Doris e l’armata di Piazza Affari

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di Redazione 20 Marzo 2018 | 12:59
Intervento del fondatore di Banca Mediolanum in occasione di un convegno organizzato da Intermonte per fare il punto sull’impatto dei Pir

“Ci sono le condizioni per portare 500 aziende italiane a Piazza Affari nel giro di pochi anni, per poi arrivare a mille nel medio termine”. A dichiararlo è Ennio Doris (nella foto), fondatore di Banca Mediolanum, intervenuto a un convegno organizzato da Intermonte e Politecnico di Milano per fare il punto sull’impatto dei Pir.

Numeri impressionanti, considerato che negli ultimi quattro lustri il listino milanese ha sempre viaggiato tra 300 e 350 quotate. “Ma i Pir hanno cambiato tutto”, ha ricordato Doris. “Non solo offrendo nuove opportunità per i risparmiatori e le società di gestione del risparmio, ma anche spingendo gli imprenditori a guardare con maggiore fiducia che in passato al mercato dei capitali”.

Dunque Piazza Affari è destinata a crescere di una volta e mezzo in poco tempo? “Il numero che ho citato non è casuale”, ha ribattuto Doris. “In Italia ci sono 20mila Pmi che hanno i requisiti per quotarsi. Aspettarsi che questa strada venga battuta a breve dal 2,5% di loro non è utopia”.

Dalla ricerca realizzata da Intermonte e Politecnico di Milano emerge che lo scorso anno è stato caratterizzato da un rendimento “anomalo” medio significativo, per effetto dei Pir, compreso fra il 12% e il 18% per i titoli non compresi nel Ftse Mib. A usare le virgolette sono gli autori della ricerca, a indicare che non vi sono altre ragioni che sembrano giustificare la spinta al di là della nuova normativa.

Quanto agli scambi, sono cresciuti sui listini Star (raddoppiati a 1,78 miliardi di euro mensili) e soprattutto Aim (sei volte di più a 165 milioni), ma con un calo dell’8% tra quelli dell’indice principale. A conti fatti non vi è stata un maggiore afflusso di liquidità su Piazza Affari, ma piuttosto uno spostamento di attenzione dalle blue chip alle medium e small cap.

Stentano invece le Ipo. Lo scorso anno vi sono state 23 matricole all’Aim, un numero importante, ma ancora contenuto rispetto alla platea di piccole e medie aziende italiane. Ma per questo, sottolineano gli esperti, occorre aspettare dato che il processo di quotazione richiede tempi medi-lunghi. Con la speranza di non perdere il momento positivo delle Borse.

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