Foti (Fineco): “Perché la Mifid 2 è una grande opportunità”

A
A
A
di Andrea Giacobino 13 Febbraio 2018 | 08:57
Parla il n.1 di Fineco: “la sfida che attende tutti gli operatori è quella di più tutela e più garanzie per il cliente”

 Alessandro Foti (nella foto), amministratore delegato e direttore generale di FinecoBank, ha scelto tramite BLUERATING la platea di ConsulenTia 2018 per lanciare un messaggio chiaro al mondo della consulenza finanziaria italiana: la nuova direttiva Mifid 2, entrata in vigore da un mese, è una straordinaria opportunità di crescita di tutto il mercato.

Mifid 2, una rivoluzione.
 È d’accordo?

In un certo senso sì. In particolare perché introduce importanti cambiamenti e un nuovo approccio che mettono il risparmiatore al centro del sistema finanziario. Finora in diverse occasioni non è stato così. Quindi la sfida che ci attende è più tutela e più garanzie per il cliente, una sfida che però porta con sé l’opportunità di costruire un rapporto di fiducia
più solido proprio perché basato sulla trasparenza. Aggiungo che non dobbiamo considerare la nuova normativa un evento binario, è un percorso lungo e ragionato che porterà sicuramente dei cambiamenti, i cui effetti si vedranno nel lungo periodo.

Il 2017 è stato un anno eccezionale per le reti di consulenza. Ma col nuovo anno l’industria dovrà confrontarsi con grandi cambiamenti in termini di regolamentazione, a partire proprio da Mifid 2. Che cosa dobbiamo aspettarci?

Parto con una premessa. A mio avviso Mifid 2 rappresenta una grande opportunità per il settore della consulenza. Innanzitutto perché la nuova normativa imporrà maggior trasparenza, più efficienza e andrà nella direzione di una sempre maggior tutela del cliente. Quindi la parola d’ordine è trasparenza verso la clientela, in particolare per quanto riguarda
i costi dei prodotti e dei servizi di consulenza. E in più porterà 
una spinta all’efficienza per tutti
i player dell’industria finanziaria. Mifid 2 rappresenta quindi un banco di prova importante per
la professione del consulente finanziario perché ne esalta il ruolo, permettendogli di costruire un rapporto solido con il cliente
e di costruire una pianificazione finanziaria sulla base dei singoli obiettivi di vita. Quindi assisteremo a un deciso salto culturale anche nella stessa percezione della professione.

La richiesta di più trasparenza sui costi dei servizi finanziari comporta inevitabilmente una pressione sui margini. Come pensa che reagirà il mercato?


È vero che il risparmio gestito sta attraversando una fase di pressione sui propri margini, ma non si tratta certo di un elemento peculiare della nostra sola industria, visto che tanti altri settori stanno fronteggiando una sfida simile – o saranno chiamati a farlo. La nostra industria vive questa compressione a prescindere da Mifid 2, essendo legata anche all’andamento dei mercati, con tassi a zero – se non addirittura negativi – e rendimenti attesi compressi. Di fronte a questa situazione comunque l’industria potrà reagire con maggiore efficienza, con una semplificazione dei processi e con un aumento della produttività della propria rete di consulenza. Anche con l’ausilio della tecnologia, ormai imprescindibile. L’altro elemento fondamentale per avere successo in questo scenario sarà un forte investimento sulla qualità dei servizi per i cliente. Fineco ha intrapreso da tempo questa strada, motivo per cui guardiamo con ottimismo a questa evoluzione di mercato.

Mifid 2 comporta la cosiddetta “product governance”. Quali cambiamenti?


Gli intermediari, a fronte dei singoli prodotti e servizi offerti, saranno chiamati a effettuare un’analisi molto accurata per certificarne l’idoneità rispetto alle necessità del cliente e per certificare che il rapporto costo/beneficio
sia ottimale per quest’ultimo. L’implicazione immediata sta nella necessità di mettere a disposizione del consulente finanziario un ampio ventaglio di informazioni sui prodotti e servizi offerti. Allo stesso tempo sarà necessario avere una conoscenza molto più approfondita del cliente, delle sue esigenze e obiettivi di vita e della sua propensione al rischio. Ed è proprio in questo aspetto che il ruolo del consulente finanziario diventa centrale nel rapporto con il cliente, perché dovrà essere messo in condizione di costruire una relazione di fiducia con quest’ultimo.

Product governance significa quindi una profilatura più adeguata del cliente?


Se con le precedenti normative
le banche erano tenute ad acquisire informazioni in merito a conoscenze ed esperienze del cliente, con Mifid 2 dovranno definire quali strumenti finanziari saranno adeguati al cliente, individuando la capacità del cliente stesso di poter far fronte a eventuali perdite valutando la sua predisposizione al rischio.

Vista la mole di informazioni necessarie, la sostenibilità dei modelli basati sull’architettura aperta verrà meno?

Assolutamente no, questo approccio resta valido soprattutto perché è nell’interesse del cliente. Chiaro che potrà essere mantenuto solo a condizione di avere una forte efficienza operativa, soprattutto sul fronte IT.

E sul fronte costi come evolverà la relazione tra cliente, consulente e intermediario?

