Assosim, vertici riconfermati e proposta a Renzi

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Andrea Telara di Andrea Telara 5 Aprile 2016 | 13:48
L’associazione di categoria degli intermediari lancia al governo l’idea di creare un regime fiscale agevolato per chi investe con un obiettivo di lungo termine.

VERTICI RICONFERMATI – Agevolare fiscalmente i piccoli risparmiatori che investono in società quotate in borsa con un’ottica di medio e lungo termine. E’ la proposta lanciata da Assosim, la sigla di categoria degli intermediari finanziari. Oggi, si è tenuta l’assemblea dell’associazione che ha rinnovato i vertici confermando alla presidenza Michele Calzolari. Nel comitato esecutivo entra invece Stefano Vincenzi di Mediobanca (già membro del comitato direttivo), che affiancherà un quartetto di altri manager riconfermati. Si tratta dei tre vicepresidenti, Paolo Di Grazia (FinecoBank) Marco Turrina (Banca Akros) e Massimo Mocio (Banca Imi), a cui si aggiunge come quarto membro del comitato esecutivo anche Francesco Perilli (Equita Sim).

PROPOSTA A RENZI – La vera novità di oggi è però la proposta avanzata dall’associazione al governo Renzi, per agevolare fiscalmente gli investimenti di lungo periodo nelle aziende italiane quotate. “L’esecutivo si è mostrato molto attivo su alcuni fronti come la riforma del sistema bancario”, ha detto Calzolari, “ma, purtroppo, non si può dire che abbia avuto la stessa energia e lo stesso attivismo con il settore finanziario e borsistico”. Assosim propone dunque di creare una tassazione favorevole per gli investitori, istituzionali e privati, che puntano sulle società a piccola e media capitalizzazione presenti sul mercato azionario italiano, dove la stragrande maggioranza del flottante è invece oggi in mani straniere. Per il pubblico dei piccoli risparmiatori, l’idea di Assosim è copiare il modello degli Isa (Individual Savings Account) britannici o di analoghi prodotti esistenti in altri paesi come la Francia. Si tratta in pratica di conti-titoli in cui il piccolo investitore deposita azioni o strumenti finanziari che tiene nel portafoglio (senza poterli rivendere) per almeno qualche anno, impiegando cifre che arrivano di solito sino a un massimo di 15-20mila euro. In cambio dell’obbligo a non vendere i titoli, il risparmiatore non subisce prelievo fiscale sui dividendi incassati né sui guadagni in conto capitale (capital gain) eventualmente ottenuti. Grazie a questo sistema, viene appunto incentivato chi si pone un obiettivo di rendimento nel lungo termine e non segue logiche speculative di breve periodo. 

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