Solo il tasso di sostituzione netto permette di calcolare correttamente la pensione

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Marco Muffato di Marco Muffato 6 Novembre 2015 | 07:46
Le norme previdenziali in vigore (compresa una Direttiva Ue) fanno sempre riferimento al reddito imponibile lordo ma gli italiani farebbero meglio a calcolare il tasso sulla sola base degli importi netti per sapere cosa gli entrerà in tasca a conclusione del periodo lavorativo.

Domanda. Potreste chiarire nei dettagli come mai c’è tanta differenza, a favore del secondo, tra il tasso di sostituzione lordo e quello netto, che è poi quello che davvero interessa a chi percepisce la pensione?
G.M., Ancona

Risposta. Il tasso di sostituzione è il rapporto tra la rendita pensionistica e l’ultima retribuzione percepita. Mentre per generazioni si è stati abituati a rapporti dell’80% e oltre, tra una decina di anni inizieranno a farsi sentire le sempre peggiorative nuove regole, che nel tempo hanno toccato sia la struttura dell’intero sistema di contribuzione, sia l’età, sia gli importi da versare, sia i coefficienti di trasformazione del montante in rendita. Tutte modifiche che hanno un poco piacevole comune denominatore: scordiamoci le pensioni erogate in passato. Per quanto attiene la specifica richiesta del lettore, le norme fanno sempre riferimento al reddito imponibile lordo, anche perché ciò è richiesto da una Direttiva Ue. Anche la pensione che emerge dai calcoli in base alle norme di legge è quella lorda. I lavoratori, però, e soprattutto quelli italiani i cui stipendi sono particolarmente colpiti dalle imposte sui redditi e dai contributi previdenziali, fanno molto meglio a calcolare il tasso di sostituzione basandosi sugli importi netti. Da pensionati, infatti, smettono di vedersi addebitati i contributi previdenziali. Inoltre, data la sua progressività, l’Irpef che colpisce la pensione è spesso inferiore rispetto a quella prelevata sullo stipendio, che è ovviamente di importo maggiore. Tutto ciò comporta che il tasso di sostituzione calcolato al lordo dell’imposizione fiscale sia sempre più basso del tasso di sostituzione in termini di pensione netta e reddito netto. La misura dello scostamento dipende dalla specifica situazione del lavoratore, in linea generale il tasso netto di sostituzione può risultare dal 5% al 20% superiore rispetto a quello lordo. Di tutto quanto sopra esposto occorre tenere presente nei calcoli prospettici e nell’utilizzo dei vari calcolatori tanto di moda, che sono appunto impostati al lordo e non al netto.

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