I robo-advisor sotto la lente dei regolatori

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Da Anasf, a Ascosim, ad Assoreti: ecco il catalogo dei rischi del fenomeno crescente della consulenza digitale.

Daniel Settembre di Daniel Settembre11 aprile 2016 | 07:22

I REGOLATORI EUROPEI – La crescita del fenomeno dei robo-advisor ha attirato l’attenzione anche dei regolatori europei come Eba, Eiopa ed Esma. Secondo quanto scrive Plus24, l’inserto settimanale de Il Sole 24 Ore, è stata avviata una consultazione per capire che volto potrà avere la consulenza ai tempi dell’automazione e se sono necessari interventi regolatori su questa materia. Tra vantaggi e rischi per i risparmiatori, secondo Germana Martano, direttore generale di Anasf, “piattaforme online hanno spesso la necessità di farsi conoscere per acquisire clienti e questo può richiedere ingenti investimenti in marketing e pubblicità, costi che ricadono sugli utenti finali”.

I DUBBI – Sempre secondo Anasf, c’è anche un rischio relativo all’utilizzo dei dati personali per cross-selling o da parte di soggetti terzi. Altro rischio? Il click facile su un device digitale può avvenire senza la dovuta accortezza e riflessione. Non solo Anasf, anche Ascosim solleva qualche perplessità in merito. La tecnologia può migliorare il servizio finanziario, ma, sottolinea il presidnete dell’associazione Massimo Scolari, “si tratta di servizi che vanno mediati da consulenti che valutino la situazione del cliente”.

CARTA DI IDENTITA’ DIGITALE – Inoltre, è possibile la presenza di società di consulenza non autorizzate che si distinguono anche per forme di pubblicità aggressiva. “In vista di una possibile regolamentazione europea abbiamo proposto una carta di identità elettronica dove ci siano gli estremi dell’autorizzazione, del servizio reso e dei costi”, conclude Ascosim. “In realtà”, spiega infine Marco Tofanelli, segretario generale di Assoreti, “il vero rischio di questo tipo di servizio è quello di esaltare i bias comportamentali dei risparmiatori italiani, in particolare quello dell’overconfidence”.


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