Consulenza, l’indecisione fa male al portafoglio

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Uno dei requisiti di una buona performance, oltre ovviamente a una buona valutazione delle opportunità offerte dal mercato, risiede nella capacità di mantenere i nervi (e gli investimenti) saldi

Avatar di Redazione9 luglio 2018 | 14:30

Quando si parla di asset allocation, uno dei concetti che il cliente fatica maggiormente a digerire è l’importanza del mantenere un investimento in un’ottica di lungo termine, a prescindere dalle fluttuazioni del mercato. Perché uno dei requisiti di una buona performance, oltre ovviamente a una buona valutazione delle opportunità offerte dal mercato, risiede nella capacità di mantenere i nervi (e gli investimenti) saldi, come ci racconta Pierluigi Santacroce, professionista della consulenza finanziaria che sul suo blog ha avuto modo di parlare dell’emotività legata agli investimenti.

Baltasar Graciàn affermava che -” E’ meno dannoso sbagliare nell’agire che essere indecisi e tergiversare sempre!”-

E’ ormai noto che le convinzioni e le esperienze pregresse, in tema di investimenti, sono trappole che continuano ad influenzare i risultati degli investimenti. Gli errori sono sempre gli stessi; si guarda alle performance del passato senza tenere conto dei cambiamenti che ci attendono e le perditepesano di più dei guadagni equivalenti.

Si ha l’abitudine di tenere troppo a lungo in portafoglio titoli che non hanno avuto risultati e di vendere quelli che invece hanno registrato un buon rendimento. Nel primo caso perché la vendita sarebbe considerata una sconfitta mentre nel secondo per gratificare se stessi del guadagno ottenuto.

CI SI FA GUIDARE DALL’EMOTIVITÀ, PERDENDO GRANDI OPPORTUNITÀ DI GUADAGNO!

Il grafico sottostante (Fonte: JP Morgan Asset Management) dimostra oggettivamente che rimanere investiti aumenta le possibilità di guadagno. Chi ha investito tra il 1993 e il 2013 nell’indice americano S&P 500 e ha mantenuto le sue posizioni in quel periodo, ha ottenuto un ritorno medio annuo del 9,22%.

Ma se, nello stesso periodo, l’ipotetico investitore fosse rimasto fuori dal mercato nei suoi 20 giorni migliori avrebbe registrato un rendimento del 3,02% medio annuo.

In Italia, un ulteriore causa di scarsi risultati è  la mancanza di educazione finanziaria tra i risparmiatori (il 94% degli italiani non comprende esattamente la nozione di diversificazione) che peggiora sensibilmente questi risultati. In Europa siamo agli ultimi posti della graduatoria.

È dimostrato che mercati ed economie viaggiano affiancati, crescono insieme e talvolta sono gli indici che anticipano i movimenti economici. Un ulteriore dato conferma che seguire il valore, e non il prezzo, dei mercati internazionali premia gli investitori; lo esprime il risultato dell’indice MSCI World. Un paniere di più di 1600 titoli azionari globali che negli ultimi 30 anni ha più che quadruplicato il suo valore.

In un epoca di interessi azzerati o addirittura negativi e di grande volatilità in tutti i mercati, compresi quelli obbligazionari, è necessario avere una guida. Bisogna affidarsi a consulenti esperti e di fiducia, e farsi guidare nel fare una corretta pianificazione finanziaria.


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