Vecchio Banco di Napoli, una beffa lunga 20 anni per gli azionisti

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di Marco Muffato 8 Luglio 2016 | 06:40
Un ex azionista dell’istituto bancario partenopeo si domanda come mai i crediti siano stati recuperati all’80% ma non gli sia mai stato ripartito alcunché.

Domanda. Un mio cliente, azionista del vecchio Banco di Napoli, si vide azzerare l’investimento. In cambio gli furono concessi dei “diritti Banco di Napoli a x a“, che ha visto nel dossier fino a metà 2013, per poi sparire anch’essi. Ora che il Mef si appresta rilevare la SGA, sorge la domanda come mai alla fine gli azionisti siano stati gli unici a non aver rivisto un centesimo.

 
Risposta. La storia del Banco di Napoli viene da lontano, eppure è attualissima viste le banche azzerate lo scorso novembre. Rivive nei pensieri dell’ex azionista anche perché è notizia freschissima che il Ministero dell’Economia, per svolgere l’attività di gestione dei crediti in sofferenza delle banche, acquisterà da Intesa Sanpaolo la Società per la Gestione delle Attività (SGA), costituita nel 1997 nell’ambito del salvataggio del Banco di Napoli e che nel tempo ha recuperato circa l’80% dei crediti ai tempi non rimborsati.
Com’è noto l’agonia del Banco di Napoli portò all’azzeramento con successiva ricostituzione del capitale sociale deliberata il 30 luglio 1996. Dall’operazione scaturirono forti proteste dei piccoli azionisti, i quali si videro annullare i titoli posseduti. Il governo, mediante prima l’articolo 2 del Decreto Legge 497/96 e poi con la Legge 588 dello stesso anno, pose in atto quindi un rimedio costituito proprio dai diritti di opzione posseduti dal cliente del lettore, aventi codice IT0001076956, i quali rappresentavano il titolo utile a vedersi riconoscere un indennizzo.
In seguito la Direzione Generale del Tesoro stabilì che la somma da riconoscere ai titolari dei diritti doveva essere determinata sulla base del prezzo realizzato dalla dismissione della partecipazione di controllo (61,7 miliardi di lire), ridotto dell’ammontare conferito dal Tesoro (1.977 miliardi), in seguito alla sottoscrizione dello stesso aumento di capitale. Tuttavia, poiché la differenza risultava negativa di oltre 1.900 miliardi di lire, e poiché nei cinque anni successivi l’aumento di capitale l’andamento delle cessionarie era sempre stato negativo, non emerse alcun indennizzo da corrispondere. Nella primavera del 2013 Intesa San Paolo, che ha rilevato il Banco di Napoli, ha chiesto a Monte Titoli di annullare i diritti, che sono quindi spariti anche dai dossier titoli degli interessati.
Da rilevare pure che nel 2001 la Corte di Cassazione ha definitivamente sancito la responsabilità della Consob per omessa vigilanza a favore di un gruppo di ex soci del Banco. La sentenza ha effetto solo per essi, e nemmeno è possibile agire per la prescrizione decennale oramai intervenuta.
 

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