L’evoluzione sarà tutta all’insegna della trasparenza, e come tale – se correttamente interpretata – non potrà che essere positiva per il settore in generale. Con Mifid 2 l’intermediario avrà l’obbligo di fornire al cliente una stima preventiva dei costi che dovrà sostenere prima di effettuare un investimento, poi un rendiconto puntuale del totale dei costi sostenuti. Il cliente avrà quindi piena consapevolezza di quanto avrà pagato per il servizio di consulenza, sia in termini percentuali sia in valore assoluto. Da questo punto di vista diventa quindi estremamente importante non solo avere una politica di pricing corretta, ma soprattutto erogare un servizio che punti sulla qualità. Per questo Mifid 2 fornisce una grande opportunità al mondo delle reti, perché gli intermediari si concentreranno ancora di più sul ruolo centrale del professionista, sviluppando servizi per metterlo in condizione di fornire un servizio di qualità al cliente finale.

Più costi sicuramente, ma anche fonte di maggiori ricavi?

È difficile prevederlo, ma è chiaro che, come ho già anticipato, Mifid 2 porta con sé non solo – e non tanto – un aumento dei costi, ma soprattutto l’opportunità
di un maggiore accreditamento
del mondo della consulenza finanziaria. Penso infatti all’ampia quota dello stock di ricchezza privata delle famiglie italiane che non è ancora servito in modo professionale nella pianificazione finanziaria del proprio patrimonio. Mifid 2 potrebbe quindi accelerare ulteriormente il trend di crescita del nostro settore, dando il via
a un circolo virtuoso del quale potrebbero beneficiare tutti: i clienti in primis, grazie a una gestione più professionale del proprio risparmio, ma anche i consulenti e gli intermediari.

L’educazione finanziaria della clientela a suo avviso è così importante per un cambio di passo?

Sembra che la profonda crisi finanziaria, i tassi a zero e la
fine del rendimento privo di rischio abbiano determinato un grande cambiamento culturale
nei risparmiatori, che sono più consapevoli, più attenti ai costi e hanno compreso l’importanza di essere guidati da un professionista, da un interlocutore di fiducia. Per questo Mifid 2 dovrebbe aumentare ancor di più questa consapevolezza.

Il binomio Mifid 2 e crescita dell’educazione finanziaria
sarà sufficiente per vedere, nei prossimi anni, una migliore asset allocation tra le famiglie italiane? Dai dati di Banca d’Italia emerge per esempio che oltre 1.300 miliardi di euro giacciono sui conti correnti. Come si può far fronte a tutto questo?

Come anticipavo la cultura finanziaria sta migliorando, ma il livello di partenza era purtroppo basso, e inoltre troppo legato
a soluzioni di investimento tradizionali come titoli di Stato
o conti deposito, con una scarsa fiducia verso soluzioni diverse, più strutturate. Proprio per affrontare questa situazione, è fondamentale che i risparmiatori diventino onsapevoli delle modalità con cui il loro patrimonio può essere gestito in modo più efficiente. Ed è per questo che Fineco si sta impegnando anche attraverso la propria rete di consulenza in una forte campagna di educazione finanziaria della clientela, trasferendo le tre regole per una corretta pianificazione: avere ben chiari i propri obiettivi di vita, diversificare il portafogli, e non cedere all’emotività di fronte a mercati troppo volatili.

Ma veniamo a Fineco. Siete pronti per gestire la nuova regolamentazione?


Partiamo dal fatto che il settore della consulenza finanziaria ha visto negli ultimi anni un incremento consistente della propria clientela, grazie proprio al cambio radicale di mentalità da parte dei risparmiatori. Fineco offre da sempre un modello di consulenza basato su tre pilastri fondamentali: trasparenza dei costi, necessaria per costruire una relazione di fiducia e di lungo periodo con la clientela; efficienza operativa, fondamentale per permettere al consulente
di concentrarsi nel coltivare
la relazione con il cliente e innovazione, volta sempre ad anticipare le necessità della clientela e migliorarne la customer experience. In questo contesto non possiamo non essere preparati ai cambiamenti dettati dalla nuova normativa.

Quale sarà la novità più rilevante del 2018?

All’interno della nostra strategia,
la novità principale sarà sicuramente l’avvio di Fineco Asset Management, una società che avrà sede a Dublino e che sarà specializzata nella selezione dei migliori gestori internazionali, la cui partenza è prevista tra il primo e il secondo trimestre dell’anno. Tengo però a chiarire che la nostra rimarrà sempre un’architettura aperta. FAM darà in delega ai migliori asset manager la gestione di alcuni fondi di investimento e gestirà soluzioni di investimento, per esempio i fondi di fondi per la composizione dell’asset allocation dei portafogli dei nostri clienti.

In conclusione quali sono le vostre priorità strategiche?

Cogliere le opportunità di
uno scenario particolarmente favorevole, dove il settore della consulenza è ormai consolidato, ma ha di fronte a sé ampi margini di crescita. Uno scenario dove il nostro modello di business diversificato e sostenibile risulta favorito e grazie al quale saremo in grado di rispondere alle esigenze più sofisticate della clientela.

Vuoi ricevere le notizie di Bluerating direttamente nel tuo Inbox? Iscriviti alla nostra newsletter!

Condividi questo articolo

ARTICOLI CORRELATI

Fineco non teme la Brexit

Fineco, rallenta la campagna di Britannia

Fondi, da Fineco AM un nuovo comparto sui mercati emergenti

NEWSLETTER
Iscriviti
X