Consulenti, Bufi:‎ “Il Vaticano ci stupisce”

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Il presidente Anasf sul documento della Santa Sede: bad practices lontane dal mondo dei cf. Le banche, invece…

Avatar di Redazione25 maggio 2018 | 08:34

Riceviamo e pubblichiamo volentieri la riflessione del presidente Anasf Maurizio Bufi (nella foto) sul documento del Vaticano in merito alla tutela del risparmio e dei risparmiatori (qui il pezzo).

“In questi giorni è stato pubblicato un corposo documento del Vaticano, dal titolo “Oeconomicae et pecuniariae quaestiones”, che ha attratto da subito la nostra attenzione, sia per l’autorevolezza della provenienza sia per i contenuti di alto profilo. La nota vaticana, partendo da tematiche economiche, ha riguardo all’influenza dei mercati finanziari sul benessere delle persone e delle famiglie. Sono numerosi gli spunti di interesse su questioni che riguardano ancora oggi il dibattito politico ed economico nella società, come quello accademico e tecnico tra economisti, giuristi, sociologi, nonché tra i cittadini nella loro veste di risparmiatori.

Tuttavia, è la parte in cui si parla, genericamente, dei consulenti finanziari, che merita alcune considerazioni più puntuali. L’incipit recita: “Il risparmio in se, quando è affidato alle mani esperte dei consulenti finanziari, deve essere amministrato bene e non solo gestito”. Questa premessa è sicuramente condivisibile e sembra riferirsi al concetto del “buon padre di famiglia”, ispirato ai comportamenti virtuosi, equilibrati e costruttivi di chi è chiamato a svolgere un ruolo di responsabilità, di esempio e di guida. Ora trasferiamo questi requisiti all’interno del nostro settore, quello della promozione e della consulenza finanziaria, così come essa è oggi governata dalla recente applicazione della Mifid2. Nel testo del Vaticano non si fa riferimento a tale cornice, ma si parla di “consulenti finanziari”, senza alcun altro rimando o riferimento.

Molto semplicemente occorre ricordare che anche il legislatore ed il regolatore si ispirano al concetto, citato in premessa, finalizzato all’adozione di comportamenti di sana e corretta amministrazione e gestione. Evocando una serie di principi, che devono ispirare l’attività, quali la diligenza, la correttezza e la trasparenza. Ai quali si aggiungono le “conoscenze e la competenze”, come richieste dalle norme europee dell’Esame ed oggi imprescindibili per che vuole operare sul mercato. Insomma, sui principi generali ci siamo.

E se questi fossero sempre il faro dei comportamenti degli operatori avremmo raggiunto l’obiettivo di una soddisfacente applicazione delle regole. Ovviamente, ci sono le eccezioni, ma soprattutto le mancate applicazioni e persino le manipolazioni, fino alle derive, inaccettabili e quindi da sanzionare. E sono queste, riferite al mondo dell’intermediazione finanziaria, con una loro diversa gradazione che il documento vaticano mette in risalto: dall’eccessiva movimentazione del portafoglio composta da strumenti finanziari per lucrare profitti, alla carenza di terzieta’ o indipendenza nella loro offerta, dalla mancanza di diligenza, se non addirittura al dolo, alla pratica di concessione di finanziamenti subordinata alla contestuale sottoscrizione di prodotti finanziari, quindi a forme molto vicine all’odioso ricatto.

Come possiamo non essere d’accordo con questi giusti richiami, che denunciano comportamenti scorretti, vietati e censurabili? Chiunque, oggettivamente, legga questo breve elenco di “bad practices” – tutte condannabili a prescindere da chi le ponga in essere – non può non andare con la mente a quanto accaduto in parte del nostro sistema bancario “malato”, che tanti risparmi degli italiani ha bruciato, tanti strascichi giudiziari ha prodotto, tante risorse pubbliche ha drenato. Per dirla con spirito solidaristico, che tante aspettative ha disatteso, tanti obiettivi ridimensionato, tanti sacrifici reso inutili, contribuendo a generare una diffusa sfiducia nelle banche, le autorità di controllo e verso le istituzioni. Quando si alterano o si minano le basi delle relazioni fiduciarie, soprattutto quando c’è di mezzo il risparmio, le conseguenze negative sul versante reputazionale sono enormi. Quindi pieno consenso ai moniti così autorevolmente pronunciati dalla Santa Sede, che pone giustamente un rilievo particolare alla necessità di considerare nell’agire umano la componente etica, nel lavoro come in famiglia, nelle relazioni umane come negli affari, dove la buona fede deve prevalere. Un viatico di principi morali a cui aderiamo e che ci sforziamo di applicare.

Quello che ci ha un po’ stupito è che questa “denuncia” sia riferita ai “consulenti finanziari”. Ora, pur comprendendo che chi ha redatto il testo non appartiene propriamente all’ambito degli specialisti del settore dell’intermediazione finanziaria e della consulenza, è pur vero che – proprio per la valenza che un pronunciamento del Vaticano ha su milioni di cittadini, non soltanto dal punto di vista dell’appartenenza religiosa – avrebbe dovuto meglio calarsi nella realtà fattuale, almeno per il caso italiano. Infatti, se c’è un operatore economico, censito e vigilato da 26 anni attraverso un Albo pubblico, che ha dimostrato in questi decenni di avere un approccio consulenziale e di rispondere molto meglio di altri operatori tradizionali alle sfide dei mercati ed alle esigenze dei clienti, questo appartiene proprio alla categoria dei consulenti finanziari. Oltre ad aver sviluppato, prima del legislatore, propri codici di autodisciplina ha adottato dei veri e propri codici etici, sia nei confronti della clientela sia tra i professionisti stessi. Ma soprattutto ha abbracciato l’approccio basato sul ciclo di vita dell’individuo e della sua famiglia, ha sviluppato il metodo della pianificazione finanziaria, ha sviluppato l’attività di consulenza personalizzata, contribuendo proprio al benessere dei clienti assistiti, nel corso di questi decenni, tra l’altro attraversati da crisi cicliche, alcune dirompenti. Le evidenze empirica di tali affermazioni è copiosa e documentata. Una categoria, nelle sue espressioni migliori, che contribuisce anche a diffondere tra il pubblico le basi dell’alfabetizzazione, dell’educazione e della cultura finanziaria e che più recentemente sta sostenendo il filone delle finanza etica e sostenibile, che pone al centro l’individuo, l’ambiente ed il bene comune.

Certo, qualsiasi professione, in quanto numerosa, ha al suo interno casi assolutamente censurabili e sanzionabili, che tuttavia, nel caso dei consulenti finanziari, ha un indice di sinistrosità bassissimo. In sintesi, sposiamo in pieno i principi generali di buona amministrazione e sana gestione, nell’interesse primario del cliente, rifuggiamo da pratiche scorrette, che condanniamo, perché danneggiano prima di tutti gli operatori qualificati e coscienziosi. Ciò proprio perché siamo consapevoli, ancora prima della tutela del risparmiatore, dell’importanza di quella che per l’Italia è una vera e propria risorsa nazionale, il risparmio, frutto di sacrificio e impegno di intere generazioni. Al tempo stesso, intendiamo valorizzare e se occorre difendere, l’operato della stragrande maggioranza dei consulenti onesti, professionali ed eticamente responsabili”.


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