Nava (Consob): “Più azioni e meno titoli di debito nei portafogli”

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Marco Muffato di Marco Muffato 11 Giugno 2018 | 15:44
Un passaggio che il presidente dell’Authority (nel corso del Consob Day a Palazzo Mezzanotte), ha auspicato avvenga nell’ambito di un approccio basato sulla diversificazione.

Una relazione annuale inedita nelle modalità (il supporto di slide per contestualizzare e avvalorare affermazioni, la conferenza stampa finale) e ricca di contenuti quella del presidente Consob Mario Nava (nella foto). Che ha toccato tantissimi punti, di cui alcuni più strettamente diretti al mondo degli investimenti come quello relativo allo sviluppo probabile dell’equity nei prossimi anni da parte dei risparmiatori italiani.

 

Passaggio che va monitorato.“La ricchezza finanziaria è allocata prevalentemente nei titoli di debito e nei fondi comuni e meno nei prodotti assicurativi e titoli azionari. Questi dati riflettono scelte d’investimento legate a caratteristiche strutturali del nostro sistema economico sempre più appartenenti al passato”, ha spiegato il presidente Consob aggiungendo che in relazione ai cambiamenti strutturali in atto, i livelli dei tassi d’interesse, la ricomposizione quali-quantitativa nell’offerta di strumenti finanziari e nei canali di distribuzione delle recenti normative, “è verosimile che in prospettiva il peso dei titoli di debito nei portafogli si riduca liberando risorse che potrebbero essere attratte da altri tipi di attività, in particolare azoni, auspicabilmente nell’ambito di un approccio basato sulla diversificazione”.  Nava ha concluso il capitolo sugli investimenti delle famiglie italiane affermando che è importantissimo che “la Consob faciliti e monitori questo verosimile e auspicabile passaggio dal debito all’equity”.

Bene i Pir ma non basta. E questo progressivo passaggio all’equity può aiutare a superare il problema dimensionale della nostra piazza finanziaria. “Il mercato azionario italiano è piccolo non solo in termini di capitalizzazione ma anche rispetto al numero di società quotate. A fine 2017, il numero delle società domestiche quotate sul Mercato Telematico Azionario di Borsa Italiana era pari a 240, nettamente inferiore a quello di altri mercati europei. La contrazione del listino (…) in Italia si è innestata su un mercato strutturalmente debole”. “Tuttavia”, continua Nava, “un’evoluzione incoraggiante è stata registrata sull’Aim, per effetto della domanda generata nel 2017 dai Pir, i Piani individuali di risparmio, con un numero di società che a oggi raggiunge i 105 emittenti e con una capitalizzazione che è quasi raddoppiata rispetto allo scorso anno”. Sebbene positiva questa crescita non compensa il trend registrato sull’MTA visto che la capitalizzazione pur aumentata è comunque ancora molto contenuta: con 5,6 miliardi di euro, essa pesa per meno dell’1% del valore complessivo di Borsa (634 miliardi a fine 2017. Nd.r.). “E anche in termini di rendimenti il nostro mercato azionario può fare meglio. Dal 2009 al 1 giugno 2018 infatti il Ftse mib è calato di circa il 5%, un dato non comparabile con la crescita dei più importanti indici europei”.

Rischio e rendimento. Altro passaggio significativo della relazione di Nava è sul rischio degli investimenti finanziari. “Ma su un punto bisogna essere chiari: la tutela pubblica del risparmio non può significare l’azzeramento del rischio di investimento. La regola numero uno in finanza è ‘no risk no return’. Se non c’è rischio, non ci può essere rendimento”.

Il riferimento all’Ocf. Nessun riferimento esplicito ai consulenti finanziari da parte del neo presidente della Consob. L’unica citazione indiretta è stato nel passaggio sulla vigilanza proattiva (cioè una vigilanza sostanziale che aiuta il lato dell’offerta e tutela la domanda e che non sia quindi solo sanzionatoria) offerta da tre fonti tra cui la collaborazione con altre autorità come l’OCF,l’Organismo di vigilanza e tenuta dell’albo unico dei consulenti finanziari.

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