Foti (Fineco): “Così crescerà la nostra rete”

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Intervista al n.1 di FinecoBank che parla a 360 gradi dei piani di sviluppo della società, dopo la pubblicazione dei risultati trimestrali.

Andrea Telara di Andrea Telara8 novembre 2017 | 09:28

Le attività in Gran Bretagna dove ha conquistato i primi mille clienti, l’arrivo della Mifid 2, il reclutamento di nuovi consulenti finanziari e l’avvio di una società di asset management di diritto irlandese. Sono tanti gli argomenti affrontati da Alessandro Foti, amministratore delegato e direttore generale di FinecoBank, in questa intervista rilasciata a Buerating.com subito dopo la presentazione dei risultati di bilancio sui primi 9 mesi dell’anno (si veda qui la notizia). Tra gennaio e settembre, Fineco ha registrato ricavi per 430,9 milioni di euro (+6,3% su base annua, un utile netto di 156,9 milioni (+7,8%) e una raccolta netta positiva (tra gennaio e ottobre) di quasi 4,7 miliardi (+19%), due cui 517 milioni soltanto il mese scorso (+46% su base annua).

Soddisfatto dei risultati?
“Direi proprio di sì perché in ogni trimestre la nostra banca rivela la sua qualità maggiore: quella di essere una società solida con un business molto diversificato che spazia dalle attività di banking al trading fino alla consulenza finanziaria. Questa caratteristica ci permette di avere una certa costanza nella crescita dei ricavi e dei profitti senza avere dei trimestri molto volatili per quel che riguarda la redditività.

E’ una caratteristica che contraddistingue anche le vostre attività di consulenza finanziaria?
Pure nel gestire la rete abbiamo sempre seguito una strategia molto chiara e ben definita. I nostri reclutamenti di consulenti finanziari non avvengono mai con una logica espansionistica, per acquisire sempre più masse. Puntiamo a reclutare in prevalenza financial advisor di elevato standing, per aumentare i portafogli medi gestiti e offrire un servizio di qualità maggiore. Il tutto, unito con quella che noi chiamiamo la cyborg advisory, basata sull’utilizzo delle nuove tecnologie per aumentare la produttività della rete e snellire l’operatività ordinaria, consentendo così ai consulenti finanziari di concentrarsi sulla relazione con il cliente e sulle attività a maggior valore aggiunto.

La Mifid 2 è alle porte e molti osservatori paventano il rischio di una riduzione dei margini di profitto per il settore dell’asset management e della consulenza finanziaria. Cosa ne pensa?

Ho sempre detto che dal gennaio 2018, quando entrerà in vigore la Mifid 2, non bisogna aspettarsi un mutamento repentino. Non cambierà di certo il mondo. Tuttavia, negare che ci sia una pressione sui margini dell’industria sarebbe assolutamente miope. Bisogna affrontare questo scenario, attrezzandosi nel modo migliore.

Come?
Puntando ovviamente sulla qualità. E’ una strategia che non vale soltanto per la consulenza finanziaria ma per qualunque attività economica. Un consumatore o un investitore sono disposti a pagare un giusto prezzo quando hanno certezza di avere in cambio un prodotto o un servizio altamente professionale. E’ ciò che le aziende del nostro settore devono fare attraverso i propri financial advisor.

Come stanno andando le vostre attività in Gran Bretagna?
Abbiamo conquistato già mille clienti, per il 70% nostri connazionali expatriate che lavorano o vivono là e per il 30% britannici o stranieri. Si tratta di un risultato importante se consideriamo che siamo partiti davvero da pochi mesi e che abbiamo appena lanciato una campagna promozionale su alcuni media specializzati.

A proposito di attività all’estero, entro quando lancerete la vostra già annunciata società di asset management di diritto irlandese?
I nostro tempi restano quelli già previsti: la metà del 2018. Con la prima o seconda trimestrale del prossimo anno potremmo probabilmente dare già i primi dati su questa nuova realtà.


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