Abusivismo e gestione infedele di una fiduciaria che non merita fiducia

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di Marco Muffato 4 Dicembre 2015 | 09:18
Un cliente di un pf ha sottoscritto in Italia un contratto di gestione con una fiduciaria svizzera, non autorizzata a operare, che ha generato perdite al cliente ignorando le sue indicazione. Ma una quota di responsabilità potrebbe averla anche il broker online, invece, abilitato all’attività. Ecco perché

DOMANDA. Un mio cliente ha sottoscritto in Italia un contratto di gestione con una fiduciaria svizzera, delegandola a operare sul suo conto presso un broker on line autorizzato. Il contratto è stato firmato su sollecitazione di un promotore/gestore, la delega presso il broker. La gestione è consistita prevalentemente in strumenti derivati, contrariamente alle indicazioni, e ha portato alla perdita della maggior parte del capitale. Ho verificato che la fiduciaria non risulta autorizzata in Italia. Ho fatto inoltrare reclamo sia alla fiduciaria svizzera sia al broker, per ora senza esito alcuno. Che strada deve seguire?
F.C., Milano

RISPOSTA. Il caso è molto grave. La fiduciaria, per sollecitare in Italia, deve essere autorizzata e anche avvalersi di promotori finanziari iscritti all’albo. Il cliente ha anche rilasciato delega a operare sul proprio conto. Tale tipologia di delega costituisce prestazione del servizio di investimento di gestione su base individuale di portafogli, per il quale occorre l’autorizzazione, poiché non vi è alcun intervento del cliente in merito alle operazioni poste in essere, mentre dovrebbe invece di volta in volta esserci il suo assenso. Siamo, quindi, in presenza di triplice abusivismo: nel soggetto offerente, nel servizio offerto e nella mancanza di un promotore finanziario abilitato. Ancora, è presumibile che la fiduciaria ponga in essere le medesime operazioni per tutti i clienti, facendo emergere una gestione in monte che può essere svolta dalle società di gestione del risparmio tramite i fondi comuni e le Sicav. Si ravvisano anche la gestione infedele e la mancata applicazione della normativa anti-riciclaggio. L’agente della fiduciaria ha a sua volta commesso abusivismo. Se, come pare di capire, ha assunto anche il ruolo di gestore, le sue responsabilità si aggravano. Le violazioni riguardano gli articoli 166 e 168 del Testo unico della Finanza, vale a dire l’aver condotto le attività senza le dovute autorizzazioni e la gestione infedele. Le pene previste sono rispettivamente da uno a otto anni e da uno a sei anni di reclusione, più gli eventuali risarcimenti e le multe. Riguardo la posizione del broker, è assai probabile che esista un accordo commerciale il quale attribuisca alla fiduciaria ed al gestore, oltre ad un corrispettivo per ciascun conto aperto dai clienti, la retrocessione di parte delle commissioni da questi pagate. Ciò porta ulteriori guadagni. Certo, le deleghe non sono vietate ma se si dovesse appurare che lo stesso soggetto sia titolare di un numero di deleghe non esiguo, i responsabili dell’intermediario avrebbero dovuto porsi qualche domanda, e se ciò non fosse accaduto le loro omissioni hanno agevolato la commissione e la reiterazione dei fatti. Sulla eventuale rivalsa, occorre necessariamente rivolgersi a un legale come anche ad un’associazione di consumatori, con l’avvertenza di rivolgersi a persone specializzate su un tema non semplice da affrontare.

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