SPECIALE ELEZIONI ANASF – I quattro leader a confronto (pt. 2)

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di Marco Muffato 26 Agosto 2015 | 10:30
Nove domande per i responsabili delle compagini che si sfidano nella competizione elettorale per il rinnovo delle cariche associative.

Nove domande per capirne di più sui programmi delle quattro liste che si presenteranno alle elezioni per il rinnovo delle cariche associative in Anasf, l’associazione di categoria dei pf. Sono state poste nel corso della tavola rotonda “Verso Il Congresso Anasf: liste a confronto”, organizzata da BLUERATING presso la propria sede milanese di via Melchiorre Gioia lo scorso 21 luglio. Alla tavola rotonda, che è stata coordinata dal direttore Andrea Giacobino e condotta dal giornalista Marco Muffato, hanno partecipato gli esponenti di punta delle quattro compagini in campo, ovvero Maurizio Bufi per la lista 1 “Il Futuro della Professione: Tutela, Sviluppo, Consulenza”; Franco Ragone per la lista 2 “Professione e Partecipazione”; Elio Conti Nibali (in collegamento telefonico) per la lista 3 “Il Salto di Qualità: Professionisti per il Cambiamento”; Carlo Bagnasco per la lista 4 “Professionista Consulente: Il Futuro della Finanza”.

Queste le tre risposte dei capilista della seconda parte (per vedere la prima parte clicca qui).

4. VIA LIBERA ALLA ISCRIZIONE IN ANASF DI BANCARI PF E DI CONSULENTI FEE ONLY?
Nel momento in cui ci sarà l’Albo unico delle persone e giuridiche, a vostro parere Anasf vorrà aprirsi, associando tutte le categorie previste dall’Albo unico?
Bagnasco – Più che sui consulenti indipendenti centrerei l’attenzione sui migliaia di bancari trasformati in pf con mandato oppure sui bancari-promotori dipendenti. È un panorama enorme, di diverse migliaia di persone, abituato a far parte di associazioni sindacali. Il pericolo è la nascita di un sindacato alternativo di questi pf con numeri potenziali di associati anche maggiori dell’Anasf. Perciò credo che sia opportuna una riflessione specifica di Anasf varando un progetto specifico rivolto ai promotori provenienti dalle banche.
Bufi – L’associazione deve aprirsi ai nuovi operatori. Ciò anche in coerenza con l’ultimo congresso di Parma che aveva individuato questa possibilità di sviluppo. Come rappresentare i soggetti, bancari e altri, che fanno parte di quest’Albo è un problema non banale di cui dobbiamo farci carico. C’è stato un ampio dibattito sulle modifiche allo statuto che prenderanno corpo in sede congressuale con in primo piano il tema della rappresentanza. Occorre che l’associazione nei suoi dettati costituzionali affermi di voler rappresentare tutti coloro che a vario titolo fanno consulenza, prima di poter ricomprendere questi soggetti.
Ragone – Nessuno alza muri, si tratta semplicemente di far capire che tipo di associazione siamo. Non siamo un sindacato e se a questi soggetti (i promotori dipendenti di banca n.d.r) questa caratteristica va bene non vedo perché non si possa accettarli all’interno dell’associazione.
Conti Nibali – Il mondo dei bancari è effettivamente molto interessante e ciò non per avere più iscritti in associazione ma per poter testimoniare a questi nuovi colleghi l’importanza del valore consulenziale della nostra attività e accompagnarli nel loro processo di crescita professionale.

