Azimut, parla Giuliani: due nuove acquisizioni all’estero entro l’anno

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di Diana Bin 23 Luglio 2015 | 15:42
Nella conference call a commento dei conti, il presidente e a.d. ha parlato di tutti i temi caldi: dal richiamo della Consob alle voci che lo danno in uscita.

CRESCITA ALL’ESTERO Azimut continua a crescere all’estero: entro la fine del 2015, il gruppo prevede di includere all’interno del suo perimetro altre due società straniere, anche start-up, probabilmente una in Australia e una in Sud America. Lo ha annunciato il presidente e amministratore delegato Pietro Giuliani nel corso della conference call a commento dei conti semestrali (qui i dettagli). A fine piano, nel 2019, le masse estere dovrebbero pesare almeno il 15% degli asset totali del gruppo, ha aggiunto il manager.

PREVISIONI PER FINE ANNO
– Quanto alle previsioni per fine 2015, Giuliani ha spiegato di attendersi un utile netto tra i 220 e i 300 milioni di euro rispetto alla stima precedente indicata tra 200 e 300 milioni, mentre la raccolta netta – che a fine giugno era vicina ai 4 miliardi di euro – dovrebbe attestarsi al 31 dicembre almeno tra i 4,5 e i 5 miliardi anche se, ha ammesso Giuliani, “il numero che ho in testa è un po’ più alto”.

LE INDISCREZIONI SU UN’USCITA DAL GRUPPO – Il manager si è poi soffermato – smentendole categoricamente – sulle voci che lo vorrebbero in uscita dal gruppo: “non è vero che voglio lasciare. So che continuo ad avere una certa utilità nel gruppo e, finché gli azionisti avranno piacere e voglia che io resti, io resterò. Tanto è vero che è stato rinnovato il patto di sindacato che mi vede presidente per i prossimi quattro anni e come tale mi ricandiderò al prossimo cda”.

LA VENDITA DI AZIONI – Quanto alla vendita del suo pacchetto azionario lo scorso maggio, da cui ha incassato oltre 40 milioni di euro prontamente reinvestiti in fondi lussemburghesi del gruppo (qui la notizia), Giuliani ha spiegato: “quando abbiamo fatto la ristrutturazione del patto, c’è stato un momento di discontinuità in cui abbiamo ridotto il peso delle azioni bloccate, sostanzialmente per dare modo a chi era arrivato da poco e quindi aveva pacchetti più piccoli di poter contare di più nella governance del patto di sindacato. Io comprerò ancora azioni Azimut quando tutti venderanno”, ha aggiunto.

IL RICHIAMO DELLA CONSOB – Tornando infine sul tema del richiamo della Consob sulle commissioni di performance, il manager ha ricordato che “dieci anni fa, a fronte di un cambio di regolamento sulle performance fees, c’era stato un problema simile e noi abbiamo reagito facendo un repricing dei nostri prodotti. Quindi, se cambierà la normativa, noi faremo di nuovo quel che abbiamo fatto allora: cambieremo il prezzo dei nostri prodotti e continueranno tutti a essere contenti. Io ho dato il buon esempio: ho investito miei soldi in fondi lussemburghesi del gruppo che hanno commissioni di performance su cui non ho benefici. Vuol dire che tutto sommato non è così terribile questa cosa delle commissioni di performance”.

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