Quando il credito si fa online

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Daniel Settembre di Daniel Settembre 21 Agosto 2015 | 08:13
Amazon e altri colossi tech si lanciano nel mercato dei prestiti.

PRESTITI DA AMAZON – I giganti della tecnologia stanno cercando di conquistare anche il mondo dei servizi finanziari. Amazon, per esempio, vuole fare intermediazione tra chi ha bisogno di prestiti e chi invece ha soldi da dare in prestito. La casa di Seattle userà algoritmi interni per selezionare le aziende che hanno bisogno di un prestito, basandosi sulla popolarità dei loro prodotti e sulla frequenza con cui esauriscono le scorte. L’azienda di Jeff Bezos ha lanciato questa iniziativa nel 2012 negli Stati Uniti e in Giappone. Ora l’intenzione è di estenderla ad altri otto Paesi, tra cui l’Italia. A usufruirne saranno i venditori terzi che utilizzano la piattaforma per il loro business e necessitano di prestiti a breve termine per essere più competitivi. I prestiti potranno andare da mille fino a centinaia di migliaia di dollari. Il servizio Amazon Lending, oltre che nel nostro Paese, sbarcherà in Cina, Canada, Francia, Germania, India, Spagna e Regno Unito. Per poter richiedere un prestito bisogna essere invitati da Amazon, non fare una richiesta spontanea.

GLI ALTRI COMPETITOR – Altri rivali di Amazon come Alibaba forniscono da tempo credito ai rivenditori indipendenti che utilizzano la loro piattaforma. Ant Financial, società finanziaria affiliata al colosso cinese, ha lanciato infatti la banca digitale “MYBank”, con l’intenzione di fornire servizi a piccoli clienti e alle microimprese anche attraverso prestiti fino a 800mila dollari. Infine, Paypal – che da poco si è separata da eBay – ha siglato dal 2013 circa 500 milioni di dollari di prestiti: la maggior parte dei clienti faceva parte del circuito eBay. Il programma PayPal Working Capital permette ai venditori di chiedere prestiti pari all’8% del loro fatturato annuale, con un tetto massimo di 20mila dollari.

POSSIBILE ACQUISIZIONE – L’obiettivo è conquistare una fetta ancora maggiore del mercato delle transazioni, che lo scorso anno ha raggiunto i 25mila miliardi di dollari, il 10% di queste effettuate online. Ma PayPal non è solamente un predatore: potrebbe essere, infatti, allo stesso tempo obiettivo di possibili acquisizioni da parte di colossi quali Apple e Google, intenzionati a rafforzare il loro ruolo all’interno di un settore – quello dei servizi bancari online e dei trasferimenti – che promette grandi rivoluzioni nei prossimi anni.

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