Salone del Risparmio, Ennio Doris: “Il sistema bancario non è il grande malato”

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di Elisa Zeri 6 Aprile 2016 | 15:01
Per il presidente di Banca Mediolanum, “al netto di qualche banca che si è mossa male, il sistema bancario è entrato in una spirale negativa perché troppo esposto con l’economia”.

LA CRISI E’ PARTITA DALL’ECONOMIA REALE – “Una crisi epocale dei mercati e dell’economia come quella che stiamo attraversando non poteva che far esplodere i fallimenti a cui stiamo assistendo. Ma, mentre tutti i settori bancari degli altri Paesi sono entrati in crisi per operazioni finanziarie sbagliate o troppo aggressive, quello italiano è andato in crisi perché a essere andata in crisi è stata l’economia reale. Al netto di qualche banca che si è mossa male, infatti, il sistema bancario è entrato in una spirale negativa perché finanziariamente troppo esposto con l’economia (quello bancario rappresenta l’80% circa del canale di finanziamento per le imprese, ndr) e non perché sia il grande malato”. Così Ennio Doris, presidente di Banca Mediolanum, raggiunto da Bluerating nel corso di un convegno che si è tenuto durante la prima giornata del Salone del Risparmio a Milano.

COSA E’ SUCCESSO ALLE BANCHE – Il sistema delle banche non ha preso atto dei cambiamenti in corso e di quelli che verranno. Ne è convinto Doris quando dice che “le banche guadagnavano dalle commissioni sui servizi e dal commercio sul denaro. Quando i tassi erano alti c’erano 7-8 punti di margine e si avevano buoni utili. Ora le aziende migliori si finanziano anche a meno dell’1%. È sparito quindi più della metà del margine ma restano tutti i costi. A questo livello dei tassi, le banche non riescono a fare utili, senza dimenticare la percentuale di prestiti in sofferenza”. I ricavi delle banche, quindi, sono destinati a crollare, se non cambiano i modelli di business. Continua Doris: “Le due fonti di reddito che hanno sostenuto il sistema per cinque secoli sono morte. Tornare ai livelli del passato è difficilissimo perché è cambiato il mondo. Come la vicenda del basso costo del petrolio: non è una fase momentanea. Bisogna convivere con pochi margini e con ricavi che crollano. E investire in tecnologia“.

SE IL FUTURO E’ FARE LA BANCA CON UN’APP – In Italia, su 30mila sportelli, 1600 fanno capo a banche estere. In Germania, Francia e Spagna, gli sportelli di banche estere sono meno dell’1% perché esistono muraglie cinesi per difendere il proprio sistema. “Per entrare in un altro Paese le vie sono: aprire sportelli o comperarne una ma, in questo caso, c’è bisogno della banca centrale del Paese. Le banche, in altre parole, per penetrare altri mercati, devono mettersi a occupare uno spazio tecnologico più che fisico, si può arrivare ad avere una presenza attraverso una app. BBVA, per esempio, annuncia la chiusura del 75% dei suoi sportelli. Il punto è che si arriverà ad avere un presenza territoriale diversa rispetto al passato. Ogni anno c’è un calo del 2% di chi va in filiale“, precisa il presidente. In Italia ci sono 4000 miliardi di euro di risparmi da tutelare. Oggi le banche e i titoli di stato, due certezze per gli italiani, sono venuti meno, il decennale tedesco si sta avvicinando a quota zero. Conclude Doris: “bisogna prendere atto che è un mondo nuovo e bisogna cambiare approccio al mercato e al risparmio. Negli ultimi 35 anni eravamo in una specie di paradiso, si potevano incassare buone cedole e non occorrevano i consulenti. Oggi i tassi sono a zero, per quelli a un anno il tasso è negativo, per quelli a cinque anni è a 0,3% e bisogna andare a 10 anni per avere l’1,3% lordo. Per avere reddito, quindi, bisogna aumentare il rischio. Oggi ci vuole una visione di più lungo termine anche sul mercato del fixed income. Il fondo comune, strumento che è nato per investire nelle azioni diversificando, oggi lo è diventato per quelli obbligazionari”.

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