Aibe, mercato alla resa dei conti

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Avatar di Redazione 19 Agosto 2016 | 13:20
La fotografia dell’Aibe sugli istituti esteri in Italia. Sono in crescita risparmio gestito, operazioni M&A, corporate & investment.

Una presenza radicata e importante per i suoi effetti sul sistema economico italiano sia nel corso della crisi finanziaria sia nei mesi più recenti che hanno segnato in diversi mercati una ripresa degli scambi e dei volumi. È quella delle banche estere censite dall’ultimo rapporto Aibe, l’Associazione banche estere in Italia, che ha evidenziato i settori in cui il loro intervento è maggiore rispetto ad altri. Se si guarda all’industria del risparmio gestito in Italia il patrimonio affidato ai gruppi esteri rappresenta il 24% del totale ed è pari a circa 447 miliardi di euro (con un incremento del 31% rispetto all’anno precedente). Negli ultimi anni il trend di crescita degli Asset under management (Aum) ha riguardato la maggior parte dei comparti della gestione collettiva e di portafoglio in alcuni dei quali gli operatori esteri detengono quote particolarmente significative (il 36% nei fondi aperti, il 46% nella gestione di patrimoni previdenziali). Negli ultimi anni è cresciuta anche la quota di mercato degli intermediari esteri nel comparto dei fondi pensione. A fine 2015 tali operatori detenevano circa 21 miliardi di euro di Aum con un aumento di 3,5 miliardi di euro nell’anno, con particolare rilievo nei fondi pensione negoziali (52%).

Cartolarizzare che passione
Nel settore del “corporate & investment banking” la crescita dei volumi e degli scambi ha riguardato soprattutto i prestiti sindacati e le cartolarizzazioni. I prestiti sindacati da emittenti italiani sono stati nel 2015 pari a circa 77 miliardi di euro contro i 44 del 2014 con un consolidamento della quota dei soggetti esteri (85%). In particolare le operazioni assistite congiuntamente da pool di bookrunner domestici ed esteri sono più che raddoppiate in volume (da 25 a 58 miliardi di euro). Anche il mercato delle cartolarizzazioni (Abs e Mbs) ha visto una sostanziale ripresa: i volumi sono cresciuti da 7,3 a 11,4 miliardi di euro. Sebbene la quota dei bookrunner esteri si sia ridotta (dal 91% al 69%), pur restando molto significativa, i volumi da essi intermediati sono comunque cresciuti per 1,2 miliardi di euro. Si riduce invece la presenza dei soggetti esteri nel project finance (dal 41% al 38%), un mercato che sconta peraltro di per sé una fase di contrazione (meno di 2 miliardi di euro di deal nel 2015). I soggetti esteri sono presenti nella “top 10” dei deal con 5 operatori, i quali concentrano circa i tre quarti dell’intera operatività dei player esteri (548 su 748 milioni di euro).

Dove raddoppia la raccolta

La raccolta complessiva del comparto del private equity e del venture capital è sostanzialmente raddoppiata nel 2015 rispetto al dato 2014 (2,8 miliardi di euro). La dimensione del mercato italiano dell’M&A, stabile rispetto al 2015 (50 miliardi di euro), ha visto un rafforzamento della quota di investitori esteri (55% in volume e 35% in numero). Se si guarda al numero degli intermediari esteri coinvolti nelle operazioni di M&A con ruolo di advisor si rileva che nel 2015 sono stati presenti in operazioni per un controvalore pari a circa il 47% del mercato italiano dell’M&A. Anche nei mercati dei capitali di debito e di rischio la partecipazione dei soggetti esteri nel 2015 è stata molto elevata. Le emissioni di strumenti di debito da parte di emittenti italiani, sebbene in calo (105 miliardi euro con una riduzione del 16%, hanno visto una stabilizzazione del ruolo dei soggetti esteri). Nell’ultimo decennio la loro quota è stata in media pari al 76%, salita all’80% nel 2015.
u Lo stato dell’equity Sul mercato dell’equity, il controvalore delle emissioni si è stabilizzato (18,6 miliardi di euro con un calo del 4% su base annua). La quota dei soggetti esteri (96%) è stata alimentata soprattutto da operazioni realizzate congiuntamente con banche domestiche per un controvalore di circa 15 miliardi di euro. Ma nelle operazioni di Ipo i soggetti esteri hanno assistito la quasi totalità delle operazioni per un controvalore di 6,2 su 6,5 miliardi di euro complessivi. Di contro, se si guarda agli impieghi e alla raccolta del sistema bancario italiano, i prestiti delle banche estere si sono stabilizzati nel 2015 arrestandosi al 14 per cento in termini di quota di mercato. La quota è variabile a seconda della categoria che lo riceve e pari circa al 20% nei prestiti alle famiglie e al 12% in quelli alle imprese.
u Quota sui depositi clienti +1% Sul fronte della raccolta, la quota detenuta sui depositi da clientela è aumentata di quasi un punto percentuale (10,7% a fine 2015), mentre si è ridotta la quota sui depositi interbancari (30,1%). La quota di mercato sui titoli in portafoglio, prevalentemente titoli del debito pubblico e obbligazioni di banche italiane, è rimasta stabile. In particolare la quota è pari al 5% per i titoli pubblici e al 7% per le emissioni bancarie.

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