Sorpresa: anche i millennials preferiscono i cf in carne e ossa

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Il 70% dei millennials preferisce discutere le proprie scelte di investimento con un consulente finanziario in carne e ossa: è quanto è emerso all’ITForum di Milano.

di Redazione23 novembre 2017 | 14:14

Comprendere ciò che differenzia l’uomo dalla macchina sarà la grande sfida dei prossimi anni. Dal punto di vista dell’offerta dei prodotti finanziari, questo significa che occorre individuare le barriere da superare, come la mancanza di fiducia dei clienti, i nuovi rischi, i temi legati alla governance e al controllo e la regolamentazione che deve essere aggiornata. È quanto emerge dalla ricerca presentata a ITForum Milano da Antonella Aureli (nella foto), managing director, capital markets lead di Accenture, che mostra alcune delle modalità attraverso le quali l’intelligenza artificiale applicata ai servizi finanziari possa modificare l’esperienza del consumatore nel prossimo futuro. Oltre ad Antonella Aureli, moderati da Oscar Giannino per ForbesLive, si sono confrontati Maurizio Riva (country manager di Intel), Andrea Pennacchia (direttore generale di IWBank Private Investments), Matteo Concas (general manager per l’Italia di N26) ed Emanuele Bellingeri (head iShares Italia, gruppo BlackRock).

Gli investimenti mondiali nel Fintech tra il 2010 e il 2016 ammontavano complessivamente a 70 miliardi di dollari, con gli Stati Uniti che hanno fatto la parte del leone (43 miliardi) seguiti da Paesi asiatici (18 miliardi) ed Europa (7,8 miliardi). In Italia sono registrate 150 realtà Fintech che hanno investito solo 50 milioni di euro, per quanto il trend sia positivo con più di 3.000 start-up Fintech che presentano un tasso di crescita annuale del 52% negli ultimi tre anni. In Italia, tuttavia, la resistenza all’adozione di nuovi modelli di investimento è ancora considerevolmente alta: il 78% dei baby boomers e il 70% dei millennials preferiscono discutere le proprie scelte di investimento con un consulente finanziario in carne e ossa. Non stupisce dunque che la crescita dei robo-advisor nel nostro Paese registri un aumento dell’1% delle masse annuali a fronte di tassi di sviluppo del settore del 20%.

Un atteggiamento di prudenza e conformismo che sembra emergere anche nelle previsioni politiche che riguarderanno l’Italia nei prossimi mesi: i visitatori della manifestazione – consulenti finanziari e trader – al sondaggio sullo schieramento
che guiderà il Paese dopo le prossime elezioni si sono così espressi: per il 53% a prevalere sarà il Centrodestra, per il 27% sarà il Movimento5Stelle e per il 20% il Centrosinistra. Ma, per tornare al tema iniziale, come integrare la tecnologia nei bisogni finanziari senza esserne fagocitati e perdere il controllo? Per Aureli, “in un mercato in grande trasformazione come quello del Wealth e dell’Asset Management, le banche devono aumentare gli investimenti in innovazione per cavalcare le opportunità offerte dal digitale e non soccombere all’ingresso nel settore degli operatori non tradizionali. La creazione di ecosistemi digitali e partnership con start up e Fintech consentirà alle banche di innovare la propria gamma di servizi e ribilanciare la struttura dei costi, offrendo al cliente soluzioni personalizzate e risposte rapide e innovative ai nuovi bisogni della clientela. Crediamo che lo sviluppo di programmi dedicati all’incubazione di società Fintech come l’istituzione di Venture Fund, la creazione di Innovation Lab o l’implementazione di collaborazioni in ottica Open Innovation, rappresentino la strada giusta per restare competitivi e rilanciare in modo sostenibile il proprio modello di business”.


Ecco la sintesi della ricerca di Accenture.


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