Biafore: porte aperte ai fee only e ai bancari con il nuovo Statuto

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La proposta del nuovo Statuto associativa è pronta e verrà discussa al Congresso di Perugia a novembre. Con una novità epocale: l’iscrizione ad Anasf potrebbe essere aperta a tutte le categorie professionali che faranno parte del futuro Albo unico dei consulenti finanziari. Ma la proposta affronta in modo innovativo anche il tema del decentramento e delle incompatibilità delle cariche. Manca una proposta unitaria sulla governance associativa, uno dei maggiori fattori di contrasto tra le liste in campo

Marco Muffato di Marco Muffato31 luglio 2015 | 06:57

SVOLTA STORICA – C’è una svolta potenzialmente epocale contenuta nelle proposte del nuovo Statuto associativo che sarà discusso al prossimo Congresso Anasf di Perugia dal 6 all’8 novembre. Le porte dell’associazione di categoria dei pf, con la realizzazione ovvero dell’Albo unico dei Consulenti Finanziari, potrebbero aprirsi a categorie un tempo viste come avversarie (consulenti fee only, bancari-pf dipendenti) e ora, invece, sentite come affini nella ormai imminente comune convivenza all’interno della Casa della Consulenza. Di questa e delle altre novità contenute nella proposta di nuovo Statuto (dalla governance, al decentramento fino alle incompatibilità) BLUERATING ne ha parlato con Drago Biafore (nella foto), presidente del consiglio nazionale uscente e coordinatore della commissione per lo Statuto.

Perché cambiare lo statuto?

Nel corso di questo mandato si è deciso di procedere a una revisione organica dello statuto, cosa che in passato non era stato possibile fare in sede congressuale per il poco tempo a disposizione. E’ stata costituita una commissione ad hoc per lo statuto coordinata dal sottoscritto quale presidente del consiglio nazionale. La commissione, che è stata composta da undici tra consiglieri nazionali e coordinatori regionali, ha lavorato nove mesi da settembre a maggio. E’ stato un lavoro di grande intensità e coinvolgimento con cinque sedute nel corso degli ultimi sei mesi, intervallate da confronti in consiglio nazionale con i consiglieri nazionali e i coordinatori regionali.

Con quali esiti?
La commissione ha prodotto un testo presentato nel consiglio nazionale di maggio. Il consiglio ha preso atto del testo che sarà portato al congresso nazionale di Perugia, per i provvedimenti conseguenti. Naturalmente, il congresso potrà recepire e modificare tale testo come riterrà opportuno. Una premessa: è stato deciso di separare lo statuto che contiene principi e finalità associative, che possono essere modificati solo dal congresso, dagli aspetti organizzativi e operativi che sono stati trasferiti nel regolamento e che possono essere modificati dal consiglio nazionale.

Quali sono le novità più interessanti che sono contenute nella vostra proposta di nuovo statuto?
Sono state introdotte diverse modifiche che riguardano l’iscrizione, l’incompatibilità, il ruolo del comitato esecutivo e i comitati territoriali.  Non sono stati risolti, invece, i due nodi politici che riguardano il modello di governance dell’associazione.

Nodi politici di che tipo?
Sulla governance sono emerse due visioni, una di carattere presidenzialista e l’altra di partecipazione e condivisione senza esclusioni pregiudiziali all’attività dell’associazione. Questa visione diversa è espressa chiaramente nei programmi della lista 1 “Il Futuro della Professione” (che ha in Maurizio Bufi il suo candidato presidente. N.d.r.) e della lista 3 “Il Salto di Qualità” (che ha tra i suoi leader proprio Drago Biafore con Elio Conti Nibali e Ferruccio Riva. Una posizione che trova consenso anche nelle altre due liste in campo. N.d.r.). Il mio punto di vista è che il presidenzialismo non si addica ad un’associazione ma questo nodo, che ha diviso la commissione per metà, dovrà essere sciolto al Congresso.

E il secondo nodo?
E’ relativo al decentramento dove è stata trovata una soluzione di buon senso. Si è convenuto che il modello attuale sia inadeguato ma su come sostituirlo sono emerse opinioni diverse che poi hanno trovato puntuale ospitalità nei programmi delle liste. Da un lato c’è chi vuole una commissione per il decentramento costituita da consiglieri nazionali e coordinatori regionali per sviluppare l’attività a livello locale (la Lista 1. N.d.r), di fatto la continuazione del sistema in vigore. Di contro c’è chi crede (la lista 3. N.d.R.) che il modello del decentramento debba essere basato sulla partecipazione attiva degli organi locali dell’associazione, alle decisioni dell’associazione, cui conferire anche autonomia finanziaria per iniziative in proprio. Dicevo, come pure nella diversità di opinioni si è trovata una decisione condivisa e di buon senso: il tema del decentramento l’abbiamo trasferito dallo Statuto al Regolamento.  Come sarà organizzato il decentramento, quindi, lo deciderà il nuovo consiglio nazionale.

A proposito di localismo, la proposta è di sostituire i vecchi comitati regionali con i comitati territoriali. Perché?
Il nome di comitato territoriale, è stato scelto perché ci sono regioni così ampie e con così tanti associati da rendere possibile una organizzazione locale relativa anche a una sola o più province. Oppure regioni così piccole che rendono necessario promuovere forme di aggregazione territoriale. Per esemplificare, sono i casi della Lombardia che ha circa 2000 iscritti e del Molise che ne ha 60. Anche in questo caso il consiglio nazionale deciderà le forma di aggregazione territoriale e come finanziarle.

Cosa avete deciso all’unanimità?
Tutto il resto. Si pensi alla nuova formulazione dell’articolo 1 “Tutti gli iscritti all’Albo possono chiedere l’iscrizione all’Anasf” che abbiamo proposto proprio in vista delle modifiche di carattere legislativo. Una volta approvata dal Congresso questa modifica aprirà le porte dell’associazione per esempio a consulenti fee only e bancari-pf dipendenti. Così come condivise sono state le incompatibilità stabilite dall’articolo 11 relativamente alla carica di consigliere nazionale e che peraltro valgono anche per i componenti del comitato esecutivo. Tutti d’accordo anche sulla formulazione dell’articolo 14 nella parte dove rafforza il ruolo collegiale del comitato esecutivo: qualsiasi proposta che arriva nel consiglio nazionale deve essere discussa preventivamente nel comitato esecutivo. In definitiva ritengo che la commissione per lo statuto ha realizzato “un prodotto di qualità” per il Congresso, elaborato in modo unitario pur in presenza dei due nodi politici che le dicevo.


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