Mifid 2, i costi (salati) della direttiva

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Un’analisi di Giuseppe De Lucia Lumeno (Assopopolari) sugli effetti delle nuove normative comunitarie

Avatar di Redazione14 marzo 2018 | 10:55

Di seguito un intervento di Giuseppe De Lucia Lumeno (nella foto), segretario generale di Assopopolari. 

A inizio anno è entrata in vigore la tanto discussa Mifid 2, la nuova direttiva europea in ambito bancario che dovrebbe cambiare il rapporto tra risparmiatori, banche e consulenti finanziari.

TUTTO PIÙ COMPLICATO
 – Le nuove regole forniranno una maggiore tutela ai risparmiatori e agli investitori, soprattutto quelli piccoli e medi, puntando sulla trasparenza informativa,
sul servizio di consulenza, su knowledge and competence,
 in forza del quale soltanto il personale che possiede specifiche conoscenze e competenze potrà rendere consulenze. E poi
su product governance, che disciplina a monte la produzione degli strumenti finanziari più adatti alla clientela e sulla dettagliata regolamentazione degli incentivi degli intermediari, e sul più generale e antico principio dell’adeguatezza del prodotto finanziario al cliente. Come accadeva anche in passato, ma
oggi in maniera più dettagliata
e più severa, sarà obbligatorio
fare in modo che a ogni cliente l’intermediario, sia esso consulente finanziario sia esso bancario, proponga più prodotti pensati per quel tipo di clientela e comunque compatibili con il profilo personale. Se però nella sostanza non c’è molto di nuovo, tutto sarà più complicato. La nuova normativa, scritta addirittura su 7mila pagine,
è molto complessa e la sua applicazione sarà costosa.
Per il Financial Times l’industria europea del risparmio gestito, per adeguare i servizi informativi alla nuova direttiva, dovrà sostenere un costo di 2,5 miliardi, cifra destinata di certo a salire. Per sopravvivere senza soccombere, saranno necessari forza propria e radicamento.

USCITE, MA ANCHE ENTRATE
 – Ma l’entrata in vigore della Mifid 2 renderà possibile utilizzare nuovi prodotti finanziari alternativi
che fino a oggi, soprattutto in Italia, sono stati usati soltanto marginalmente. Ai maggiori costi dunque dovrebbero corrispondere anche maggiori ricavi grazie
ai nuovi prodotti che avranno l’obiettivo di rende possibile la gestione di un patrimonio rilevante (secondo stime di Bankitalia, nel 2016 si aggirava attorno al 32%, n.d.r.) che giace inutilizzato nei conti correnti e nei depositi. Se tutto andrà come probabile, si prevedono per le banche maggiori entrate di 3,5 miliardi di euro che nei prossimi cinque anni i risparmiatori non lasceranno più sotto il mattone degli infruttiferi conti correnti. Le banche popolari e del territorio hanno deciso di investire sulle potenzialità della novità normativa e, per fare fronte alle importanti opportunità, si sono dotate di uno strumento che è già pienamente operativo.

GESTIRE GLI NPL – 
Hanno dato vita a una società per azioni che è stata denominata, in onore del fondatore degli istituti cooperativi, Luigi Luzzatti SpA, la nuova società presieduta da Vito Primiceri, presidente della Banca Popolare Pugliese, sarà un veicolo per la gestione degli Npl, ma anche uno strumento proprio per offrire e gestire attività di interesse comune e per realizzare
e sviluppare opportune economie di scala. Grazie a esso le banche popolari saranno nelle condizioni di approfondire temi strategici fondamentali, potranno affrontare il futuro di un’operatività bancaria in costante e progressiva evoluzione, dalla gestione degli Npl alla formazione e all’analisi normativa e regolamentare. Con una rinnovata vitalità e con la capacità di guardare al futuro del settore, attraverso la Luigi Luzzatti S.p.A. il credito popolare potrà affrontare le sfide di oggi e quelle dei prossimi anni.

 


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