Consulenza e trasparenza, il falso mito dei costi

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Spesso al centro del dibattito finiscono i costi dei singoli prodotti, giudicati spesso eccessivi, ma siamo così sicuri che sia questo il vero problema?

Matteo Chiamenti di Matteo Chiamenti20 marzo 2018 | 09:43

Uno dei temi più discussi relativi al’avvento della Mifid 2 è sicuramente quello della trasparenza dei costi di fronte al cliente, vero e proprio “spauracchio” della distribuzione a detta di molti addetti ai lavori. Spesso al centro del dibattito finiscono i costi dei singoli prodotti, giudicati spesso eccessivi, ma siamo così sicuri che sia questo il vero problema? Non siamo di fronte forse a un falso “mito” laddove la questione coinvolge altri aspetti dell’asset allocation? Ne abbiamo parlato con Massimo Scolari, presidente di Ascosim, associazione delle società di consulenza finanziaria, a margine di un convegno organizzato dalla stessa associazione e dedicato ai temi spinosi della nuova normativa, compresa la sopracitata trasparenza.

Il 15 marzo si è svolto al Palazzo Mezzanotte di Milano un convegno organizzato dalla vostra associazione. Quali sono stati i temi principali in discussione?

E’ stata la prima occasione di incontro tra Ascosim e il pubblico dei consulenti e degli operatori dall’entrata in vigore della Mifid2. Certamente uno dei temi maggiormente discussi è stato quella del modello di consulenza finanziaria su base indipendente, una delle principali novità introdotta da Mifid 2. Abbiamo ascoltato l’opinione di rappresentanti di banche, Sim e consulenti indipendenti che stanno avviano questa nuova strada. Ben consapevoli delle difficoltà ma pur sempre convinti delle opportunità che si offrono per i soggetti che sapranno proporre un servizio di qualità ed indipendente.

Il tema della trasparenza dei costi dei prodotti e dei servizi rimane uno dei punti importanti del nuovo quadro regolamentare. Avete discusso le implicazioni?

E’ stato ben inquadrato dall’intervento del Dott. Zucchelli di Banca d’Italia che ha proposto interessanti confronti con i fondi di altri paesi europei. Esiste un problema di maggiori costi sul mercato italiano che però deriva maggiormente dal mix di prodotti offerti o raccomandati piuttosto che dal prezzo dei singoli prodotti. Ciò rinvia alla necessità di formulare proposte di asset allocation e di fund selection più efficaci sia dal lato dei costi che del valore aggiunto generato per il cliente finale.

Avete avuto anche un ospite di prestigio dagli Stati Uniti?

Sì, il prof. Altman, uno dei massimi esperti nel settore degli investimenti in corporate bond e high yield ha accettato il nostro invito e ha risposto ad alcune domande che abbiamo posto. Ha ribadito che negli Stati Uniti, e anche da noi in Europa, lo sviluppo del mercato deicorporate bond ha avuto uno straordinario sviluppo e rappresenta ormai un settore di investimento che deve essere preso in considerazione. Ci ha poi raccontato come si sta evolvendo il business model degli investment advisors negli Usa, riflessioni che possono essere molto utili anche per il nostro mercato.

Avete parlato anche dell’Albo dei Consulenti che dovrebbe essere avviato nei prossimi mesi?

Abbiamo l’abitudine di dedicare lo spazio pomeridiano dei nostri eventi ad una sessione di domande e risposte con il pubblico dei consulenti e degli operatori interessati. Abbiamo comunicato le informazioni sulla road map dell’Albo, per quanto abbiamo potuto apprendere dalle comunicazioni ufficiali dell’Ocf. Discussione molto interessante sui temi del nuovo regolamento varato dalla Consob nel mese di febbraio. Alcuni punti di carattere applicativo rimangono ancora da approfondire nel dialogo con l’Organismo.

Per chi non ha potuto partecipare all’evento?

Trova nel nostro canale YouTube, come di consueto, la registrazione di tutti gli interventi del convegno.

 


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