La “predica” di Papa Francesco ai consulenti finanziari

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di Matteo Chiamenti 21 Maggio 2018 | 11:33
Per il Santo Padre i professionisti devono guardare meno le commissioni e più l’adeguatezza…

Interessante presa di posizione da parte della massima autorità cattolica all’interno di un recente bollettino trasmesso dalla Santa Sede.

Stando a quanto riporta il documento, Papa Francesco ha sottolineato il dibattito sulla necessità di uno standard fiduciario universale per i consulenti finanziari in una vasta critica della finanza globale che ammoniva i consiglieri che lavoravano contro i migliori interessi dei loro clienti.

Rilasciato dal Vaticano, il bollettino ha mirato a obiettivi generali, come l’egoismo nel settore finanziario e a punti più specifici, inclusi credit default swap,

Ma il papa ha scrutato i consulenti finanziari e come gestiscono i risparmi dei loro clienti.

“Il risparmio in sé, quando è affidato alle mani esperte dei consulenti finanziari, deve essere amministrato bene, e non solo gestito”, secondo il bollettino del Vaticano, intitolato “Considerazioni sul discernimento etico su alcuni aspetti dell’attuale situazione economico-finanziaria sistema.”

Il bollettino ha evidenziato la pratica poco apprezzabile di svolgere transazioni non necessarie per generare commissioni senza riguardo per il portafoglio del cliente.

“Tra le attività moralmente discutibili dei consulenti finanziari nella gestione del risparmio, occorre tenere conto di quanto segue: un movimento eccessivo del portafoglio di investimenti comunemente volto ad aumentare i ricavi derivanti dalla commissione per la banca o altro intermediario finanziario”.

Successivamente, il Vaticano ha criticato i consulenti che non hanno agito come fiduciari, evitando conflitti di interesse e non lavorando come professionisti prudenti.

Il bollettino del Vaticano descrive le dubbie attività dei consulenti, tra cui “un fallimento da una dovuta imparzialità nell’offrire strumenti di risparmio adeguati alle esigenze dei clienti”, insieme “alla scarsità di un’adeguata diligenza o addirittura una negligenza dolosa da parte dei consulenti finanziari per quanto riguarda la tutela degli interessi correlati al portafoglio dei loro clienti. ” Una presa di posizione che dimostra di essere coerente con le indicazioni recenti della normativa di settore, in primis Mifid 2, che pongono da sempre l’adeguatezza al centro dei servizi di consulenza.

Qui il commento di Elio Conti Nibali in risposta alla posizione della Santa Sede.

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