Vicenda Sanpaolo Invest, parla Bufi (Anasf)

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di Marco Muffato 23 Marzo 2018 | 08:30
L’epurazione dei piccoli portafoglisti di Sanpaolo Invest continua a creare clamore e dibattito tra gli addetti ai lavori. Ospitiamo la riflessione sul tema di Maurizio Bufi, presidente dell’associazione di categoria di riferimento dei consulenti finanziari abilitati all’offerta fuori sede.

Non accenna a placarsi il clamore sulla vicenda dei piccoli portafoglisti di Sanpaolo Invest riportata da Bluerating.com negli articoli del 21 marzo (leggi qui) e del 22 marzo (e qui) e che ha scatenato le reazioni dei consulenti finanziari, coinvolti o meno dalla decisione della società del gruppo Fideuram ISPB. La vicenda SPI rappresenta al tempo stesso anche un banco di prova nel rapporto tra le principali associazioni di categoria e i consulenti finanziari, associati o meno che siano. Non poteva perciò mancare su una questione tanto delicata l’intervento del presidente di Anasf Maurizio Bufi (nella foto), che com’è noto è anche consulente finanziario di Sanpaolo Invest.

“La vicenda riguardante le criticità emerse tra alcuni consulenti finanziari e la loro società mandante, con possibili conseguenze sulla permanenza del rapporto contrattuale tra le parti, è l’occasione per fare delle considerazioni sull’evoluzione della nostra figura professionale”, esordisce nel suo intervento il presidente dell’associazione di categoria dei consulenti finanziari abilitati all’offerta fuori sede. “Innanzitutto, occorre ribadire che il mercato della reti di consulenza finanziaria in Italia si sta polarizzando e si tratta di un fenomeno che non nasce certo oggi. Esso è frutto di alcuni fattori convergenti verso una crescita del settore, con masse gestite ed in consulenza, che sono continuate a crescere, pur attraversando un periodo lungo di instabilità scaturita dalla crisi finanziaria del 2008 e le cui aspettative sono in via di ulteriore consolidamento e sviluppo. Un primo fattore è dato dal modello di servizio basato sul consulente finanziario, che ha attraversato la fase importante della promozione e della vendita di prodotti di investimento, per poi evolversi verso la naturale affermazione della consulenza. Un altro elemento che influisce su queste dinamiche risiede nella pressione della cornice normativa e regolamentare, introdotta dalla Mifid 2, con un focus sull’incremento dei livelli di tutela e di trasparenza verso la clientela e la diminuzione dei costi, non disgiunte dall’innalzamento degli standard di qualità della categoria, sia sotto il profilo delle conoscenze tecniche che dell’esperienza maturata. Tutto il settore sta entrando in una fase di maturità con conseguenti aumenti delle masse pro capite e della produttività, con una diminuzione dei margini per l’intera filiera del valore e con ripercussioni sui rapporti tra produzione e distribuzione. Tutto ciò non può non avere effetto sul livello dei portafogli medi di settore, che oggi si aggirano intorno ai 16/17 milioni per consulente. 

Partendo, dunque, da questa analisi oggettiva, si giunge alla consapevolezza di una professione, il cui sviluppo si caratterizza sempre più come un’attività esclusiva che richiede tempo, formazione continua, risorse economiche, capacità relazionali e competenze tecniche, tutti requisiti non compatibili con altre attività parallele. Tutto questo garantisce meglio di ogni altra cosa i rischi reputazionali, insiti nel nostro settore e al contempo la diffusione nel mercato del risparmio di best practice e di operatori qualificati. All’interno di questo quadro, ci sono poi le politiche commerciali delle reti, a volte lungimiranti altre volte discutibili, la cui adozione rientra nella sfera delle rispettive autonomie, che a loro volta poggiano sulla valorizzazione del capitale umano oppure su un turnover quanto mai accentuato.

Senza mai dimenticare, tuttavia, che ci muoviamo, a differenza dell’ambito bancario tradizionale, su un terreno, per quanto non del tutto livellato, di esercizio imprenditoriale dell’attività, seppur subordinato ad un incarico ricevuto dalla società mandante. Se poi, all’interno di tale rapporto, si dovessero configurare azioni scorrette o pressioni ingiustificate, piuttosto che decisioni penalizzanti per il consulente, queste vanno assolutamente contrastate e gestite per garantire al meglio, non solo gli interessi dei consulenti, ma anche l’integrità del mercato e la reale protezione del risparmiatore.

A questo riguardo, ricordo che, in ambito Anasf, da molti anni è attivo un Osservatorio sui diritti della categoria il cui scopo è quello di tutelare al meglio il consulente sul piano professionale, economico, etico, deontologico e dell’immagine individuale (i compiti e delle funzioni dell’Osservatorio sono consultabili a questo link utile http://www.anasf.it/regolamento-osservatorio, N.d.r.).

 

 

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