5. GOVERNANCE ASSOCIATIVA NEL MIRINO

Qual è il sistema di governo che secondo voi l’associazione dovrebbe adottare? Quello attuale è idoneo alle finalità dell’associazione?
Bufi – L’associazione ha adottato un sistema di governance idoneo e funzionale alle sfide che è chiamata ad affrontare. L’esercizio di governo richiede una capacità di intervento nonché una necessità di sintesi dei passaggi decisionali che devono essere garantiti e questo avviene attraverso un meccanismo di maggioranza all’interno dell’organo esecutivo. La presenza delle minoranze che portano idee, innovazione e proposte è necessaria purché questo non configuri un ingessamento dell’attività o un depotenziamento dei ruoli esecutivi che l’associazione ha espresso democraticamente.
Ragone – Questa è una criticità evidente. Da un lato abbiamo la possibilità di eleggere in maniera proporzionale i delegati al congresso e il consiglio nazionale ma a quel punto tutto si blocca e il sistema diventa maggioritario ed estromette di fatto gli altri. Occorre un sistema inclusivo in cui le varie componenti non sono un ostacolo ma una ricchezza dove selezionare le intelligenze migliori. È una situazione da modificare al congresso.
Conti Nibali – Essere associazione significa la presenza di tante persone che stanno liberamente insieme per raggiungere degli obiettivi e che partecipano attivamente. L’associazione deve dare voce a tutti dando un ruolo importante al territorio, cioè ai comitati regionali. Inoltre, vanno eliminati i doppi ruoli, peraltro concentrati in poche persone, e far sì che nessuno si senta escluso.
Bagnasco – Non c’è ancora una grande condivisione e coinvolgimento così come sarebbe necessario. Bisognerebbe, invece, far leva sulla creatività e sulla voglia di fare dei comitati regionali. Qualunque persona governerà l’associazione dovrà possedere la capacità di fare la sintesi di tutti i diversi punti di vista che rappresentano una straordinaria ricchezza. Ciò non ingessa per nulla l’associazione anzi la fa crescere. E dà entusiasmo.

6. ENASARCO NON BASTA

Uno dei temi più sentiti dai promotori finanziari è quello della previdenza integrativa. Può bastare Enasarco o bisogna pensare a una previdenza bis di categoria?
Ragone – Quando ci si chiede perché questa categoria sta invecchiando una delle risposte migliori è che passando dall’attività al pensionamento si ha un abbattimento del reddito del 60-65%! Il problema non è solo quello che succede in Enasarco, che incide per una percentuale oscillante tra il 5 e il 7% sulla pensione del pf, quanto di intervenire subito per assicurare una previdenza molto corposa che va costruita insieme da pf e aziende. Non penso a una cassa di previdenza dei promotori, ma ai tanti fondi pensione aperti o di matrice assicurativa esistenti per i quali la scelta potrebbe essere individuale. L’importante è la certezza dei contributi, assicurati da pf e aziende, per una entità dal 2 al 4% del monte retributivo annuo.
Conti Nibali – Enasarco non merita sconti per quanto ci riguarda, sapere che i nostri soldi sono in un ente coinvolto in scandali continui comporta che sia impossibile restare lì. Sono d’accordo con la linea di Ragone che è da studiare e da proporre con convinzione all’industria perché porta vantaggi a tutti i soggetti coinvolti.
Bagnasco – Le considerazioni di Ragone sono condivisibili. Non è il caso di puntare su un fondo pensione di categoria anche perché non ci sarebbe la massa critica di associati necessaria. La strada di Enasarco va continuata e dobbiamo esserci dentro proprio per evitare che accadano altri fatti deprecabili come in passato.
Bufi – Dobbiamo adottare le nostre strategie per contare di più in Enasarco perché lì dentro ci sono i nostri soldi. Aggiungo che l’occasione di fare sistema con le nostre società mandanti è proprio la previdenza. Sinora, alle nostre proposte di costituire insieme una nostra contribuzione la risposta non è stata entusiasmante da parte della nostra controparte. Ma continuerà il nostro impegno anche da parte dei nostri dirigenti nelle rispettive società di appartenenza.

Nei prossimi giorni su bluerating.com verrà pubblicata la terza e ultima parte della tavola rotonda “Verso Il Congresso Anasf: liste a confronto”

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