Colafrancesco: “Reti rischiose? Meno della banca tradizionale”

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di Marco Muffato 15 Marzo 2016 | 17:14
Il presidente di Assoreti, in audizione presso la Commissione Finanze e Tesoro del Senato, ha sottolineato la forte ed efficace regolamentazione del settore e la limitata rischiosità del lavoro svolto dai consulenti finanziari abilitati all’offerta fuori sede.

NUMERI CHE PARLANO DA SOLI – L’audizione del presidente di Assoreti Matteo Colafrancesco (nella foto), questo pomeriggio, è stato uno dei momenti clou della “Indagine conoscitiva sulle condizioni del sistema bancario e finanziario italiano e la tutela del risparmio” tenutasi presso la Commissione Finanze e Tesoro del Senato. Colafrancesco ha esordito spiegando che “Le imprese associate, appartenenti ai principali gruppi bancari, assicurativi e finanziari operanti nel Paese, si avvalgono di circa 25.000 consulenti finanziari abilitati all’offerta fuori sede; di essi, la massima parte opera con un contratto di agenzia, mentre gli altri sono inquadrati fra i dipendenti. Attraverso un trend costantemente positivo nel tempo, le associate curano il risparmio di quasi 3,7 milioni di clienti –  primi intestatari – che hanno affidato masse per 434 miliardi di euro, le quali rappresentano, secondo le prime stime degli uffici dell’Associazione, circa l’11% delle attività finanziarie complessive delle famiglie italiane”. 


FORTEMENTE REGOLAMENTATI – Ma il punto centrale dell’intervento del presidente di Assoreti è stato nel sottolineare la forte regolamentazione che caratterizza le associate e i consulenti finanziari abilitati all’offerta fuori sede.  “L’attività delle reti”, ha sottolineato Colafrancesco “è fortemente ed efficacemente regolata e vigilata dalla Consob, per quanto attiene ai profili della trasparenza e della correttezza dei comportamenti, e dalla Banca d’Italia, per quanto attiene ai profili di stabilità patrimoniale e di contenimento del rischio”. A ciò si aggiunga la normativa a tutela dell’investitore: “la riserva dell’attività a favore degli intermediari vigilati; l’obbligo di questi ultimi di avvalersi esclusivamente di consulenti iscritti in un albo pubblico, vigilati come tali da una pubblica autorità – o da un organismo cui siano delegate le relative funzioni pubbliche –  ed operanti in qualità di dipendenti, mandatari o agenti per conto di un solo intermediario; la qualità della loro formazione professionale; la garanzia della responsabilità solidale ed oggettiva dell’intermediario mandante per gli illeciti commessi dal professionista in danno dei risparmiatori; la prestazione di un servizio personalizzato e attento ai profili di rischio del singolo cliente”. A ciò si aggiunga come “La Mifid ha portato ulteriore linfa al settore, ponendo in luce ‘la centralità del cliente’ e imponendo quindi il passaggio da una disciplina centrata su una logica di prodotto ad una disciplina centrata su una logica di servizio”. 
 
RETI MODELLO PER LE BANCHE – Quello delle reti è un modello cui oggi si sta rivolgendo anche il ceto bancario tradizionale. “I consulenti finanziari che operano per le reti sono tradizionalmente collegati all’intermediario da un rapporto di agenzia, ossia, da un tipo di rapporto parasubordinato, caratterizzato da una naturale flessibilità, in linea con la più recente evoluzione della normativa sul lavoro; e non a caso il sistema bancario tradizionale guarda con interesse all’industria della consulenza fuori sede, alla ricerca di soluzioni non traumatiche al problema degli esuberi, mediante la riconversione degli attuali rapporti di lavoro subordinato”, ha sottolineato il presidente Assoreti. “Ne è testimonianza la recente iscrizione di migliaia di dipendenti bancari all’Albo dei consulenti finanziari abilitati all’offerta fuori sede”. 
 
ATTIVITA’ DEI CONSULENTI FINANZIARI: RISCHIO LIMITATO – Colafrancesco poi opera una netta demarcazione tra il rischio legato alla attività di reti e consulenti finanziari rispetto allo stato di crisi di una banca tradizionale. “Le reti non vivono i conflitti di interesse derivanti dalla necessità di fare raccolta; non collocano proprie obbligazioni; non vivono le crisi che il legislatore comunitario ha recentemente ritenuto di dover risolvere attraverso forme di ‘salvataggio interno’ – bail in -. Ed in ogni caso operano in prodotti finanziari quali fondi e polizze che sono impermeabili ai nuovi strumenti di salvataggio interno delle banche, aventi a oggetto azioni, obbligazioni e depositi di denaro. Anche il rischio dell’attività svolta attraverso i consulenti finanziari abilitati all’offerta fuori sede è relativo, in quanto tipicamente limitato e controllabile, attraverso specifici presidi di mitigazione. E’ un rischio limitato per definizione, in quanto è riconducibile al compimento di illeciti del singolo consulente finanziario e può quindi coinvolgere al più le masse dei clienti assistiti da tale consulente. Ben poca cosa rispetto alla crisi di una banca tradizionale”.
 
CONSOB PIU’ EFFICACE CON MICROVIGILANZA ALL’ORGANISMO – IL legislatore italiano ha disposto il passaggio delle funzioni di vigilanza sui consulenti finanziari abilitati all’offerta fuori sede dalla Consob all’Organismo cui già erano assegnati compiti di mera gestione dell’albo di tali consulenti. “Assoreti ha fortemente sostenuto tale iniziativa nell’ottica della migliore efficienza del sistema e dei controlli sulle persone che operano a stretto contatto con il risparmiatore, cui sono rivolte raccomandazioni d’investimento” ha sottolineato Colafrancesco, aggiungendo che ora “La Consob è liberata dall’onere di vigilare su decine di migliaia di consulenti che attualmente operano per le banche, le imprese di investimento, Poste Italiane e gli altri soggetti abilitati a prestare servizi di investimento, nonché su un numero ancora indefinito di consulenti finanziari autonomi e di società di consulenza finanziaria che a breve entreranno nel mercato”. Il presidente Assoreti ha concluso la propria audizione spiegando che “La Consob potrà così più efficacemente concentrare le energie di supervisione nei confronti degli intermediari, delle società quotate e dei mercati finanziari, potenziando le misure per prevenire con successo i fenomeni abusivi più rilevanti e dalla portata potenzialmente sistemica. La Consob, naturalmente, eserciterà la vigilanza sul microorganismo, con il potere di commissariarne i membri nel caso in cui non dovessero operare diligentemente. Assoreti, in qualità di membro costituente l’Organismo, è consapevole del ruolo di garanzia che le è stato affidato”.
 

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