza pregiudizi sia sul fronte interno, circa la specificità dei pf, sia nei confronti delle autorità di controllo, delle mandanti che del mercato del risparmio. 
A suo giudizio quale risultato concreto può raggiungere il prossimo decimo Congresso Anasf di Perugia?
Vorrei un congresso estremamente aperto all’ascolto, senza forzature e pregiudiziali, per raggiungere essenzialmente questi obiettivi: una Anasf gestita davvero in maniera estremamente partecipata, più vicina a tutti i soci e quindi più attrattiva e, quindi, davvero con più forza di rappresentanza per quantità dei soci, coinvolgimento profondo degli stessi e per qualità della sua gestione. 

 

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