MoneyFarm: “Misuriamo l’emotività delle scelte”

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di Chiara Merico 22 Agosto 2016 | 06:44
È nato l’indice MoneyFarm di incertezza economico-finanziaria. Ecco la sua finalità.

Una fotografia di come vengono percepiti e trasmessi i principali eventi economici nel nostro Paese per poter trarre utili indicazioni e fare scelte di investimento meno impulsive. A scattarla è l’Indice MoneyFarm di incertezza economico-finanziaria, un indicatore che misura le variazioni nel tempo del grado di incertezza economico-finanziaria (sia trasmessa che percepita) e che punta a diventare dal prossimo settembre un appuntamento trimestrale. L’indice è lanciato da MoneyFarm, società indipendente di servizi finanziari online, in collaborazione con Tabulaex S.r.l., spin-off dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca. BLUERATING ne ha discusso nel dettaglio con Alessandro Onano (nella foto), chief marketing officer di MoneyFarm.com.

In cosa consiste l’Indice di incertezza economico finanziaria e come è nata l’idea?

In MoneyFarm siamo convinti che il ruolo della consulenza debba andare al di là della mera definizione di una strategia di investimento e che debba configurarsi come un supporto per la pianificazione a 360° della gestione delle finanze dei propri clienti. Questo è un processo che si basa sulla raccolta e analisi dei dati e che fino a oggi i consulenti finanziari tradizionali hanno sviluppato attraverso la costruzione di un rapporto personale con il cliente. Un consulente digitale come MoneyFarm, che applica la stessa qualità del servizio su larga scala a migliaia di clienti, deve necessariamente fare appello alla tecnologia e ad analisi ancora più sofisticate così da gestire in maniera efficace la mole di dati in ingresso e reagire immediatamente alle situazioni più inaspettate. L’idea di costruire l’indice MoneyFarm di incertezza economico-finanziaria rientra quindi nell’ottica di comprendere al meglio le dinamiche che condizionano l’approccio emotivo delle persone nei confronti dei propri investimenti per misurare la correlazione tra il modo in cui gli organi di informazione parlano di tematiche economichefinanziarie e la percezione degli investitori. Si tratta di un modello di sentiment analysis unico nel panorama mondiale che abbiamo sviluppato in partnership con l’unità di business intelligence dell’Università di Milano-Bicocca e che si sviluppa in due direzioni. Da un lato, attraverso un’analisi semantica degli articoli pubblicati in un dato periodo, il modello analizza il grado di incertezza trasmesso dai principali quotidiani nazionali in relazione a un dato evento pubblico o sui mercati. Dall’altro analizza, attraverso uno screening delle conversazioni social su tematiche economicofinanziarie, quanta incertezza traspare nell’umore delle persone. L’obiettivo principale è quindi avere un monitoraggio costante del livello di incertezza trasmessa e percepita per poter supportare gli investitori inelle scelte. L’obiettivo secondario è poi quello di costruire nel tempo un modello predittivo che permetta addirittura di sapere in anticipo come un evento – la nomina di un presidente del Consiglio, un annuncio da parte del presidente della Bce, un referendum ecc. – possa influenzare le persone e di conseguenza eventuali comportamenti emotivi legati ai loro investimenti.

Che tipo di prodotti distribuisce MoneyFarm?
MoneyFarm propone una soluzione di investimento innovativa che si basa sull’esatta profilazione del cliente in termini di rischio e obiettivi per identificare il portafoglio di investimento più adatto alle sue esigenze. Il riferimento principale oggi sono gli Etf che permettono una una scelta più ampia nella composizione
È del portafoglio d’investimento. La scelta di utilizzare oggi gli Etf rispetto ai fondi comuni tradizionali è inoltre motivata dalla garanzia di totale trasparenza sulla composizione del fondo stesso e dalla possibilità di ridurre i costi grazie alle basse commissioni.

Quali sono i vostri clienti di riferimento?
La soluzione offerta da MoneyFarm è appetibile pr una grande fetta di investitori che mirano prima di tutto alla protezione del valore del proprio capitale nel tempo. Soprattutto quelli che, dopo una esperienza pregressa con la distribuzione tradizionale, percepiscono maggiormente il valore di una soluzione di qualità, realmente indipendente e senza quei costi superflui che spesso vanno solo a remunerare la catena distributiva senza aggiungere reale valore all’investimento stesso.

In che modo credete che la rivoluzione FinTech cambierà il lavoro del consulente?
È evidente che il modello distributivo tradizionale attuale non sarà più sostenibile nel medio periodo e a maggior ragione se dovesse cambiare anche in Italia la regolamentazione che regola le retrocessioni sui prodotti finanziari. Il supporto che le nuove tecnologie possono dare, tanto ai consulenti quanto agli asset manager, diventerà quindi vitale per realizzare quelle economie di scala che con una relazione unicamente ‘analogica’ non possono evidentemente realizzarsi. Siamo solo agli inizi di un trend che cambierà l’approccio delle persone alla gestione del proprio patrimonio: oggi il fenomeno ha toccato solo in parte i prodotti previdenziali, i prodotti assicurativi o servizi di efficientamento fiscale, ma possiamo essere certi che saranno questi – e non solo – i prossimi a essere radicalmente cambiati dalla ventata innovativa.

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