Primanni (Excellence Consulting) : “I consulenti finanziari si occupino anche di previdenza integrativa”

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Andrea Telara di Andrea Telara 22 Giugno 2016 | 10:21
Per il ceo della società di consulenza, i financial advisors devono sensibilizzare la clientela ai temi pensionistici. Ma ci vuole una detassazione dei fondi previdenziali e maggiore tecnologia.

OCCHIO ALLA PREVIDENZA – “Il consulente dovrà sensibilizzare i propri clienti nei confronti del tema previdenziale e far emergere il bisogno di una copertura del loro gap pensionistico”, parola di Maurizio Primanni, ceo della società di consulenza Excellence Consulting, che ha realizzato uno studio sulla previdenza integrativa in Italia. Si tratta di un settore che continua a crescere seppur a ritmi molto lenti. Tra il 2010 al 2015, sono aumentate le persone che hanno aderito alla previdenza complementare: la quota di iscritti ai fondi pensione negoziali è salita dal 2% al 2,47% in un quinquennio, quella dei fondi pensione aperti è passata dallo 0,85% all’1,15%, mentre i lavoratori che hanno aderito piani individuali pensionistici sono aumentati dall’1,16% al 2,6%. Tuttavia, la previdenza complementare rappresenta nel nostro paese poco più del 6% del pil, contro l’oltre 40% che si reistra in altre nazioni come la Gran Bretagna o gli Stati Uniti. Per questo, secondo Primanni, occorrono altri incentivi come la detassazione totale dei prodotti pensionistici integrativi. Un altro strumento fondamentale per lo sviluppo della previdenza integrativa in Italia sarà un migliore utilizzo della leva tecnologica da parte degli operatori del settore. Se si confrontano le esperienze estere con quelle del nostro paese”, secondo Primanni, “è evidente che in Italia i supporti digitali per erogare ai clienti una consulenza di qualità sono insufficienti”.

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