Bufi (Anasf) le canta a Boco (Enasarco)

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di Marco Muffato 8 Aprile 2016 | 07:51
Il massimo esponente dell’associazione di categoria degli ex promotori finanziari replica duramente alle dichiarazioni del presidente uscente dell’Ente di previdenza integrativa rilasciate nei giorni scorsi a Bluerating.com.

SOLUZIONE DOVEROSA SUI SILENTI – La risposta (durissima) di Maurizio Bufi, presidente di Anasf (nella foto a destra) al presidente uscente di Enasarco Brunetto Boco (nella foto a sinistra), che in due interviste a Bluerating.com (leggi qui e qui ), aveva difeso la sua gestione dell’ente spiegando i rapporti difficili con l’Anasf e gli ex promotori finanziari (ora consulenti finanziari abilitati all’offerta fuori sede), che rappresentano una delle categorie più numerose nel panorama degli iscritti all’Ente di previdenza integrativa.

Domanda. Bufi, il presidente uscente di Enasarco Brunetto Boco ha dato una motivazione “istituzionale” sul mancato dialogo tra la Fondazione e l’Anasf negli ultimi anni. Ha un fondamento questo a suo giudizio? 

Risposta. Nell’arco degli ultimi 15 anni, più volte Anasf ha cercato di istaurare un confronto costruttivo con la Fondazione, evidenziando problemi di carattere amministrativo, di gestione finanziaria  e di iniquità nei confronti di chi versa per tanti anni i contributi senza poi avere una pensione. A mia memoria siamo stati ricevuti da Enasarco solo tre volte e in tutte le occasioni ci siamo sentiti rispondere che il dialogo non poteva proseguire perché Anasf non è un sindacato, ma una associazione professionale e come tale non riconosciuta dal Ministero. Ritengo che accogliere le istanze di chi rappresenta migliaia di iscritti che versano i propri contributi previdenziali di natura complementare sia un atto dovuto, ancorché non statutario o regolamentare, ma riconducibile a criteri di equità e di inclusività.
La denominazione “promotore finanziario”, oggi “consulente finanziario abilitato all’offerta fuori sede”, non è mai stata così utilizzata come in quest’ultimo periodo dagli organi interni di Enasarco, anzi non è mai comparsa all’interno di documenti ufficiali della Fondazione se è vero che fino a ieri sembrava che non si conoscesse neppure l’entità dei promotori finanziari iscritti, sebbene più volte avessimo richiesto questo semplice dato.
 
Domanda. Ma quanti sono i gli ex promotori finanziari silenti? Si trova con i numeri forniti da Boco a Bluerating.com?

Risposta.
Dico “sembra”, perché anche lo stesso Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali aveva richiesto l’anno scorso gli stessi dati a Enasarco, ricevendo come risposta ufficiale che la ricerca statistica avrebbe comportato un “onere finanziario aggiuntivo” per Enasarco e che avrebbe formulato un’esplicita richiesta di parere per la fornitura dei dati addirittura all’Autorità nazionale anticorruzione (Anac).  Tutto questo, salvo poi apprendere, dall’ultima intervista del Presidente di Enasarco, che i promotori finanziari iscritti alla Fondazione sono 25.000, di cui 1.000 sono silenti e 500 i pensionati. Credo che l’accesso ai dati dell’Ente sia un nostro diritto al di là del periodo elettorale in cui ci troviamo e risponde anch’esso al principio di trasparenza più volte richiamato.

Domanda. Boco ha parlato di un miliardo di euro per trovare una soluzione al problema dei silenti. Ma il miliardo non c’è, quindi non esiste una soluzione praticabile?
Risposta. E’ questo che noi vogliamo, affrontare il problema per cercare di risolverlo. Non basta dire che per sanare la situazione occorre circa un miliardo di euro e ipotizzare subito dopo maggiori contributi da parte degli iscritti e minori prestazioni, o peggio ventilando lo spettro del default di Enasarco. Ci sono consulenti finanziari che hanno versato per 10 anni e che, prossimi alla pensione, dovrebbero versarne altrettanti prima di vedersi riconoscere una pensione. Come si può dire a una persona di 65 anni che, se non procede con la contribuzione volontaria per altri 10 anni, i contributi che ha versato sono a fondo perduto? Come si può dire alla stessa persona che, se non ha fatto domanda di contribuzione volontaria entro due anni dall’interruzione del rapporto lavorativo, l’unica sua alternativa è tornare a lavorare con un nuovo contratto d’agenzia? Sono problemi reali, di persone reali che stanno subendo una palese iniquità che Anasf ha sempre evidenziato. Ora abbiamo la possibilità di individuare le soluzioni alternative compatibili con la sostenibilità dell’Ente ed è per questo che abbiamo voluto che il tema fosse inserito nei dieci punti programmatici della coalizione “Insieme per Enasarco”, dove Anasf si riconosce ed è rappresentata con cinque propri delegati nella lista “Agenti per Enasarco”.
 
 
Domanda. Il presidente uscente ha rivendicato i meriti del nuovo metodo elettorale che oggi permette ai pf di dire la loro. Le cose stanno davvero così?

Risposta.
Non credo che si possa attribuire il merito a una singola persona del fatto che oggi gli iscritti ad Enasarco possano direttamente votare i componenti dell’Assemblea dei delegati e quindi eleggere il prossimo Cda. Enasarco è stata caratterizzata da una gestione finanziaria inefficiente e poco trasparente e da scandali interni, che hanno portato anche a commissariare l’Ente e parallelamente a una più stretta sorveglianza dei Ministeri competenti. La pressione di Anasf su queste criticità nonché l’intervento della stampa e dei media hanno fatto sì che il cambiamento provenisse dal basso, dagli stessi iscritti che oggi chiedono a gran voce di essere rappresentati da persone competenti in grado di amministrare il loro futuro previdenziale.
 
 
 

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