Consulenti, cambia il modo di pagare l’advisory

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di Luca Spoldi 12 Agosto 2015 | 12:30
resce in Italia la voglia di consulenza finanziaria “evoluta”. Ma come remunerare il servizio? Ecco tre ipotesi.

ALLA RICERCA DI ADVISORY EVOLUTA – Cresce in Italia la voglia di consulenza finanziaria “evoluta”, che dia maggiori vantaggi di quella “base”, solitamente remunerata con percentuali calcolate sugli asset under advisory/management. Ma come pagare la “nuova” consulenza? Il dibattito è in corso da tempo e ha fatto emergere sostanzialmente tre diverse forme di remunerazione: su base oraria; in percentuale agli asset under advisory/management; in percentuale alle performance ottenute dal portafoglio di riferimento oggetto della consulenza.

QUANTO RENDE LA CONSULENZA? – Nella pratica non è improbabile che ci si orienti per un modello remunerativo che sia un mix delle tre tipologie sopra riportate. Ma quanto rende, finora, la consulenza a banche e reti di promotori? Secondo un’indagine Excellence Consulting del 2014, il peso delle commissioni di consulenza sul totale delle commissioni attive varia da uno 0,3% per le banche commerciali allo 0,7% per le banche private, fino ad arrivare all’1,10% per le banche-reti di promotori finanziari. Ancora una goccia, dunque, eppure una goccia che potrebbe crescere se è vero, come sostiene Gfk-Eurisko, che tra fine 2013 e fine 2014 l’interesse per la consulenza evoluta è salito dal 14% al 17% e quello per la consulenza di base ha toccato il 36% (dal 28%).

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