Poste Italiane, i sindacati contro il passaggio a Cdp

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di Andrea Telara 27 Maggio 2016 | 08:16
Maurizio Bernava della Cisl considera l’operazione puramente finanziaria e dannosa per l’azienda

NO AL TRASFERIMENTIO-“Siamo seriamente preoccupati per il futuro di Poste Italiane”. Così il segretario confederale della Cisl, Maurizio Bernava, ha commentato le indiscrezioni di stampa che attribuiscono al governo la volontà di trasferire alla Cassa depositi e Prestiti (Cdp) una quota del 30-35% detenuta in Poste Italiane. Per Bernava, che è anche reggente della Slp (la Federazione Cisl dei lavoratori postali, sindacato più rappresentativo di Poste Italiane), la sua organizzazione non è contraria per principio alla privatizzazione delle aziende pubbliche. Piuttosto, secondo Bernava, bisogna essere contrari ai processi di privatizzazione non accompagnati da politiche industriali chiare e coerenti. A detta del leader sindacale, il governo dovrebbe piuttosto sostenere la privatizzazione già avviata, che è stata un’operazione importante e che dovrà avere ripercussioni positive sul futuro dei servizi postali, sui nuovi investimenti dell’azienda e sulla gestione del risparmio dei cittadini, visto che le Poste raccolgono quasi 500 miliardi all’anno di depositi, finanziando in parte la Cassa Depositi e Prestiti. “Non ci convince invece e non condividiamo la volontà del governo di cedere alla Cdp ulteriori quote del capitale dell’azienda”, ha detto ancora il sindacalista della Cisl “ e pensiamo che la maggioranza della società postale debba rimanere pubblica e che occorra realizzare la massima trasparenza”.

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