Boco (Enasarco)/1: “Gestione disastrosa? I conti sono in ordine”

A
A
A
di Marco Muffato 5 Aprile 2016 | 07:29
Il presidente uscente Brunetto Boco risponde alle critiche e difende, risultati alla mano, la sua gestione dell’ente previdenziale. In esclusiva per i nostri lettori i dati della pre-chiusura 2015 di Enasarco.

LA PAROLA AL PRESIDENTE USCENTE – Mentre sono entrate nel vivo le elezioni on line per il rinnovo dell’assemblea dei delegati, che si concluderanno giovedì 14 aprile, non si placa la polemica sulla conduzione di Enasarco, l’ente previdenziale di assistenza e previdenza degli agenti di commercio, cui sono iscritti anche gli ex promotori finanziari. Sugli addebiti contestati Bluerating.com ha intervistato chi più di ogni altro ha il polso della situazione: il presidente uscente di Enasarco, Brunetto Boco (nella foto). In basso, in esclusiva per i nostri lettori, sono disponibili tutti i dati della pre-chiusura 2015. 

Da Anasf e non solo, le vengono attribuite responsabilità sulla gestione finanziaria considerata disastrosa con continue ristrutturazioni degli attivi, tra l’altro assai costose, e anche la gestione del Firr che è stata persino negativa? Cosa risponde ai critici?
Parlare da fuori è facile. Enasarco è una cassa di previdenza integrativa obbligatoria che ha 78 anni e quindi si trascina tutto il passato, dal dopoguerra ad oggi. Cioè dapprima gli attivi delle entrate contributive erano cospicui salvo poi entrare nella fase di crisi di tutti gli enti previdenziali con l’aumento del numero delle prestazioni dovute a una base contributiva numerosa e un corrispondente aumento delle pensioni pagate, nonché del livello dei trattamenti da corrispondere. Secondo aspetto, abbiamo ereditato un patrimonio di circa 5,9 miliardi di euro di cui il 70% era costituito dal patrimonio immobiliare. Questo patrimonio immobiliare al netto delle tasse rendeva lo 0,25%. Abbiamo calcolato all’epoca che solo per rendere presentabili i nostri immobili, visto che in precedenza la manutenzione era fatta solo a rottura, avremmo dovuto investire circa 300 milioni di euro, soldi che la fondazione non era assolutamente in grado di spendere. 
Cosa avete fatto per uscire da questa impasse?
Abbiamo messo a punto il più grande piano di dismissioni italiano e d’Europa che aveva al centro la vendita agli inquilini degli appartamenti. A ciò si aggiunga che nell’elaborazione del piano abbiamo costituito due fondi immobiliari, cui sono stati conferiti gli appartamenti vuoti o invenduti, selezionando con gara europea le Sgr specializzate nella gestione dei fondi immobiliari. Ricordo che siamo passati attraverso due crisi devastanti e di sistema, 2008 e 2011, che hanno fatto crollare le vendite del mercato immobiliare, che hanno creato problemi fortissimi sulla concessione dei mutui. A oggi, nonostante queste premesse fortemente sfavorevoli, abbiamo venduto 8.200 appartamenti su 17mila totali, di cui 14mila a Roma. Entro la fine dell’anno arriveremo a 9000 appartamenti ceduti ed entro la fine del 2017 la nostra previsione che il totale del venduto diretto salirà a 10mila appartamenti. Aggiungo che si sono messe in moto anche le vendite degli appartamenti conferiti nei fondi immobiliari, grazie alla migliore dinamica concessione dei mutui. 

Ma entriamo nel vivo delle accuse, sulla gestione finanziaria deficitaria… 
Posso rispondere punto su punto. Il dato della gestione previdenziale, cioè il rapporto tra le entrate contributive previdenziali in relazione alle pensioni pagate, afferma i seguenti numeri da bilancio 2012: -32 milioni e 590mila euro; mentre le entrate assistenziali era di +45 milioni e 655mila euro. La differenza del saldo negativo e di quello attivo, detratti tutti i costi di gestione della fondazione, portava il risultato finale a -39 milioni e 464mila euro. Bene posso anticipare i dati della pre-chiusura 2015 (nel documento in basso sono riportate tutte le voci. N.d.g.) che si consoliderà a bilancio il prossimo 20 aprile. Ebbene, la gestione previdenziale è a +6milioni e 415mila euro; l gestione assistenza è a +80 milioni e 624mila euro. La somma dei due attivi, una volta dedotti i costi, è di +47milioni e 465milia euro. Quindi il concetto è che siamo tornati all’utile previdenziale. Passiamo alla gestione del patrimonio: siamo partiti nel 2012 con un saldo attivo di 8 milioni e 955 mila euro; nel 2015 il saldo attivo è arrivato a +41 milioni e 500mila euro. E ciò nonostante i trattamenti fiscali siano stati modificati dal 20% del 2012% al 26% del 2015%. Arriviamo a questo risultato perché è stato ristrutturato tutto l’intero patrimonio della fondazione e con risparmio notevole di costi di gestione e con un innalzamento dei rendimenti con la conseguenza riposizionamento del patrimonio stesso. Questi risultato li abbiamo ottenuti perché abbiamo investito tantissimo potenziando il servizio finanza. Abbiamo assunto persone di elevatissima professionalità in grado di gestire la liquidità a breve e medio termine e quella a lungo termine. Il tutto nel pieno rispetto dell’asset allocation strategica e tattica che è stata elaborato dal cda con il supporto di advisor professionali e selezionati in gare. Tutti gli utili al netto delle svalorizzazioni porteranno a un risultato di bilancio di attivo di oltre 100 milioni di euro. In via prudenziale abbiamo accantonato una plusvalenza di apporto di oltre 134 milioni di euro. Non solo: la fondazione con le ristrutturazioni che ha fatto non ha più prodotti strutturati. Infine, i costi li abbiamo ridotti e non aumentati, altrimenti non avremmo ottenuto questi risultati. 

Però i risultati negativi del Firr dei promotori finanziari sono un dato oggettivo…
Non nego i risultati negativi di Firr, viste le difficoltà del 2012 e del 2013, peraltro in netto miglioramento, ma con la passare degli anni si vedranno gli effetti sul Firr della complessiva attività di ristrutturazione finanziaria svolta nell’ultimo triennio. Il Firr dei promotori finanziari è versato sui minimi di legge e i livelli di evasione pur sostenuti sono arginati grazie a un efficiente servizio ispettivo grazie al quale riusciamo a recuperare nell’interesse dei consulenti finanziari. Ma perché l’Anasf non prende le iniziative nei confronti delle diverse reti per arrivare allo stesso livello di Firr, ora più alto, degli agenti di commercio?
Come mai sempre con riferimento agli ex promotori finanziari, Enasarco non ha richiesto alle loro società mandanti i versamenti previdenziali come monomandatari che sono più alti?
Perché noi abbiamo i massimali. Il regolamento approvato dal Ministero del Lavoro prevede il versamento su dei massimali provvigionali oltre i quali non possiamo andare. 

 

 

 

Vuoi ricevere le notizie di Bluerating direttamente nel tuo Inbox? Iscriviti alla nostra newsletter!

Condividi questo articolo

ARTICOLI CORRELATI

Anasf, tutti gli interventi al Salone del risparmio

Anasf, ecco le date delle chiusure di agosto

Anasf e Confesercenti, ufficiale il protocollo d’intesa

NEWSLETTER
Iscriviti
X