Npl, la svolta del 2017

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Secondo uno studio di PwC, le ultime cessioni di Npl e le recenti modifiche normative confermano che l’atteggiamento generale è quello di ridurre il peso di crediti deteriorati e ripristinare migliori livelli di performance nelle banche italiane.

Chiara Merico di Chiara Merico14 giugno 2018 | 11:22

ANNO DI SVOLTA – Il 2017 è stato un anno di svolta per il settore bancario italiano: il mercato degli Npl è passato dai 324 miliardi di euro di fine 2016 ai 264 miliardi di euro di fine 2017. Lo rivela lo studio “Il mercato italiano degli Npl – What’s next..?!”, realizzato da PwC. Secondo la ricerca, i  primi cinque mesi del 2018 confermano il trend, con operazioni per 37,4 miliardi di euro, tra cui quella di Mps (24,1 miliardi di euro) e IntesaSanpaolo-Intrum (10,8 miliardi di euro). Nel 2018 prosegue il deleveraging: sono già state annunciate, infatti, ulteriori operazioni per 28 miliardi di euro. Da qui l’aspettativa per transazioni superiori a 70 miliardi di euro in tutto il 2018. Secondo lo studio, le ultime cessioni di Npl e le recenti modifiche normative confermano che l’atteggiamento generale è quello di ridurre il peso di crediti deteriorati e ripristinare migliori livelli di performance nelle banche italiane. In aggiunta ai circa 37 miliardi di operazioni già concluse nel 2018, dal 1° gennaio, il mercato ha già annunciato ulteriori operazioni pari a circa 28 miliardi, comprese diverse operazioni di cartolarizzazione con GACS (sostenuti dalle garanzie del governo italiano sulle senior notes) e cessioni di portafogli UtP. Queste transazioni si prevede alimenteranno anche il mercato secondario Npl. Le esposizioni UtP – Unlikely to Pay –  hanno raggiunto i 94 miliardi lordi (erano 117 miliardi nel 2016).

UN TEMA CENTRALE – Il tema è di fondamentale importanza per le banche. Il 2017 ha mostrato limitati movimenti in termini di iniziative industriali e di operazioni straordinarie di cessione di UtP. Le banche italiane dovranno necessariamente strutturare al meglio la gestione industriale degli UtP e attuare piani di smaltimento efficaci. Le operazioni straordinarie sulle piattaforme di gestione degli Npl hanno caratterizzato il mercato contribuendo ad una fase di consolidamento del settore del servicing. Alcuni big player hanno acquisito sia piattaforme captive di banche (come ad esempio l’operazione tra Intesa Sanpaolo ed Intrum e quella tra Carige e Credito Fondiario) che quelle di servicer indipendenti (e.g. CAF acquisita da Intrum e FBS acquisita da Banca Ifis). Il mercato è stato sicuramente ricco di iniziative ma ancora tanto ci si aspetta in termini di operazioni straordinarie annunciate o di iniziative che le banche non potranno procrastinare anche alla luce della continua pressione regolamentare (ad esempio la gestione ed il deleverage degli UtP e l’applicazione del calendar provisioning). Da qui la domanda What’s next…?! Pier Paolo Masenza, financial services deals leader di PwC, ha commentato: “il mercato degli Npl è stato particolarmente dinamico, nello specifico si è caratterizzato per una fase di consolidamento del settore del servicing attraverso l’acquisizione di alcune piattaforme di gestione da parte di grandi player. Per il futuro ci aspettiamo un focus sull’ulteriore smaltimento di Npl e sulla ridefinizione delle attività di servicing. In questo ambito un ruolo significativo potrebbe essere assunto da chi adotterà il business model della “challenger bank”. Questi operatori potrebbero fornire servizi integrati nello specialty finance e nel servicing, offrendo soluzioni olistiche nella gestione degli Npe delle banche italiane, inclusa la nuova opportunità del servicing degli Unlikely to Pay.”


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