Varenna (Efpa Italia): “Apertura dell’azionariato? L’idea è giusta”

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di Elisa Zeri 5 Maggio 2016 | 15:21
Il presidente dell’ente di certificazione partecipato al 100% dall’Anasf si dichiara felice della possibilità di aprire l’azionariato di Efpa Italia ad altre realtà istituzionali

“Siamo pronti a certificare tutti gli attori della consulenza finanziaria e già lo facciamo. Anche dal punto di vista della governance siamo aperti a raccogliere tutti i protagonisti del settore. Mentre auspichiamo di arrivare a 4 livelli crescenti di certificazione, abbiamo già avuto incontri ufficiali con Esma Europe e auspichiamo di essere chiamati da Consob (con cui siamo già in contatto) per un incontro per dare un nostro contributo sul concetto di education”. A parlare è Aldo Varenna (nella foto a destra), presidente Efpa Italia, fondazione che promuove standard formativi di qualità, durante il meeting annuale che si tiene a Giardini Naxos il 5 e 6 maggio, dedicato al wealth planning, la pianificazione nella gestione della ricchezza e il personal branding, che nella giornata di oggi ha visto più di 800 partecipanti. In occasione della convention, è stato anche presentato il nuovo sito (efpa-italia.it) con tre sezioni: professionisti, risparmiatori e formazione.  Oltre un terzo dei financial planner con la certificazione ha dai 25 ai 30 milioni di euro di asset a testa.

Dove si piazza l’Italia nelle certificazioni?
L’Italia si piazza al secondo posto in Europa tra le nazioni in cui è presente Efpa e a, fine anno, il nostro obiettivo è di arrivare a un numero di professionisti certificati pari a 5mila. Oggi, tra i 4600 certificati, 3000 sono consulenti con mandato (ex pf), più di mille dipendenti bancari e alcune centinaia di consulenti fee only e commercialisti e figure ibride dei piccoli centri.

Oggi Maurizio Bufi, presidente Anasf, ha detto che l’associazione è pronta ad aprirsi all’azionariato (Efpa Italia è al 100% di Anasf). Come commenta questa affermazione?
Ne sono molto felice. Quando, due anni fa, mi è stato proposto di diventare prima membro del cda e poi presidente, abbiamo concordato un programma. Io allora non rappresentavo nessuna azienda. Al primo punto della mia lista c’era l’allargamento sostanziale alla presenza di chi certifichiamo. Noi siamo già multibrand. Non vedo perché non fare una casa dell’education comune. E poi chi ci ama ci segua. L’Esma fa riferimento a una formazione differenziata tra chi fornisce informazioni al cliente e chi fa consulenza finanziaria.

Come vi state muovendo, considerando che Efpa Italia non è giuridicamente riconosciuta nell’ordinamento italiano?
Il comitato scientifico europeo dell’Efpa ha approvato e sottoposto all’Esma 4 livelli crescenti di certificazione. Il dialogo con le mandanti è molto vivo e sono disponibili a promuovere i percorsi di certificazione Efpa. Rispettosi di quello che la autorità decideranno (Esma Europe e a cascata ogni singolo paese che avrà gradualità di applicazione) e consapevoli che ci sarà una differenziazione dell’applicazione Efpa compliant paese per paese abbiamo definito questi livelli, dall’informativa alla sofisticazione del financial planner. Noi teniamo alla tutela totale del risparmiatore.

Efpa certifica il singolo professionista; la Consob potrebbe decidere di mantenere sull’intermediario la responsabilità della formazione dei consulenti?
Secondo noi è più oggettivo e più neutro certificare la singola persona. Mifid 2 e trasparenza dei costi nel 2018. Cosa cambierà per il consulente? A oggi impone tantissime firme che il cliente non guarda nemmeno. Sta di fatto che questo passaggio fa il paio con personal branding, più ti autentichi professionalmente, più ci metti la faccia. Ci vogliono sempre più consapevolezza e trasparenza, a completa tutela dell’investitore.

Investire a tassi zero. Come fare?

Ci sono alternative negli strumenti e nella strategie. È un’occasione per fare chiarezza col cliente e saper selezionare capacità altrui. Del resto oggi, dopo le manovre delle banche centrali e con i tassi di interesse a zero, è sempre più difficile valorizzare il capitale degli investitori senza assumere una certa dose di rischio. Per questo i financial planner devono fare capire al cliente i cambiamenti che hanno di fronte. Chi fa il nostro mestiere deve saper coinvolgere, responsabilizzare e far evolvere il cliente. Oltre a dover essere un capace selezionatore di competenze.

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