Consulenti, le 7 regole non scritte della professione

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Avatar di Redazione 21 Agosto 2015 | 10:00
I mercati ripercorrono traiettorie simili e chi nella professione applica le lezioni del passato riesce a ottenere performance migliori.

ALLA RICERCA DI INNOVAZIONE – Molti consulenti finanziari sono costantemente alla ricerca di nuovi prodotti con caratteristiche innovative, siano essi nuovi stili gestionali, nuovi settori o nuovi mercati di investimento, eppure va ricordato costantemente che nella professione del consulente l’esperienza ha un valore insostituibile. È provato infatti anche statisticamente che nel loro mutevole atteggiarsi nel tempo, i mercati ripercorrono traiettorie similari, le quali consentono a chi applica nella professione alcuni sani principi tratti dall’esperienza (“le lezioni del passato”) di ottenere migliori performance in termini di rapporto rendimento-rischio per la propria clientela. Nel 2008-2009 una tra le più gravi crisi finanziarie di sempre ha segnato profondamente i nostri tempi, causando un disastro monetario e conseguentemente economico di dimensioni equivalenti solo a quanto già accadde nel 1939.

LE LEZIONI DEL PASSATO – La consapevolezza delle lezioni tratte dal passato avrebbe consentito ai consulenti finanziari di ottenere risultati migliori anche in tale caso? Probabilmente sì. Alcuni recenti studi hanno infatti verificato che prestare attenzione alle lezioni del passato permette di gestire gli investimenti in modo più accurato anche in contesti a elevata complessità e con condizioni di mercato estreme. Gli osservatori casuali dei settori della gestione degli investimenti e della finanza potrebbero giudicare le considerazioni sopra esposte di difficile comprensione, perché a seguito di analisi estemporanee l’andamento dei mercati finanziari e delle economie monetarie può apparire confuso e di difficile previsione. Inoltre, le normative di riferimento e le caratteristiche dei mercati finanziari sono sensibilmente diverse tra i diversi Paesi.

LEGGI NON SCRITTE – In effetti è vero che, in funzione delle specifiche circostanze di ciascuna fase storica o di ogni mercato, alcune lezioni tratte dal passato sono più utili di altre e possono verificarsi anche significative eccezioni: tuttavia, a nostro avviso esse mantengono il loro valore di fondo. Possiamo parlare di vere e proprie “leggi non scritte della gestione degli investimenti e della finanza”, che riteniamo valga la pena riprendere e ricordare, affinché siano sempre presenti nel bagaglio professionale dei consulenti finanziari. Vediamone dunque alcune che si focalizzano maggiormente sulla comprensione dell’andamento dei mercati finanziari e sulla natura degli investimenti. Esse aiuteranno i lettori a sviluppare una migliore comprensione delle modalità di funzionamento (e talvolta di non funzionamento) dei mercati finanziari e a riflettere su alcune evidenze rilevanti circa le modalità con cui gli investimenti vengono prezzati dal mercato. Eccole di seguito.

1. Investite sulle persone
I buoni investitori tengono costantemente in considerazione che dietro ogni azienda ci sono delle persone. Le aziende non sono mai delle entità svincolate dal fattore umano, esse invece possono sempre essere tradotte in una comunità di persone. Chi quindi ha la capacità di individuare buoni manager e buone organizzazioni sicuramente realizzerà buoni investimenti. Warren Buffett ha fatto di questo principio un mantra del suo approccio alla gestione degli investimenti.

 2. Prestate attenzione alla “voce dei mercati”
I mercati riescono a definire decisioni più accurate rispetto a quelle di qualsiasi talentuoso analista o gestore: infatti, essi possono essere rappresentati come un amalgama di informazioni e intelligenza. Mentre molti sostengono che il mercato sia un’istituzione, esso in realtà rappresenta un esteso gruppo di professionisti del settore i quali combinano intelligenza, conoscenza e metodi di analisi per definire le più appropriate decisioni di investimento che poi nel mercato trovano la loro sintesi sotto forma di valorizzazione attribuita a ogni prodotto o titolo di investimento.

3. Tenete conto che i mercati possono commettere degli errori
Pur confermando la validità del principio precedente, occorre considerare che le conclusioni a cui giunge il mercato non sono sempre infallibili. Ciò può accadere quando tendono ad affermarsi sui mercati delle percezioni su alcuni soggetti di investimento (aziende, settori, Paesi, eccetera) che non trovano riscontro nei dati oggettivi, ma che tuttavia tendono a prevalere sui riscontri dell’analisi fondamentale. George Soros, nel suo celebre testo “The Alchemy of Finance”, ha chiamato queste casistiche “situazioni di riflessività” e ha evidenziato proprio come il buon gestore debba andare alla ricerca di tali situazioni per muoversi in controtendenza e così facendo realizzare significativi ritorni economici.

4. È sempre bene ricercare le tendenze di fondo
In un mondo sempre più interconnesso, più tecnologico e più ricco di notizie, abbiamo abbondanza, talvolta eccesso, di informazioni e conseguentemente è diventato molto più complesso rispetto al passato ricercare le tendenze di fondo dei mercati. Il consulente finanziario che voglia perseguire la conservazione e l’accrescimento nel tempo del patrimonio della propria clientela deve tralasciare i segnali estemporanei e costantemente andare alla ricerca delle tendenze di fondo di ciascuna azienda, settore o mercato.

5. Siate preparati alle inversioni di trend
È corretto andare costantemente alla ricerca delle tendenze di fondo e investire tenendo conto dei trend. Tuttavia, occorre anche considerare che ogni trend ha un inizio e una fine. È quindi talvolta giusto dare credito a evidenze apparentemente in controtendenza rispetto ai trend consolidati e investire in senso inverso rispetto all’opinione prevalente della maggioranza dei colleghi.

6. Ricordate che c’è un tempo per agire e un tempo per attendere
Come un vino o un whisky di qualità, anche un portafoglio di investimento spesso può avere bisogno di tempo per maturare e valorizzarsi. I buoni investitori quindi sanno individuare e sfruttare le tendenze di fondo, agire controcorrente quando necessario, ma sanno anche attendere. Benjamin Graham, uno dei padri del cosiddetto “Value Investing”, una volta disse: “nel breve termine i mercati finanziari tendono ad attribuire valore alle dichiarazioni di intenti, ma nel lungo termine essi sono capaci di attribuire valore ai risultati effettivi”. L’eccessiva rotazione dei portafogli investiti peraltro può essere vista dai clienti come un segno di debolezza della gestione, perché dietro di essa può nascondersi l’esigenza di porre rimedio a errori nelle scelte di investimento.

7. Valutate le nuove proposte di investimento sempre in termini relativi
La gestione di un portafoglio di investimenti finanziari richiede disciplina. Una volta che è stato costruito un portafoglio, questo principio suggerisce di gestire nuovi investimenti con grande rigore. Introdurre un nuovo investimento soltanto quando sarà stato realizzato un contemporaneo disinvestimento aiuterà il consulente a effettuare riflessioni in ordine alla reale opportunità di realizzare il nuovo investimento, valutandolo in termini relativi in rapporto agli investimenti già presenti in portafoglio.

Raimondo Marcialis è amministratore delegato di Mc Advisory
Maurizio Primanni è presidente Excellence Consulting

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