Socofimm, storia di un crack esemplare

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di Marco Muffato 3 Giugno 2016 | 07:14
Un consulente finanziario chiede notizie su un caso paradigmatico di risparmio tradito degli anni ’90.

Domanda. Un cliente mi ha chiesto informazioni su di una società finanziaria che non avevo mai sentito nominare, la Socofimm. Mi ha parlato di un fallimento avvenuto molto tempo fa. Potete aiutarmi a ricostruire la vicenda?
G.M., Napoli

Rispondi. Non è strano che il lettore (evidentemente molto giovane all’epoca dei fatti) ne sia all’oscuro perché Socofimm è fallita nel lontano 1991 con un buco di centodieci miliardi di lire, di cui una bella fetta ai danni di circa tremila risparmiatori, sebbene nel crack rimasero coinvolti anche istituti quali Banco di Napoli, Credito Italiano, Popolare di Novara, Banca Sannitica, Banca della Provincia di Napoli e Banca dell’Irpinia. Quest’ultima era in rapporti anche societari con la galassia Iandolo, che a sua volta la partecipava per circa il 2%. Un intreccio che era già finito nelle maglie dei controlli effettuati da parte della Banca d’Italia.
Socofimm era un gruppo fondato dal rampante Rosario Iandolo che raccoglieva danaro tra i risparmiatori con l’utilizzo di -anche questi datati- contratti di riporto. Un artifizio ai tempi utilizzato in molti casi analoghi come ad esempio quello dell’ancora più famoso crack quello della milanese Italfin. Gli investitori dapprima diventavano azionisti di Socofimm partecipazioni (la capogruppo) e poi sottoscrivevano con la partecipata Socofimm Servizi contratti di riporto su azioni di società dello stesso gruppo o su crediti da leasing. Operazioni niente affatto illegali in sé, ma tutto avveniva in assenza delle autorizzazioni di legge sulla raccolta del risparmio. Socofimm Partecipazioni confluì nella Cospar, entrambe fallite nel 1991 come anche la Socofimm Servizi, di cui erano creditori i piccoli risparmiatori.
Socofimm era nata come società di leasing per poi divenire capogruppo di una realtà che dal comparto finanziario in pochi anni si era estesa all’immobiliare, ai trasporti, al turismo e all’editoria mediante una ventina di società di capitali. Fonti di finanziamento erano il credito bancario ma soprattutto la raccolta del risparmio. L’inizio della fine è da molti considerato la creazione di Sagittair, compagnia aerea per voli charter che divenne immediatamente fonte di ingenti perdite le quali, unite alla fisiologica raccolta di danaro ed ai primi malumori delle banche creditrici, portarono in pochi mesi al crack dell’intero gruppo. Come sempre in questi casi, i risparmiatori-creditori rimasero a bocca asciutta.
 

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