Consulenza indipendente, in Italia “mission impossible”

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Uno dei protagonisti storici del mondo fee only si racconta a Bluerating

Matteo Chiamenti di Matteo Chiamenti18 maggio 2018 | 09:00

Giannina Puddu. Sul curriculum troviamo un lungo percorso nella consulenza indipendente, come presidente dell’associazione nazionale Assofinance e della società Free&Partners. Dopo diverso tempo di silenzio, l’abbiamo intervistata in esclusiva per Bluerating.

Lei con Assofinance è stata fino a poco tempo fa uno dei principali protagonisti del mondo della consulenza indipendente. Ci vuole raccontare come mai ha deciso di lasciare questo mondo e come giudica a posteriori la sua esperienza in questo settore?
Con Assofinance, per la consulenza finanziaria indipendente, più che “uno dei principali protagonisti…” sono stata la protagonista principale.
Se non già evidente, questo sarà chiaro o più chiaro nel tempo. Ho scritto e fatto approvare la legge che permette alle società (non Sim) di offrire il servizio di Cfi. Questa legge ha poi modificato il Tuf. introducendo l’art. 18ter che, con decorrenza 1 ottobre 2009, ha previsto le società di consulenza finanziaria non Sim e non Spa. Tutti gli altri, fuori Assofinance, come ricorderà, erano contro e remavano contro! Oggi, invece, i più accaniti detrattori di allora, acerrimi nemici delle società di Cfi, simulando che niente sia stato, pascolano nei prati che noi abbiamo seminato, cercando consenso, in varie forme, per trarne vantaggi personali: poltroncine, carriera, visibilità, soldi… Queste persone, a ragione, fanno leva sulla diffusa e cronica mancanza di memoria e sulla non conoscenza.
Infatti, molti non sanno che il 18ter del Tuf è il risultato della mia durissima battaglia aperta nel 2007 e chiusa, appunto, nel 2009.
Questo è stato il solo fatto rilevante, per la Cfi in Italia, dal 2007 (anno in cui fu recepita la Mifid) ad oggi.
Il rilievo del fatto era stato colto, nella sua rischiosità ed in ogni sua implicazione prospettica, per se stessa, dall’industria finanziaria che aveva già influito, nel 2007, per evitare l’attività delle società di Cfi. La successiva introduzione dell’art. 18ter riapriva la strada a queste e l’avvento imminente di tante piccole truppe, strutturate e sapienti rappresentava una grave ed intollerabile minaccia.
Quindi, lor signori, si erano prontamente attivati per introdurre un efficace sistema di sterilizzazione della Cfi italiana. Agendo, in parallelo, su due fronti: il fronte politico ormai completamente asservito e prono ed il fronte mediatico/pubblicitario con investimenti milionari per offrire, oltre a tutto il resto, anche la consulenza.
L’industria finanziaria italiana ha raggiunto, brillantemente, il suo scopo. Mentre, Il nostro Paese ha perso l’opportunità della Cfi come originariamente e correttamente intesa.
Sintetizzando, per risponderle, direi che non sono stata io a “lasciare questo mondo” ma che “questo mondo” ha tracciato un percorso che esclude il mio contributo professionale.
La mia esperienza nel settore finanziario è il 95% della mia vita lavorativa. Ho imparato molto, ogni giorno. Questo è il mio patrimonio più importante. Ho coltivato ideali, fino a quando ho creduto di poterli tradurre nella realtà. Oggi, non credo più. I piccoli progressi che eravamo riusciti a realizzare per la tutela del risparmio si sono persi. Siamo tornati indietro, di molti anni. Consideri, per esempio, che quelli che prima, con trasparenza, erano chiamati “consulenti finanziari indipendenti” oggi sono “autonomi”! Qual è il senso? Non certo agevolare il risparmiatore nella sua scelta, per la tutela dei suoi interessi. E’, semmai, vero il contrario.

Non pensa mai di tornare a lavorare nella finanza? Se sì in che termini?
No. Non ci sono le condizioni per svolgere il mio lavoro. Inoltre, la finanza e l’ambiente finanziario, ormai, mi annoiano terribilmente. Mi annoio perfino quando sento esprimere l’accorato sdegno per i fallimenti bancari, per i miliardi regalati alle banche, per i risparmi persi dalle famiglie, per i diamanti venduti al triplo del loro valore e illiquidi, per le drammatiche performances dei fondi immobiliari collocati dalle poste, per la notizia che si è taciuta, per la causa che si è persa, etc, etc…. A me sembra tutto previsto o largamente prevedibile. Insomma, scontato. Tutto accade perché si permette o si vuole che accada. E, dunque, tutto ciò che segue in chiacchiere è solo sterile retorica e/o manipolazione del pensiero collettivo.

Quali sono le sue occupazioni attuali e i suoi progetti per il futuro?
Adesso, non avendo un marito ricco che mi mantenga, lavoro per vivere. Ho in progetto di scrivere un libro per raccontare la mia vita vissuta in finanza per circa 35 anni. Poi forse verrà il momento di valutare l’opportunità dell’attività politica.

Per concludere, che messaggio vuole lasciare ai lettori di Bluerating, da sempre professionisti del mondo finanziario, ambito nel quale lei ha lavorato fino a poco tempo fa?
Chi lavora nel sistema finanziario è al servizio del potere finanziario. Ha assunto per questo, volente o nolente, una grandissima responsabilità politica, civica e sociale. Ogni giorno, al servizio della finanza, ne è coinvolto, ne asseconda le attività, ne è strumento di realizzazione. Questa condizione si crea a qualunque livello professionale. Dal più alto al più basso. E, capita di sentire cose, di conoscere cose, di capire cose. Spesso ci si trova nella condizione di dover decidere da che parte stare. Oppure, a priori, si decide di volgere lo sguardo altrove, come se niente fosse, come se niente si sapesse.
Mi viene in mente quello che Leonardo Sciascia fece dire a Don Mariano Arena nel suo “Il giorno della civetta”: l’umanità, e ci riempiamo la bocca a dire umanità, bella parola piena di vento, la divido in cinque categorie: gli uomini, i mezz’uomini, gli ominicchi, i (con rispetto parlando) pigliainculo e i quaquaraquà… Pochissimi gli uomini; i mezz’uomini pochi, ché mi contenterei l’umanità si fermasse ai mezz’uomini… E invece no, scende ancora più giù, agli ominicchi: che sono come i bambini che si credono grandi, scimmie che fanno le stesse mosse dei grandi… E ancora più in giù: i piglianculo, che vanno diventando un esercito… E infine i quaquaraquà: che dovrebbero vivere come le anatre nelle pozzanghere, ché la loro vita non ha più senso e più espressione di quella delle anatre …
Ognuno può scegliere chi essere. Ma, l’essere importa quasi niente. I comportamenti sono guidati dall’avere. E, le persone, e non solo in ambito finanziario, sovrappongono l’avere e l’essere arrivando a credere di essere ciò che hanno.


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