Tuf, ecco le proposte Anasf

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di Andrea Telara 20 Giugno 2016 | 13:43
L’associazione presieduta da Maurizio Bufi chiede di modificare un po’ il testo unico della finanza per permettere anche alle persone giuridiche di svolgere attività di consulenza finanziaria nella forma di tied agent.

A CARTE SCOPERTE – Lo aveva già anticipato il mese scorso in una conferenza stampa e, alla fine, il presidente dell’Anasf Maurizio Bufi ha scoperto le carte. La sua associazione ha infatti presentato formalmente alcune proposte per correggere il Tuf, il testo unico della finanza su cui il ministero dell’Economia sta raccogliendo i suggerimenti delle associazioni di categoria. Tra i suggerimenti dell’Anasf c’è quello di dare piena attuazione alle norme europee che consentono anche alle persone giuridiche (e non solo alle persone fisiche) lo svolgimento della consulenza finanziaria nella forma del tied agent (cioè di “agente collegato” che opera sulla base di un mandato).

CORREGGERE I REGOLAMENTI –
Un’altra proposta avanzata di Bufi e della sua associazione è quella di correggere un po’ i regolamenti europei che intendono porre dei paletti ben precisi tra le attività di consulenza finanziaria classificate come “indipendenti” (cioè quelle che vengono remunerate a parcella) e quelle classificate come “non indipendenti” (cioè pagate con le commissioni di retrocessione). Entrambe le attività, secondo i regolamenti europei, potranno essere svolte dal medesimo professionista, ma soltanto dentro reti diverse e non nell’ambito della stessa rete distributiva. Per l’Anasf, si tratta di un vincolo troppo stringente e irragionevole, che non tiene conto delle specificità del mercato italiano. “La scelta di limitare l’attività del singolo consulente a una sola forma di consulenza”, recita il documento dell’Anasf, “potrebbe altresì comportare una significativa e ingiustificata riduzione dell’attività professionale svolta”. “La norma di cui al regolamento europeo interviene in un settore già consolidato”, continua ancora l’Anasf, “ con milioni di cittadini che si troverebbero potenzialmente costretti a chiudere rapporti personali e fiduciari intrattenuti da anni con i propri professionisti di riferimento, a causa di una scelta forzata dal regolatore europeo”.

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