Popolare di Bari, situazione seria ma le azioni hanno ancora valore

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Marco Muffato di Marco Muffato 15 Luglio 2016 | 10:11
Rispetto a Veneto Banca e alle Banca Popolare di Vicenza il valore delle azioni dell’istituto di credito pugliese è calato ma non si è azzerato. Gli scambi sono ancora possibili anche se i compratori sono pochi e la banca non può più comprare i titoli come accadeva in passato.

Domanda. Un cliente mio e della Banca Popolare di Bari, di cui è anche azionista, ha provato a vendere le azioni comprate lo scorso anno ma gli è stato riferito che il prezzo è sceso a 7.50 e che non è certa la data della vendita. Siamo in presenza di una nuova Veneto Banca o Banca Popolare di Vicenza?

 
Risposta. Fortunatamente no, almeno per quanto attiene l’entità della perdita. Quelle della Banca Popolare di Bari sono azioni che rientrano infatti nella casistica dei titoli delle banche non quotate che, dopo decenni di soddisfazioni per tutti, si sono rivelati una trappola quasi senza uscita. Nel caso della popolare pugliese, quantomeno il valore è calato ma non si è azzerato come accaduto nei casi ben più grandi e tristemente famosi della Popolare di Vicenza e Veneto Banca. Le azioni scambiavano a 9,53 per passare a 7,50, il che equivale a una perdita del 21,3%. Da notare come l’aumento di capitale dello scorso anno fosse stato previsto un prezzo di sottoscrizione di 8,95 euro. Il prezzo di 7,50 è quello a cui sono state emesse le azioni per acquistare Banca Tercas e Banca Caripe, che erano entrambe in amministrazione straordinaria. Gli scambi sono possibili mediante due aste mensili, il punto dolente è che gli acquirenti sono pochi mentre i venditori tanti. In passato, oltre ad una maggiore facilità di acquisire compratori, era la banca stessa a potersi proporre come controparte delle operazioni ma le assai più stringenti regole imposte dalle normative europee impediscono ora tale pratica. L’ultima asta, tenutasi il 24 giugno, ha visto concludersi 51 contratti per 10.885 pezzi totali, con un controvalore complessivo di 81.637,50 euro. E’ logico con questo ritmo di vendita occorrerà chissà quanto tempo per smaltire le richieste degli attuali soci, e non è nemmeno detto che il prezzo resti uguale in futuro. Il cliente del lettore, entrato nel capitale lo scorso anno, deve come tutti valutare se la sottoscrizione è avvenuta nel rispetto della normativa riguardo il collocamento di strumenti finanziari ed anche se la banca ha rispettato le prescrizioni emanate dalla Consob nel 2009 in merito agli strumenti illiquidi.
 

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